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Mafia Capitale: tutti gli uomini degli affari sporchi sotto processo

maxresdefaultContinua il processo contro i volti noti e non del mondo della politica, dell’imprenditoria e del terzo settore, accusati di aver collezionato delle ‘relazioni pericolose’ per favorire affari illeciti. Ozzimo è stato condannato, mentre Alemanno non parteciperà al maxiprocesso.

Le ferite che l’inchiesta di Mafia Capitale ha lasciato su Roma non si rimargineranno presto. Tutti i settori su cui il ‘Mondo di Mezzo’ aveva allungato le mani, bramose di soldi e potere, stentano a ripartire. I controlli sulla trasparenza e l’assenza di una vera e propria ‘epurazione’ del marcio sta affossando un sistema già in bilico precario. Nessuno è uscito indenne dall’ondata di intercettazioni e arresti che hanno scosso la Capitale. Cooperative, funzionari amministrativi, politici (di destra, sinistra e centro) e imprenditori: l’inchiesta- terremoto dei pm romani ha investito in maniera trasversale l’intero tessuto sociale.

Mafia Capitale: l’inizio della fine

In una prima battuta il mostro “Mondo di Mezzo” scoppia fragorosamente il 2 dicembre 2014 per poi riaprirsi il 4 giugno per richiesta della Procura Distrettuale Antimafia, con nuovi indizi, arresti e custodie cautelari per vecchie e nuove conoscenze. La struttura malavitosa, mossa dalle abili mani di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati (ex membro della Banda della Magliana e perno della vicenda), consisteva nella divisione tra il mondo propriamente criminale “il mondo di sotto” e quello apparentemente legale “il mondo di sopra”. Le indagini hanno fatto emergere come le diverse cooperative sociali – come la ’29 giugno’ e ‘La Cascina’, il colosso del servizio di ristorazione – avrebbero intessuto le reti di accordi illegali per favorirsi appalti e finanziamenti della Regione Lazio, del Comune di Roma e delle aziende municipalizzate. Diverse erano le frontiere: l’emergenza abitativa, i profughi e i rom, il verde, i servizi erogati ai cittadini.

Politica, interessi e corruzione

Nel primo atto dell’indagine la magistratura ha inscritto nel registro degli indagati nomi illustri, quali l’ex Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, Massimo Carminati e l’uomo delle coop, Salvatore Buzzi, Nella seconda tranche, invece, sono stati indicati diversi personaggi importanti, legati alla politica e all’imprenditoria. Braccio operativo dell’organizzazione sarebbe stato Luca Odevaine, che avrebbe gestito in maniera illegale il business dei centri di accoglienza. La Procura di Roma e il gruppo dei Ros ha portato, poi, all’arresto dell’ex Presidente del Consiglio comunale di Roma, Mirko Coratti (Pd), il capogruppo di Forza Italia alla Regione Lazio, Luca Gramazio, il Presidente Dem della commissione Patrimonio, Pierpaolo Pedetti. Ai domiciliari, invece, Giordano Tredicine (Vicepresidente del Consiglio comunale e vicecoordinatore di Forza Italia per il Lazio), l’ex Presidente del X Municipio, Andrea Tassone, il Sindaco di Castelnuovo di Porto, Fabio Stefoni, Maurizio Venafro, Capo di gabinetto della Regione Lazio e braccio destro del Governatore Luca Zingaretti. I reati di cui vengono accusati sono diversi: si passa dall’ associazione di tipo mafioso, corruzione, turbativa d’asta alle false fatturazioni e al trasferimento fraudolento di valori.

Il processo va in scena

“Un processetto”: così l’ha definito l’avvocato di Massimo Carminati, Giosuè Naso. La prima e affollatissima udienza, avvenuta il 5 novembre scorso, è durata quasi nove ore e ha visto i primi tafferugli tra accusa e difesa. Nelle aule bunker del carcere di Rebibbia le diverse udienze del processo a Mafia Capitale hanno visto alternarsi e spesso essere condannati i volti noti della cronaca. Una delle prime decisioni più scottanti riguarda l’ex Assessore alla Casa della Giunta Marino, in quota Pd, Daniele Ozzimo, condannato a 2 anni e 2 mesi di reclusione per l’inchiesta legata a Mafia Capitale, per la quale era accusato di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio. Condannato pure, a 2 anni e 4 mesi di reclusione, l’ex Consigliere comunale di Centro democratico Massimo Caprari. Secondo i Pm, Ozzimo aveva tratto delle utilità dal suo rapporto con il capo della coop ’29 giugno’, Salvatore Buzzi. Avrebbe ricevuto, infatti, un finanziamento di 20mila euro per la sua campagna elettorale, anche se regolarmente denunciata alla Corte d’Appello. Il Gup Boffi ha anche definito i quattro patteggiamenti che erano stati richiesti da ex Dirigenti della cooperativa ‘La Cascina’, accusati di corruzione: Francesco Ferrara ha avuto due anni e 8 mesi, Domenico Cammisa, Salvatore Menolascina e Carmelo Parabita due anni e sei mesi ciascuno. In tutto ciò, è tornato libero l’imprenditore Daniele Pulcini. Un altro personaggio che non affronterà il maxiprocesso a Mafia Capitale è l’ex Sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Il 21 gennaio il Tribunale di Roma ha respinto l’istanza avanzata dalla Procura che chiedeva di riunire i procedimenti e il suo processo inizierà, quindi, il prossimo 23 marzo. Alemanno è accusato di corruzione e finanziamento illecito. Secondo la Procura, tra il 2012 e il 2014 avrebbe ricevuto 125mila euro – giunti da Salvatore Buzzi in accordo con Massimo Carminati, soldi che sarebbero stati versati alla fondazione Nuova Italia, presieduta da Alemanno – per compiere atti contrari al suo ufficio. A confermare la connessione sarebbe l’ex Amministratore delegato di Ama, Franco Panzironi, che nell’aula di Rebibbia ha accusato il re delle coop Salvatore Buzzi di avere finanziato la campagna elettorale di Alemanno. Lo spettacolo è appena cominciato. Melissa Randò

 

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