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Liceo Amaldi. Una lezione sui valori della Resistenza

conferenza-2Otto classi dell’ Amaldi di Tor Bella Monaca hanno partecipato all’iniziativa promossa da SPI-CGIL Rieti/Roma Est sul 25 aprile e la Resistenza, ad ottant’anni dalla promulgazione delle leggi razziali.

Si è svolta il 21 aprile, nell’aula magna del ”Liceo Edoardo Amaldi”,  la giornata dedicata ai valori della Resistenza e della Liberazione organizzata dal sindacato SPI-CGIL, ente promotore del “Progetto Memoria”, con la partecipazione della Fondazione Giuseppe Di Vittorio e dell’ANPI.

Otto classi per un totale di circa 180 studenti che hanno avuto la possibilità di ascoltare, conoscere ed imparare la storia attraverso l’approfondimento storico e la testimonianza viva di chi, in quegli anni, ha contribuito attivamente alla Resistenza contro la barbarie nazifascista.

E così,una volta fatti accomodare i ragazzi, dopo le presentazioni e i saluti iniziali degli organizzatori e del corpo docente, l’incontro ha inizio.

intervento-dott-francesco-palaiaLa parte di approfondimento storico è affidata al dott. Francesco Palaia, ricercatore della fondazione G. Di Vittorio chedescrive ai ragazzi il contesto storico e sociale degli avvenimenti che si susseguirono in quegli anni.Dal Gran Consiglio del 25 luglio 1943, passando per l’armistizio dell’8 settembre e la successiva fuga del Re a Brindisi; tutti eventi che segnarono la nascita, lo sviluppo e la diffusione delle prime sacche di resistenza attive sul territorio italiano.

Il dott. Palaia parla anche dell’importanza che ebbe per molti partigiani italiani, l’esperienza della guerra civile spagnolae di quello scontro tra le forze antifasciste e fasciste,triste anticamera della guerra che anche l’Italia avrebbe conosciuto da lì a breve. Racconta del Comitato di Liberazione Nazionale, elencando tutti i partiti antifascisti che ne facevano parte edesaltandone quello che fu lo spiritodi unità di intenti,nonostante le enormi differenze sia politiche che sociali. La spiegazione del dott. Palaia è chiara, appassionata e non lascia spazio ad interpretazioni fuorvianti su quel periodo storico; come quando sottolinea che l’azione gappista di via Rasella non fu unattentato, ma un atto di guerra legittimo, contro una forza straniera occupante, slegato dalla successiva rappresaglia nazista delle Fosse Ardeatine.

 “Perche sì, la Resistenza fu una guerra: una guerracivile, patriottica e di classe.Perché si era deciso di riscattare il Paese ericostruirlo su basi politiche e sociali totalmente diverse da quelle del fascismo.”Un momento storico dunque, oltre che fondativo di quei valori democratici e costituzionali che dopo la Liberazione avrebbero portato alla scelta repubblicana al referendum del 1946 e all’elezione della prima Assemblea Costituente.

L’emozione di tutti è palpabile quando Tina Costa,ex partigiana di 92 anni e vice presidente ANPI di Roma, si alza e racconta la sua storia: “Sapete cosa è stata la Resistenza? Uomini e donne che non erano più liberi, ma che volevano vivere in un Paese libero, dove la democrazia e la dignità umana fossero rispettate. È per questo che abbiamo combattuto”.

La signora Costa ricorda commossa le sere in cui il padre rientrava a casa con il volo tumefatto a causa delle angherie fasciste e del suo rifiuto a tesserarsi con il PNF:“Sapevamo che era uno sforzo e un sacrificio che competeva a noi e a nessun altro.” Poi si rivolge direttamente agli studenti: “Prendete le redini di questo Paese che sta dimenticando la sua storia.  Dovete agire eimpegnarvi quotidianamente perché non ci siano mai più fascismi. Siate partigiani di una resistenza anche culturale, in difesa della nostra Costituzione che ha un solo difetto: quello di non essere mai stata applicata veramente”.

Una resistenza che secondo la signora Costa deve basarsi ancora oggi su valori universali come la pace e la solidarietà: “L’articolo 9 della Costituzione dichiara che l’Italia ripudia la guerra, ma tutt’oggi aerei militari partono dalle basi di Sigonella e il nostro Paese è tra i principali costruttori di armi. Dobbiamo dire basta a tutto questo, pretendere il rispetto dei dettami costituzionali ed essere partigiani contro le nuove ingiustizie”.

I ragazzi scoprono così che ci furono diversi tipi di Resistenza, non solo quella armata, ma anchequella di chi nascondeva i partigiani nella propria abitazione rischiando la fucilazione, o quella di chi portava i dispacci segreti, o ancora le staffette delle donne. Resistenze diverse nelle forme e nelle pratiche,perchè differenti erano le storie, le anime e le biografie dei protagonisti di quegli anni.

abbondanzieri-marcoAll’iniziativa partecipa anche Marco Abbondanzieri, presidente dell’associazione culturale ”ClamaCults”e musicologo con la passione per la storia della “canzone di lotta”, che ha preso parte in precedenza ad altri eventi sulla Memoria del territorio ead iniziative indirizzate ai ragazzi. Anche lui ci racconta la sua testimonianza, maturata nel corso delle sue ricerche.

