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Linea 055, possibile troncatura dei collegamenti con Metro C e CC Roma Est

201071311572_5027-sullo-055Il tragitto che va da Pantano a Ponte di Nona verrà interrotto a Lunghezza.

Sulle pagine social dei gruppi di zona di Villaggio Prenestino, Castelverde e Lunghezza monta la rabbia per la notizia di una possibile soppressione della linea 055. In verità pare che il percorso verrà abbreviato deviando il capolinea nella piazzetta di Monte Giardino affianco a quello dello  051. Il percorso di 45 fermate che corre tra Pantano e Ponte di Nona verrà decurtato di 12 fermate. I disagi più forti che questo provvedimento può arrecare sono il mancato collegamento diretto dei quartieri Finocchio, Borghesiana, Colle del Sole, Pantano, Prato Fiorito con il centro commerciale Roma Est e la Stazione FS di Ponte di Nona, mentre da Ponte di Nona non si potrà più arrivare direttamente alla Metro C di Finocchio.

Lo 055, una volta arrivato alla rotonda dopo la stazione di lunghezza, inforcherà via delle Cerquete e chi s’è visto s’è visto. TPL assicura che si tratta di una deviazione temporanea per degli interventi di cui però non sanno dare notizia. Non si sa ancora se qualche altra linea verrà modificata per sopperire alla mancanza. “Si torna indietro di 30 anni – commenta Andrea De Carolis – al solo e scomodissimo 314, recuperando dei chilometri che, si vocifera, verranno ceduti a quartieri più vicini all’amministrazione”. L’ultimo contratto tra TPL e Roma Capitale è stato stipulato per 8 anni nel 2010 e interessa il 20% del trasporto cittadino individuato nelle linee che corrono appena fuori il raccordo anulare. TPL riceve un rimborso chilometrico per “28 milioni di km/anno su circa 80 linee e impiegando circa 440 bus” (romatpl.com). La distribuzione e pianificazione di questi km pattuiti spetta a Comune e Municipi come pure tutto ciò che riguarda la corretta informazione del cittadino che utilizza i mezzi. Il 5/01/2018 alle 12 è convocata la commissione Ambiente e Mobilità presso la sala consiliare del Municipio le Torri. Naturalmente è un’assemblea pubblica.

Da piccolo abitavo a Lunghezzina (o Monte Michelangelo, se si vuole indorare la pillola), un isolato di una manciata di case che sorge nei campi tra Lunghezza e l’omonima uscita della A24 dove ho condotto una meravigliosa infanzia alla Tom Sawer, la marana il mio Mississipi. Le strade non erano asfaltate tranne quella dove faceva il giro lo 040. Quando arrivava l’autobus era un piccolo evento quotidiano per noi bambini. Gli correvamo dietro a piedi o con le bici divorando la lingua di asfalto nera e malmessa che man mano si lasciava dietro, unico remoto elemento che potesse ricordarci che eravamo in una città, anche se agli estremi. Quell’autobus lo prendevamo a pallonate, poi lo utilizzavamo per scendere davanti la tana del nascondino senza essere visti, poi abbiamo cominciato a prenderlo per andare a lunghezza. Cambiare linea e andare a Castelverde o a scuola a Villaggio Prenestino è stata, probabilmente, una delle prime dichiarazioni di indipendenza della mia fanciullezza. Poi sull’autobus si incontravano le prime ragazze, i primi flirt, qualche scazzottata. All’epoca l’auto era ancora “er carota” nel suo arancione vissuto e oblungo, che sbuffava e sferragliava come un grosso mammifero d’acciaio affaticato sulla salita del Casalone. A un certo punto della mia adolescenza gli autobus della periferia sono diventati blu e marchiati TPL. Oltre all’onta di aver perso perfino l’inclusione (almeno cromatica) al servizio pubblico di Roma, quello vero, targato SPQR, che ci faceva sentire in qualche modo romani cantando le demenziali e volgari invettive dei Prophilax contro l’Atac, oltre a questo, dicevo, sono cominciati problemi di varia natura. Spostamenti di capolinea, variazioni di percorso, diminuzione delle vetture, conducenti non pagati per mesi, lasciati al loro destino e qualche volta pure aggrediti ai capolinea. Insomma, privatizzazione in piena regola.

Questo excursus nostalgico solo per riflettere sull’importanza di un autobus in periferia. É un luogo esso stesso che attraversa non-luoghi, un rifugio, un collegamento con l’esterno altrimenti inaccessibile. Lo 055 non è una linea che va da piazza del popolo a largo argentina. Se uno la cambia non succede che la signora arriva tardi a teatro oppure non sa come raggiungere la Rinascente. Se si modifica o sopprime una linea in periferia ci sarà qualcuno che non saprà come andare a scuola, qualcun altro non potrà andare a lavoro. Ci sarà, poi, chi non potrà fare la spesa, i ragazzini non sapranno come vedersi con gli amici che magari abitano a due km di distanza assolutamente non percorribili a piedi. Insomma, peggiorare una linea di trasporto pubblico della periferia di Roma è come “abortire” possibili incontri, scoperte, carriere scolastiche, conoscenze… Marco Severa

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