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Mozione sfiducia, l’opposizione si defila

OpposizioneSolo due consiglieri del centrodestra sono pronti a firmare la sfiducia contro il Presidente del VI Municipio: Lorenzotti e Amici. Gli altri galleggiano sulle onde dell’incertezza. I consiglieri del Movimento 5 Stelle hanno da tempo presentato la loro mozione e probabilmente saranno disposti a sostenere anche quella dei democratici. E per finire SEL, che con l’ingresso di Stirparo, in sostituzione di Mastrantonio, potrebbe ingrossare le fila dei consiglieri firmatari della maggioranza.

Un ‘opposizione stantia, che nulla ha fatto contro l’Amministrazione Scipioni in questi due anni. A parte le numerose interrogazioni e mozioni del Movimento 5 Stelle, che spesso sono cadute nel vuoto perchè non hanno avuto una conseguente azione politica, il centrodestra può mettere poco o niente sul tavolo.

Anche nell’ultimo consiglio municipale, dove la minoranza poteva calare l’asso della sfiducia in Aula e mettere i consiglieri della maggioranza in estrema difficoltà, l’opposizione si è resa protagonista di una nuova ‘Corrida’, fatta di dilettanti allo sbaraglio che, invece di affondare la lama nella ferita già aperta del Pd, hanno scelto di presentare la richiesta di dimissioni del Presidente. Un atto che ha fatto andare su tutte le furie il consigliere  Mastrantonio, in quota Sel, che ha rassegnato le sue dimissioni in Aula: “Una farsa, da destra a sinistra, invece di presentare una sfiducia chiediamo le dimissioni già richieste dai massimi organi del Pd romano?”.

Le dimissioni di Mastrantonio lasceranno spazio a Giorgio Maria Stirparo, il primo dei non eletti di Sinistra Ecologia e Libertà, alle elezioni amministrative del 2013. Ricordiamo che la sfida elettorale vide proprio Sel in contrapposizione al Pd. Infatti, a differenza di tutti i municipi romani, il partito di Vendola non si presentò in coalizione con il Pd ma decise di creare una nuova coalizione con la Lista DIM, espressione di quella parte del Pd che si opponeva al risultato delle primarie, inquinate da brogli e denunce, e di una lista civica Partecipazione Popolare, tutti in sostegno di Mastrantonio Presidente. Stirparo, quindi, per coerenza politica, dovrebbe essere il primo ad apporre la sua firma sulla mozione di sfiducia, visto che da subito il suo partito si collocò all’opposizione di Scipioni.

Il Pd, ora, chiede ai suoi consiglieri di mandare a casa il Presidente con una propria mozione di sfiducia: resta appesa quella già presentata dal Movimento 5 Stelle, a firma di Tranchina, Mammì e di due consiglieri del centrodestra Lorenzotti e Colagrossi. I pentastellati dovrebbero quindi, almeno per una volta, scegliere la via della strategia politica: se vogliono far cadere Scipioni devono fare un passo indietro e firmare la mozione di sfiducia del Pd, ritirando la loro.

Ad oggi la mozione di sfiducia stenta a decollare proprio a causa delle defezioni che si sono verificate nel Pd: a firmare oggi sarebbero disposti solo Grasso, Onorati, Gasparutto, Sardone (nel Gruppo Misto ma esponente del Pd). Incerta ancora la scelta dei consiglieri Angelucci e Compagnone, che sono in attesa di essere convocati dal Partito e prendere una posizione in merito, come se il Partito non si fosse già espresso.

Purtroppo, più tempo passa e più il Presidente si sta blindando: nominerà Vicepresidente e Assessore al Commercio, al posto del dimissionario Palmisano, il già assessore alla Mobilità e allo Sport Vittorio Alveti,  legato a filo doppio proprio con Angelucci. Anche la Lista Civica sembra voler tradire le posizione del gruppo politico romano che ha dato loro indicazioni di firmare la sfiducia, ma i consiglieri Mattei, Argenti e Sbardella non ne hanno nessuna intenzione. Poi c’è il caso dei consiglieri Pd, fedeli al Presidente, Giammarini, Consolino, Pelone, Criscuolo, Gidaro che si sono autosospesi dal Pd per non dover obbedire alla linea dettata da Orfini: sfiduciare il Presidente.

L’opposizione, quindi, avrebbe tutte le carte in regola per cavalcare la crisi politica che ha colpito il Pd municipale e per ‘mettere il cappello’ su una sfiducia che passerebbe solo con i voti della minoranza. Eppure, a parte il Movimento 5 Stelle,  solo due hanno dichiarato di essere pronti a firmare la sfiducia.

