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Lunghezza. Piano di zona Castelverde B4, incubo sfratto per 30 famiglie

Sigg. Bocci e IeroneHanno pagato fino all’ultimo centesimo e ora rischiano di essere cacciati, messi in mezzo alla strada, come fossero occupanti.

Sono le 30 famiglie del complesso di via Madre Teresa Napoli (via delle Cerquete) del disastrato Piano di Zona Castelverde B4, balzato agli onore della cronaca per lo stato di precarietà in cui l’intero versante si trova. La palazzina e i due villini attigui furono realizzati, in regime di edilizia agevolata (Legge 167/62 e modificazioni), dalla “Costruzioni Edilizie Europee”srl (CEE), l’assegnataria del lotto.

panoramica complessoL’incubo è incominciato nel 2003, quando, attraverso le cooperative del “Consorzio Nazionale Midicoop” presieduto da Bruno Pignataro, create per l’operazione (“Midicoop Tuscolana 2”, “Midicoop Artigianato 1”, “Casa Marzo 1979-1” e “Casa Marzo 1979-3”), sono stati stipulati gli atti preliminari della prenotazione, direttamente tra il singolo socio e la CEE srl. “Soltanto alcuni di questi – spiega Claudio Bocci, presidente del Comitato per la casa “Cerquete 2003” – saranno registrati nel 2010”. Il prezzo medio di ogni appartamento era poco al di sopra dei 100mila euro (€ 1.033 al mq) e il piano di finanziamento, anch’esso indicato nei preliminari, prevedeva una quota parte di mutuo agevolato dello Stato e una quota parte di mutuo ordinario. I lavori di costruzione iniziarono il 16 ottobre 2003 (nota del DL Ministero delle Infrastrutture protocollo 1191 del 20/10/2003) e la consegna “era prevista – aggiunge Bocci – per il 2005. Ma è stata ripetutamente prorogata”. A procacciare gli acquirenti l’agenzia immobiliare “IGAP CASE”con sede in via Casilina.

autorimessa incompletaBen presto gli acquirenti si accorsero che, pezzo dopo pezzo, quell’accordo era divenuto pressoché carta straccia. I soldi, tra l’avanzamento dei cantieri e le opere di arredo (molto delle quali mai viste), non bastavano mai. “Cifre – sottolinea il signor Antonio Ierone – che il costruttore non ha mai voluto giustificare”. A pesare ulteriormente, specie sul bilancio degli acquirenti, l’autorimessa interrata che conta 30 posti: opera non prevista e rimasta, come tutto il resto, incompleta – attualmente servono all’incirca 200mila per terminarla.

La situazione è drammatica. Nel 2012 Il Tribunale Civile di Roma ha disposto il pignoramento del complesso su istanza dell’avvocato Saggese, ex-legale della CEE, e di Unipol Banca (residuo mutuo di € 3 milioni e 530mila). E lo sgombero doveva essere eseguito il 16 settembre scorso. “Verso le 10 – spiega il signor Ierone – un incaricato del Dipartimento Programmazione e attuazione urbanistica di Roma Capitale ci ha fatto sapere che l’ufficiale giudiziario non sarebbe più venuto”. Un raggio di sole nella tempesta. “Per il Tribunale – continua Ierone – risultiamo occupanti senza titolo, perché il complesso risulta essere ancora di proprietà della CEE srl, la quale non ha ottemperato ai suoi impegni. Un’assurdità. Noi che abbiamo pagato tutto, rischiamo di ritrovarci senza niente”. “Il Comune, titolare del suolo, deve intervenire – rincara Boccia -, fino adesso è stato latitante”. Sul caso l’Assessore all’Urbanistica capitolino Caudo ha inviato, il 7 luglio scorso, un’informativa (protocollo 113762) al Prefetto Gabrielli. Ancora troppo poco per una storia del genere.

David Nicodemi

 

 

 

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