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Lunghezza, con Striscia alla scoperta delle collinette del disonore

striscia la notiziaInsieme a Jimmy Ghione, che ha raccolto la nostra segnalazione, siamo andati nell’area verde ai piedi del centro commerciale, dove abbiamo trovato resti romani incastonati dai rifiuti.

“Faremo un salto nel passato, ci troviamo sulla vecchia Collatina, risalente all’epoca romana. Un salto nel passato, ma purtroppo ritorniamo subito al presente”. L’inquadratura si allarga ed ecco apparire, al fianco di Jimmy Ghione, l’inviato storico di Striscia la Notizia, il programma di Antonio Ricci, il Direttore de La Fiera, Federica Graziani. “Abbiamo voluto segnalarvi questa oasi meravigliosa”. “Meravigliosa?”, soggiunge mestamente Ghione, “andiamo a vedere”. E parte un lungo viaggio tra l’abbandono e i rifiuti.

20160304_113651Siamo nell’area verde compresa tra via delle Cerquete e via Celestino Rosatelli, a Lunghezza: da un lato il noto centro commerciale, dall’altra le case di Colle degli Abeti e Nuova Ponte di Nona. E’ una distesa ricca di vegetazione e di alberi ad alto fusto, immersa nella quiete, dov’è possibile ammirare i lastroni della vecchia Collatina e i resti di una villa romana. Nelle città normali, amministrate con coscienza e nel rispetto dell’ambiente circostante, questa sarebbe stata trasformata in un’oasi, con giochi per i più piccoli, sentieri e piste ciclabili, panchine, per godersi un po’ di relax, e un’area per far giocherellare i cani. Ma a Roma, e specie nella periferia, tali progetti restano sogni e questi spazi vengono utilizzati come immondezzaio. Peccato.

Il viaggio, che noi de La Fiera abbiamo voluto condividere con Striscia, il cui servizio è andato in onda nella puntata del 17 marzo scorso, ci regala l’ennesimo spettacolo indecoroso, nel quale l’unico vero protagonista resta l’inciviltà, la mancanza del senso civico. Ci siamo abituati. Quella che una volta era una strada storica, ora è una distesa di rifiuti, più o meno pericolosi, che affiorano anche tra i ciuffi d’erba. Proseguendo ci si imbatte in un laghetto, grazioso se vogliamo, formatosi nel tempo coi rigagnoli d’acqua che zampilla dal terreno, solo che adesso emana un fetore nauseabondo. Perché? “Si è otturato un collettore – ci risponde Alessandro, che abita da queste parte – e gli scarichi della fogna finiscono nelle acque del laghetto. I pesci sono tutti morti”. Il puzzo è davvero insopportabile, meglio spostarsi.

 20160304_113117Andiamo verso l’interno e indichiamo a Ghione, e alla sua troupe, una nuova discarica, peggiore di quella vista all’inizio. Ci sono copertoni, scarti industriali, sacchetti contenenti calcinacci, parti meccaniche di auto, materassi, monitor e frigoriferi, così, in ordine sparso. Uno schifo indicibile che passa sotto il naso degli amministratori pubblici, municipali e comunali, che qui, come nelle altre aree verdi abbandonate del territorio, non ci sono mai affacciati.

Ma sono le colline che cingono buona parte dell’appezzamento, dalla forma innaturale, che attraggono l’attenzione dell’inviato di Striscia. Gli spieghiamo che lì sotto nascosti altri rifiuti e lui, Jimmy, non ci ha pensato due volte. Si è armato di pala ed ha iniziato a scavare. E dal terreno sono emersi fusti di metallo arrugginiti, sepolti lì chissà da quanto tempo, dove si legge chiaramente la parola “infiammabile”. “Guardate cosa affiora qua”, commenta Ghione nel servizio, mentre l’obiettivo della telecamera inquadra il pneumatico appena scoperto. “Qua pensate – prosegue – c’è tutta plastica, pezzi sanitari, materiali di risulta e persino un cavallino di plastica”.

“Ecco l’oasi verde”, mentre  continua a scavare, visibilmente irritato, “tutte queste collinette sono artificiali perché si sono formate coi nostri rifiuti”. Altro punto e altra sorpresa, “questo è un terrapieno dal quale sbucano tubi di plastica”.

Il copione è lo stesso di sempre, lo conosciamo a menadito, solo che stavolta la nostra denuncia è stata raccolta da Striscia, cosa non da poco. E mentre salutiamo Jimmy e i suoi collaboratori, all’orizzonte vediamo sbucare le pecore che si nutrono dell’erba contaminata. David Nicodemi

 

 

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