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Multiservizi: i lavoratori vogliono risposte

multiservizi 3Il 7 marzo è stata organizzato un dibattito con la classe politica capitolina, di maggioranza e opposizione, riguardo al tema scottante del futuro appalto di gara per l’azienda Roma Multiservizi, al 51 per cento proprietà di Ama. Quale futuro per i 3500 lavoratori?
Hanno occupato il Campidoglio a giugno e a settembre e sono pronti a farlo ancora. I lavoratori della Multiservizi vogliono vederci chiaro sul loro futuro e sui loro diritti. Con lo scoppio di Mafia Capitale e una situazione delle Politiche Sociali e Sanitarie sempre più precaria, tutte le aziende e le cooperative hanno avuto dei contraccolpi. Ancor prima dell’esplosione degli scandali romani, un allarme era stato lanciato da parte di molti dipendenti della Roma Multiservizi, che avevano deciso di creare dei presidi sotto Palazzo Senatorio, concretizzatisi, poi, con la sua occupazione. I lavoratori sono ormai esasperati e stanchi di essere delle pedine inermi nelle mani delle grandi cooperative o di giochi sospetti da parte delle Amministrazioni (presenti e passate). Il 7 marzo al Teatro “Orione” (zona Re di Roma) è andato in scena “Multiservizi quale futuro?”, un incontro- dibattito dove i rappresentanti politici capitolini invitati – Estella Marino, Assessore all’Ambiente, Paolo Masini, Assessore alla Scuola e Silvia Scorzese, Assessore al Bilancio – hanno cercato di rispondere alle tante richieste dei lavoratori. Una delle assenze più pesante è quella dei sindacati, alquanto estranei nella vicenda.
La storia
La Roma Multiservizi – azienda che da vent’anni si occupa di pulizia, sicurezza e agibilità di spazi e edifici pubblici della Capitale- è in grave difficoltà. Nel 2014 il Comune ha scelto di far appaltare la società, a tutti gli effetti pubblica – l’Ama partecipa per il 51%-, ad un’altra azienda, in questo caso una cooperativa. Il futuro di 3500 lavoratori è, da allora, rimasto incerto e nebuloso. Nell’anno di proroga, concesso dal Campidoglio in seguito alle proteste, si è studiato come muoversi: sembrerebbe prevista una gara di appalto che si preannuncia frammentato in cinque lotti. Nel mese di giugno e di settembre dello scorso anno gli operatori della Roma Multiservizi hanno deciso di trasformare in azione il loro malcontento. Il Campidoglio e l’ Aula Giulio Cesare sono stati occupati per cinque giorni affinché la delibera, portata avanti dalla Giunta di Alemanno e proseguita con Marino, fosse revocata. La protesta dei lavoratori è scattata in seguito alla decisione del Comune di Roma di appaltare la pulizia delle scuole a un’altra ditta, proposta che avrebbe messo in mobilità i circa 3500 dipendenti della ditta di pulizie e avrebbe elaborato un nuovo orario di 24 ore settimanali, anziché le 40 previste fino ad allora. “Abbiamo deciso di organizzare l’evento e d’invitare tutte le personalità politiche legate a Roma, di maggioranza e opposizione – racconta Maurizio Benedetti, Presidente del “Comitato Cittadini di Torpignattara” e dipendente della Multiservizi – per discutere insieme e trovare una soluzione. Dopo l’anno di proroga del Campidoglio nulla è cambiato”.
Solo tante promesse e niente fatti
Dopo l’occupazione effettuata nel giugno dello scorso anno il Campidoglio è corso ai ripari: è stato promesso ai dipendenti della Multiservizi che il loro lavoro sarebbe stato tutelato e che a settembre sarebbe stato pubblicato un nuovo bando di gara. Siamo arrivati a marzo, ma tracce del famoso bando nemmeno a parlarne. “Sono stato licenziato a settembre insieme ad altri 47 lavoratori -spiega Augusto Fantini, ormai ex dipendente della Multiservizi. Con la nuova gara d’appalto sulle scuole statali non è stato salvaguardato il nostro impiego (che prevedeva dalle 36 alle 40 ore di lavoro) e siamo stati licenziati, perché in esubero. Chiediamo delle risposte”. Con l’ipotesi di cambio d’appalto verso una cooperative e la sua relativa frammentazione, una gara al ribasso (su personale e stipendi) sembra quasi assicurata. Come confermano i dipendenti della Multiservizi, sono quasi “sfruttati” e il loro salario da fame non è più sostenibile. Un contratto base prevede oltre 20 ore settimanali per un massimo di 40. Chi lavora solo 20 ore percepisce uno stipendio di 500 euro, quindi meno di 6 euro l’ora. Uno degli obiettivi dei lavoratori sul piede di guerra è capire quando e se ci sarà il bando tanto promesso, in quanto la proroga scade il 31 luglio e di promesse non si vive. Nonostante i politici della Capitale (e non solo) si riempiano la bocca di “tutela del lavoratore” e della “garanzia occupazionale”, di fatti concreti non ce ne sono. “Sono due anni che la situazione è peggiorata in maniera negativa -racconta Daniele Fantacci, un dipendente della Multiservizi. La maggior parte dei lavoratori (circa l’80%) sono donne e madri di famiglia che potrebbero perdere il loro posto di lavoro. Se la politica non ci darà le risposte che vogliamo, siamo pronti a occupare di nuovo il palazzo del Sindaco”. Melissa Randò

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