“Innanzitutto per me è un onore partecipare e condividere una giornata su questi temi con la partigiana Tina Costa”. Il signor. Marco presenta, attraverso l’ascolto di numerosi brani, un viaggio storico-musicale che racconta la funzione che la canzone di lotta ha assunto nel corso degli anni: dalle ballate dei briganti nel Mezzogiorno contro l’invasore piemontese, alle canzoni antimilitariste dei soldati in trincea durante la prima guerra mondiale,dalle canzoni del regime, fino ai canti partigiani.Un focus molto interessante che riporta anche l’esperienza della“resistenza passiva” al fascismo che si celava dietro canzoni apparentemente innocue, ma che assumevano invece nella coscienza e nella cultura popolare significati sociali e politici.

linda-moroniIntervistiamo anche la signora Linda Moroni, segretaria regionale SPI-CGIL che ci spiega il senso di questo progetto: “Il nostro è un sindacato molto presente nel territorio, proprio per questo cerchiamo di costruire dei ponti con le nuove generazioni. Iniziative come questa hanno l’obiettivo di creare una memoria che siautile ad interpretare il presente e che aiuti i ragazzi ad uscire dalla solitudine di una società che non ha più fiducia nelle istituzioni”.

La signora Moroni ricorda anche l‘anniversario delle leggi razziali, di cui quest’anno ricorre l’ottantennale e che proprio in questo territorio assume un forte significato: “Anche in questa scuola, dove in quegli anni numerosi studenti videroscomparire da un giorno all’altro amici e compagni di classe a causa delle persecuzioni. Vogliamo infondere nei ragazzi i valori democratici della Resistenza e fornire gli strumentidi conoscenza culturaleaffinché ciò non accada mai più”.

gervasio-capogrossiLe fa eco Gervasio Capogrossi, segretarioSPI-CGILRieti,Roma Est : “Il 25 aprile non è solo unadata storica, ma un faro che tutt’oggi ci indica la strada da seguireper continuare ad impegnarci nella costruzionedi una società più giusta, ed in questo senso assume ancor più significato la presenza degli studenti”.

Anche Verino Tinaburri, segretario SPI-CGIL per il VI municipio,è dello stesso avviso:” La cultura della memoria è uno strumento fondamentale per smontare la retorica fascista che ancora oggi tenta di affascinare e corrompere le menti di tanti giovani. È con loro che dobbiamo imparare a conoscere il passato, per poter viver meglio il presentee soprattutto progettare il futuro”.

Intercettiamo la preside dell’istituto, dottoressa Maria Rosaria Autiero, che ci spiega come quest’iniziativa faccia partedi un progetto più ampio, che ha come obiettivo primario quello di formare una cittadinanza attiva: “Vogliamo che i ragazzi,attraverso l’esperienza didattica di conoscenza della storia,acquisiscano queglistrumenti culturali in grado di renderlicittadini pienamente consapevoli.”

Il liceo è impegnato da mesi in progetti sulla riscoperta della memoria del territorio, come abbiamo raccontato giorni fa in occasione della proiezione del documentario su Torre Gaia. Proprio per questo chiediamo alla dirigente scolastica quale sia la risposta degli studenti da un punto di vista di partecipazione e riflessionesui temi trattati.

liceo-amaldi“I ragazzi rispondono bene, partecipano attivamente e sono entusiasti perchéanche loro colgono il valore di queste iniziative,enoi come corpo docentesiamo felici di creare queste occasioni di formazione e crescitaumana prima che scolastica.Sono esperienze che arricchiscono e rendono ancor più significativo ciò che imparano sui libri”.

Al termine degli interventi programmati giunge il momento delle domande.Alcuni studenti dopo un momento di imbarazzo chiedono alla signora Costa se durante quegli anni, lei e gli altri partigiani avessero maiavuto paura perquello che facevano.

“Paura sì, certo. Nessuno di noi sapeva se avrebbe fattoritorno a casa quando partiva per qualche azione, o per consegnare qualche messaggio, ma era la nostra coscienza a spingerci, non potevamo fare altro. Sapevamo che era la cosa giusta da fare.”

“E se oggi si ripresentasse una situazione drammatica come quella della guerra – chiede un altro studente-pensa che noi giovani saremmo pronti a contrastarla?”.

“Noi non sapevamo di essere pronti, non eravamo preparati, ma dovevamo farlo –  Spiega la rappresentante ANPI – Anche voi avete questa responsabilità, tenete gli occhi bene aperti, state attenti e vigilate sulla nostra democrazia e sulla costituzione repubblicana e antifascista”.

C’è tempo per un’ultima domanda: “Le è mai capitato di pentirsi per qualchecosa che avete fatto durantequegli anni?”. Dopo un attimo di silenzio, la signora Costa sorride e con una breve risposta riassume tutto il senso di quella scelta partigiana che non si è esaurita in quel 25 aprile 1945:  “Era una guerra di Liberazione, rifarei tutto dall’inizio alla fine, sempre”.

Una responsabilità collettiva e una pratica quotidiana dunque, che attraverso l’ingranaggio della Memoria sia in grado di rinnovare, anche nelle nuove generazioni, lo spirito di una Resistenza condivisa, tutt’oggi necessariae quanto mai attuale.  Giacomo Capriotti

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