«

»

Stampa Articolo

Mediterranea Saving Humans: “Ancora una volta in mare, per salvare vite umane e resistere alla barbarie”

free-mare-jonio

La Nave Mare Jonio della piattaforma “Mediterranea”, ha lasciato ieri Lampedusa per una nuova missione umanitaria. Abbiamo intervistato Alessandra Sciurba, ricercatrice, attivista e portavoce del gruppo. Una discussione per fare un po’ di chiarezza su quello che accade nel Mediterraneo centrale, oltre la propaganda e le fake news.

“Siamo dove non vorremmo essere, e dove vorremmo, in futuro, non ci fosse più bisogno di noi”. Con queste parole è iniziata a ottobre 2018 la prima missione di Mediterranea.  Era il 19 marzo, quando la nave Mare Jonio soccorse in zona SAR libica 49 naufraghi, dirigendosi verso l’Italia, e disattendendo l’ordine della Guardia di Finanza che intimava di arrestare la traversata e spegnere il motore. “Non spengo proprio niente. Qui a bordo abbiamo delle persone da mettere in sicurezza”, fu la risposta del capitano Pietro Marrone.  La nave è stata successivamente scortata a Lampedusa e i naufraghi finalmente fatti sbarcare, tra le ire del Vicepremier leghista, Matteo Salvini, che invocava il sequestro della nave e arresti di massa per l’equipaggio. L’indagine è partita, un atto dovuto, ma Salvini, che non aveva fatto in tempo a gioire per le prime verifiche da parte degli inquirenti (“Sequestrata la nave dei centri sociali. Ottimo”), oltre allo sbarco, ha invece dovuto incassare anche il dissequestro della Mare Jonio, dal momento che le autorità, dopo le verifiche, non hanno riscontrato alcuna irregolarità a bordo.

