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L’urlo di dolore di Gianluca: ”Datemi un lavoro”

Shater1Nonostante appartenga alle categorie protette, Gianluca Shater, un ragazzo residente a Centro Serena, non riesce ad ottenere un posto di lavoro.

Gianluca Shater è un ragazzo di 26 anni, residente nei pressi del Centro Serena a Ponte di Nona, cui è stata riconosciuta un’invalidità civile del 50% nell’ultimo controllo effettuato, circa 8 anni fa, dalla Asl Roma B di Torrenova. L’accertamento medico gli è costato la sospensione dell’assegno mensile di assistenza per l’ammontare di 250 Euro, che percepiva regolarmente quando era ancora minorenne e il livello di invalidità dichiarato era del 74%. A questo naturalmente vanno ad aggiungersi le difficoltà di tipo lavorativo, cui non sono estranei nemmeno chi, come Gianluca, fa parte a tutti gli effetti di quella che dovrebbe essere considerata una categoria protetta.

Il problema diagnosticato al giovane è di carattere linguistico – cognitivo, che nel corso degli anni ha imparato a gestire grazie all’aiuto dei medici e degli assistenti sociali, ma lo ha messo anche di fronte alla consapevolezza di sentirsi un vero e proprio emarginato, nonostante il diritto al lavoro che dovrebbe essergli riconosciuto secondo la Legge 68/1999 (“Norme per il Diritto al Lavoro dei Disabili”).

Compiuti i 18 anni non si è mai risparmiato ed ha sempre cercato di mettersi in gioco con qualsiasi lavoro gli capitasse, non senza aver prima inviato varie richieste di impiego (ottenendo ben poche risposte), fatto colloqui, partecipato ai vari bandi di concorso, collezionato attestati di frequenza a corsi di formazione e, ovviamente, iscrivendosi anche all’ufficio di collocamento di Torre Angela. Eppure, Gianluca si è finora dovuto accontentare dei pochi soldi guadagnati (20-30 Euro al giorno) grazie a un mercatino dell’usato vendendo libri, best seller e altro in tutte le periferie di Roma, o a qualche altro lavoretto occasionale (tra cui volantinaggio e commesso di un supermarket).

Mi sento disagiato, esasperato e impaurito, perché ovunque vado vengo spesso importunato e tormentato da chi crede che la mia sia tutta una farsa – commenta Gianluca raccontando alcuni episodi esemplari che comprendono cittadini italiani e stranieri. Ad ogni richiesta di aiuto rivolta alle autorità, fatta di lettere inviate agli ultimi presidenti del VI Municipio (Massimiliano Lorenzotti e Marco Scipioni) e sindaci di Roma Capitale (Gianni Alemanno e Ignazio Marino) è corrisposto soltanto un semplice invito a recarsi al C.O.L. (Centro di Orientamento al Lavoro), passando completamente sopra al tipo di problema. Una situazione insostenibile che, nel frattempo, a Gianluca è costata anche la certificazione di una forte depressione da parte del D.N.C. (Dipartimento Neuroscienze Cliniche) di Torre Spaccata.

“E’ giusto che la gente conosca la situazione di Gianluca e sappia che ce ne sono tanti altri come lui”, sostengono i volontari della Biblioteca Borghesiana che da anni sostengono la causa del giovane e cercano di aiutarlo come possono. Perché, a conti fatti, i desideri di Gianluca sono quelli di qualsiasi altro ragazzo che non voglia più gravare sulle spalle dei genitori, ma sentirsi indipendente e capace di prendere la vita tra le  proprie mani. E che, come tutti, vorrebbe ancora nutrire un minimo di fiducia nelle istituzioni. Jacopo Ventura

 

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