Lorenzotti(PDL)Amici(FDI)Lorenzotti e Amici: “Noi firmiamo”

Il primo più accanito sostenitore della mozione di sfiducia è Massimiliano Lorenzotti (Lega) che sta alla finestra a guardare chi tra i banchi del centrodestra si tirerà indietro di fronte ad un atto politico dovuto: “Da quello che so, l’unico firmatario certo della mozione di sfiducia ad oggi sono io. Vedo molte perplessità tra i miei colleghi, forse non hanno voglia di tornare alla propria vita. Sono pronto a firmare la sfiducia perché siamo all’opposizione e non possiamo farci scappare un’opportunità politica di questo tipo. Forse i colleghi di centrodestra sono più impegnati a difendere i propri interessi . La firma di questa mozione di sfiducia peserà nel centrodestra non poco quando ci dovremmo mettere intorno ad un tavolo per stabilire chi avrà ancora la possibilità di rappresentarci in Municipio alle prossime elezioni. Mi ero da tempo distaccato dalla politica ma i miei colleghi mi stanno facendo tornare la verve. I consiglieri di centrodestra hanno il dovere di prendersi delle responsabilità e di contribuire a far cadere l’amministrazione di centrosinistra”.

Più criptico il commento di Emanuele Amici (Lega), che dichiara la sua volontà di firmare, anche se non crede si arriverà mai a questo punto: “Non credo alle favole, credo che tutto questo caos sia frutto di lotte intestine. Non si arriverà ad una sfiducia, credo che le cose saranno appianate ad ottobre. In caso invece si arrivasse alla mozione io la firmerò”.

Pinti(PDL)Colagrossi(PDL)Breccia(PDL)Gabriele PaparelliCentrodestra, tra indecisione e opportunismo

Gli altri quattro consiglieri di centrodestra Pinti, Colagrossi, Breccia e Paparelli a precisa domande offrono analisi politiche alquanto suggestive. “Non ho interesse a votare cose che appartengono a faide esterne che non mi riguardano – commenta Pinti –  ci manca solo che si devono ripulire il loro  partito  sulle mie spalle. Tirassero fuori le carte dalla magistratura, vogliono uscire puliti, i vari Orfini tirassero fuori le carte”.

Paparelli si dice tendente al sì ma ancora indeciso: “Tendenzialmente sono per il si, ma devo confrontarmi con il mio referente Marco Di Cosimo. Andare alle elezioni in questo momento sarebbe la cosa più giusta, sia in Municipio che al Comune. Vorrei capire meglio però quali sono le motivazioni che hanno spinto il Pd romano a chiedere le dimissioni di Scipioni. I democratici hanno spesso un modo di gestire le cose da 118”.

Sulla stessa linea Claudia Colagrossi (Nuove Centrodestra): “Il Pd ha bisogno delle nostre firme e dei nostri voti per pulirsi la faccia e non voglio diventare un loro strumento. Ci vogliono usare in questa storia che ha dell’assurdo. E’ stato evidenziato un illecito amministrativo ma mi sembra troppo poco per mandare a casa un presidente. Non escludo niente ma per ora sono alla finestra”. Anche Annamaria Breccia vuole vedere se il Pd riuscirà a produrre le firme utili: “Se arrivano a 10 firme sono pronta a firmare anche io. Voglio sottolineare però che io sono stata eletta dai cittadini e non mi farò mandare a casa dal Pd”.

Il centrodestra, invece di cavalcare la crisi della maggioranza, fa l’occhiolino al Presidente: il fatto che non individuino validi motivi per mandare a casa Scipioni è molto grave perché con il loro atteggiamento stanno legittimando una serie di opacità amministrative che invece per il loro ruolo dovrebbero combattere. Tra l’altro il centrodestra potrebbe politicamente sfilare dalla mani del Pd la sfiducia potendo contare proprio sui numeri, invece ancora una volta si defila, lasciando una possibile vittoria nelle mani della maggioranza.

Non ha senso quello che i consiglieri indecisi del centrodestra stanno sostenendo. A parte uno: la difesa della propria poltrona e del loro compenso come consiglieri. Stanno perdendo la faccia, così come i loro referenti politici. Di fronte a gare di appalto vinte al 3,5%, a Euro 40mila destinati ad associazioni fuori dal territorio per il Natale, di fronte al clamoroso bando dell’Estate romana, di fronte alle denunce dello scorso anno dei standisti presenti al Roma Capital Summer, di fronte ad una Giunta frutto di logiche clientelari, di fronte allo scandalo rimborsi che ha coinvolto il consigliere Mattei, di fronte alla denuncia in Aula di alcuni cittadini che hanno raccontato dell’Assessore Di Bella intento ad utilizzare la propria carica per interessi personali tanto da impiegare un dipendente della Asl di Tor Vergata come procacciatore di clienti, di fronte al Sexy gate che ha visto il consigliere Mattei utilizzare sedi pubbliche per fini privati con una dipendente del Municipio, di fronte alla denuncia sulla stanza del Municipio destinata al nipote del Presidente, di fronte a questo e altro l’opposizione del VI Municipio è rimasta in silenzio: silenziosa e quindi complice.

Federica Graziani

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