sciurbaAlessandra Sciurba, ci presenti Mediterranea…

“Mediterranea non è la “nave dei centri sociali”, è una piattaforma della società civile, aperta ai singoli e alle associazioni, un progetto di solidarietà attiva che ha raccolto migliaia di adesioni sia dal mondo laico che religioso. È composta da tutte quelle persone, che si sono attivate in questi mesi, per supportare il nostro lavoro, attraverso centinaia di iniziative su tutto il territorio italiano, da Palermo a Trieste.
Chi vi finanzia?
“Tutta quell’ umanità che, oggi, simboleggia una società civile molto diversa da chi la rappresenta politicamente al Governo. Per mapparla, basta guardare le causali dei bonifici dello straordinario crowdfounding che ci ha permesso di raggiungere i 630mila euro in pochi mesi. È quello che chiamiamo il nostro “equipaggio di mare e di terra”: uomini e donne che hanno come obiettivo, quello di tenere la nostra nave in mare, e ridefinire così una rotta alternativa alle barbarie che accade nel Mediterraneo”.
Ma come, quindi niente Soros?
“Ma magari…! Non lo rifiuteremmo di certo, al momento però la media dei nostri bonifici è di 60 euro”.
A marzo, nel caso del salvataggio dei 49 naufraghi, c’è chi vi ha accusato di aver organizzato il tutto, proprio in concomitanza con la votazione in Senato per il “caso Diciotti”, un modo per mettere pressione al Ministro Salvini?
“Salvini può star tranquillo che abbiamo altro a cui pensare. In realtà, la nostra missione quel giorno doveva essersi già conclusa. Siamo partiti con due settimane di ritardo proprio perché la Capitaneria di porto ci aveva trattenuto per ulteriori verifiche. Quindi a chi ci accusa di aver organizzato un “salvataggio ad orologeria”, rispondiamo che “evidentemente” era un complotto ben ordito, di cui, oltre a noi, erano a conoscenza i naufraghi, i trafficanti libici e la stessa Capitaneria di Porto che ha ritardato la nostra partenza, permettendoci così di essere lì a salvare quei naufraghi, proprio durante il voto sul caso Diciotti… dai, siamo seri per favore!”.
Ma se, come dice Salvini da mesi, i porti sono chiusi… Come avete fatto a sbarcare?
“I porti si possono chiudere solo con un provvedimento scritto e motivato da parte del Ministro delle Infrastrutture, Salvini non ha alcun potere in merito. Fino ad oggi “porti chiusi” è solo un hashtag del Ministro dell’Interno. L’interdizione dalle acque territoriali può avvenire solo in casi di grave urgenza e messa a rischio della sicurezza nazionale o quando l’attraversamento da parte di un’imbarcazione “non sia riconosciuto dalle autorità nazionali come inoffensivo”.
Eppure, la settimana scorsa è stato impedito lo sbarco ad un’altra nave, la Alan Kurdi, dell’ ONG Sea Eye, come è stato possibile?
È vero, è sbarcata a Malta dopo che l’Italia, che era il “primo porto sicuro”, le aveva negato l’accesso in acque territoriali. Una cosa indegna per un paese civile. Proprio per questo motivo abbiamo presentato un esposto alla Procura di Agrigento, perché è ingiustificabile l’utilizzo di un “articolo del codice di navigazione”, totalmente distorto nella sua ratio, per impedire ad una piccola imbarcazione con a bordo 69 naufraghi di sbarcare. Non siamo noi a calpestare le leggi internazionali e il diritto del mare, sono gli stati che si scagliano in modo violento e arbitrario contro chi cerca di sottrarre, alle bombe, alle torture e alla morte in mare migliaia di persone imbottigliate in Libia.
equipaggioA proposito di Libia, per mesi abbiamo sentito dire da numerosi esponenti del Governo, che i naufraghi potevano e dovevano essere riportati in Libia. Ora che il Paese è sull’orlo della guerra civile, possiamo dirlo che la Libia non è un porto sicuro?
“La Libia mai è stata un porto sicuro. Chi lo urlava lo faceva quando già c’erano decine di rapporti dell’Onu e della Commissione Europea che testimoniavano che, non solo non lo è adesso, ma non lo era nemmeno il 2 febbraio del 2017, quando il precedente Governo ha scritto una delle pagine peggiori della storia contemporanea, firmando il memorandum d’intesa con quella che ora è anche la parte perdente nello scacchiere libico, quella di Al-Serraj, e scegliendo una delle milizie che ci sembravano più affidabili per bloccare il traffico di esseri umani. Ora che c’è la guerra, almeno pubblicamente, diventa difficile continuare a diffondere questa falsità“.
Nella retorica di chi grida all’ ”invasione”, venite spesso accusati di essere un elemento di “pull factor” per i migranti sulle coste libiche, o comunque un incentivo alla partenza…
“Innanzitutto vorrei ricordare che solo dieci giorni fa, senza alcuna nave delle ONG in mare, un barcone in avaria, con 20 migranti, dopo che altri otto erano già annegati, è stato recuperato dalla cosiddetta guardia costiera libica. Secondo, poi, se c’è chi vive in un campo di concentramento, con stupri e torture all’ordine del giorno, con una guerra civile di cui si sentono gli scoppi delle bombe… ma secondo voi, queste persone aspettano di sapere se ci sono le ONG in mare per fuggire da quest’incubo? Oggi una persona su tre muore tentando la traversata, il tasso di mortalità non è mai stato così alto. L’unico “pull factor” è il disastro che abbiamo creato in Libia”.
Chi sono le persone che salvate?
“Sono naufraghi prima di tutto, non sono né gambiani, né nigeriani, nè libici. Sono mamme, padri, fratelli, sorelle, famiglie. Sono persone che le politiche europee hanno costretto ad attraversare l’inferno, indipendentemente da dove fossero partite o dalle ragioni che li abbiano spinti a migrare. Li abbiamo resi tutti uguali nel dramma e nel dolore che devono affrontare”.
mare-jonioOltre le responsabilità e il dibattito politico, qual è un modo possibile di gestire i flussi migratori e, allo stesso tempo, le emergenze umanitarie?
“Corridoi umanitari e canali di ingresso regolari, sono l’unico modo razionale per gestire le migrazioni al di là dell’emergenza. Questo vale per l’Italia e per l’Europa. L’accoglienza e la ripartizione dei migranti non sarebbe un problema con i canali di ingresso regolari, d’altronde non lo sono mai stati prima. Basta pensare che nel 2006 con il Decreto Flussi sono entrate legalmente in questo Paese 550mila persone, tre volte gli arrivi del 2015 che tanto hanno fatto gridare all’invasione”.
Ma è vero che l’Italia è stata lasciata sola dall’Europa?
“L’Europa deve assumersi le sue responsabilità, ma, il nostro Governo, a giugno, si è rifiutato di firmare la riforma del Trattato di Dublino, che adotta la responsabilità delle richieste d’ asilo agli stati costieri, quelli di primo ingresso; una riforma che avrebbe stravolto i principi della convenzione e alleviato di molto le responsabilità dell’Italia. Salvini l’ha fatto per fare un favore all’amico Orban, che si oppone alla redistribuzione dei migranti arrivati in Europa. Un’ipocrisia, figlia della propaganda politica e di questo pericoloso asse che si sta cercando di costituire con i Paesi meno democratici dell’U.E. Non possiamo accettare un discorso sull’ Europa da parte di chi, in Europa, poi si rifiuta di discutere di questi temi”.
Ci sono secondo te delle connessioni tra quanto accade nella rotta centrale del Mediterraneo e quello che sta succedendo nelle periferie delle nostre città, caratterizzate da forti tensioni sociali?
Il messaggio che si cerca di trasmettere è che le persone stanno male per colpa di qualcun altro, guarda caso facilmente individuabile con il migrante, lo straniero, il rom. Chi detiene il potere cerca di spostare l’attenzione da quei problemi che non è più in grado di gestire, e lo fa costruendo nemici immaginari, giocando su quella che è una caratteristica strutturale dell’animo umano, quella che Isaiah Berlin chiamava” il legno storto dell‘umanità”: quella “zona nera” in ognuno di noi, che ci porta a sfogare rancori e paure, odiando. La politica invece, dovrebbe avere il compito nobile di orientare i sentimenti e le paure verso la ragionevolezza.
Sono preoccupata, ma un potere tanto cieco non può reggere ancora a lungo. Credo sia uno spettacolo che, per quanto violento e grottesco, stia iniziando a stancare”. Giacomo Capriotti

Permalink link a questo articolo: http://www.fieradellest.it/mediterranea-saving-humans-ancora-una-volta-in-mare-per-salvare-vite-umane-e-resistere-alla-barbarie/

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare i seguenti tag ed attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.