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Liberazione, l’importanza della Memoria

RESISTENZAL’alba del 25 Aprile ha aperto le porte alla libertà e alla democrazia. Le buie notti di coprifuoco, di violenze, di deportazioni sono state spazzate via. La giornata di commemorazione rappresenta un modo per non dimenticare chi ha sacrificato la propria vita e la propria libertà, chi ha gridato forte contro ogni nazifascismo ed è stato ucciso per questo. Contro le bombe quotidiane che minano alle basi la società della globalizzazione, è giusto ricordare. Ma oggi quanto ancora rimane di quei principi per cui con coraggio i partigiani di ieri hanno combattuto?

La Resistenza calpestata

La Resistenza dovrebbe ancora oggi essere un valore nazionale. Il 25 aprile ha aperto le porta alla libertà, una libertà che abbiamo difeso negli anni sempre meno fino ad arrivare ad oggi, in cui più che soggetti attivi nella difesa dei diritti del nostro popolo, siamo diventati schiavi, malati di quell’immobilismo in cui è facile che intolleranza e indifferenza succhino linfa vitale. In un mondo consumato dalla crisi economica, morale e ideologica si deve coltivare il seme della Resistenza. L’Italia ha dimenticato l’opera di quei partigiani che con il loro sacrificio hanno liberato la nazione dal cancro del fascismo. Ogni giorno assistiamo incuranti alla dissacrazione di quel testo che ci donarono i nostri antenati: la Costituzione Italiana. Un libro che suona come musica per le orecchie di coloro che sognano un mondo fatto di tolleranza, uguaglianza e libertà. Ci stanno togliendo tutto: quei diritti che invece la Costituzione voleva preservare per impedire che si ripetesse un sistema con ‘l’uomo solo al comando’. Ai giovani sempre più ferocemente si sta togliendo il diritto di sognare attraverso una riforma scuola che vuole gli adulti di domani sempre più ignoranti, alla negazione del diritto al lavoro, che costringe i nostri ragazzi a lasciare le proprie famiglie e la propria patria per costruirsi un avvenire migliore. La libertà è colpita da più parti: dalla censura per i mezzi di comunicazione, alla limitazione della libertà di espressione e all’assenza di una legge che difenda il diritto di fare scelte sessuali diverse da quelle consuete. Quegli anziani che un tempo erano in prima linea in difesa della libertà oggi sono stati abbandonati a loro stessi. Il diritto ad una casa, proclamato dalla nostra Costituzione, sta sempre più diventando un privilegio di pochi. Cosa ci ha insegnato la Resistenza se ancora oggi assistiamo inermi alla morte di 700 persone in mare alla ricerca di quella libertà che siamo i primi a non difendere? Oggi più che mai è fondamentale ricordare, trasmettere alle nuove generazione la memoria di quel tempo in cui libertà e i diritti non erano solo parole, ma diritti inviolabili. E’ necessario che ognuno di noi diventi partigiano nel proprio animo.  In prima linea in difesa del proprio popolo. Ad ogni costo. Federica Graziani

LiberazioneAnpi Roma: “Ricominciamo a resistere”

“La lezione della Resistenza – spiega Ernesto Nassi, Presidente dell’Associazione nazionale dei partigiani di Roma e Provincia – non sarà servita a nulla se i valori e i diritti che rivendicavano non verranno rispettati. La famiglia, la scuola e lo Stato hanno un dovere fondamentale sui giovani: coltivare la cultura della memoria”. Troppi libri di storia, ancora oggi, tendono a non trattare pienamente le conseguenze del fascismo in Italia. Il Bel Paese è l’unico ad aver scelto di non affrontare un processo contro i gerarchi fascisti e ad abbonare un’amnistia che ha amalgamato a sé vinti da vincitori, senza stabilire un nuovo inizio. Ieri non è troppo diverso dall’oggi. Il regime di Mussolini fu l’annientamento non solo di ogni libertà, ma anche della cultura e della diversità e il suo potere fu garantito da una crisi economica che non sembrava finire mai. Ma non solo. Il vero motivo per cui un regime totalitario riuscì a stabilirsi in Italia fu la totale incapacità delle forze politiche e delle istituzioni democratiche che minimizzarono un fenomeno che sbaragliò ogni consenso e ogni pronostico. “L’Anpi -continua Nassi- è nata con l’obiettivo di proseguire la memoria dei nostri padri e di divulgarla alle nuove generazioni. Ma non possiamo essere lasciati soli. La nostra azione sarebbe più efficace se anche la scuola e lo Stato ci aiutassero a far ricordare”. La memoria è lo strumento prezioso dei cittadini del futuro. Senza di essa, il Paese è morto e con sé la Resistenza. Melissa Randò

Perché commemorare il 25 Aprile?

Settant’anni anni fa l’Italia ha mosso i suoi primi passi verso la democrazia. Fiaccata da vent’anni di politiche autoritarie e disastrose, ha cercato di rialzarsi attraverso le gambe e le braccia dei partigiani che l’hanno sollevata e difesa fino allo stremo. Calatasi in un conflitto più grande di lei e che le era piombato addosso come una maledizione, l’Italia si era affrettata a sancire l’armistizio con le forze angloamericane, reso noto l’8 settembre 1943. Il Paese si spaccò in due: da un lato Badoglio e il Governo che scappò nel Sud (liberato) e dall’altro i partigiani nel Nord e a Roma a combattere contro i nazisti che occuparono ampie zone d’Italia. Tanti i partigiani che, nel corso di quei due lunghi anni, hanno messo a repentaglio la loro vita, in azioni di sabotaggio o di volantinaggio clandestino, all’interno di bande di diverso colore politico (comunisti, socialisti, cattolici) e in gruppi più specializzati, come i “Gap” e il “Sap”, gruppi armati e squadre d’azione. In un Paese allo sbando, senza più un esercito, dove i vinti non si distinguevano più dai vincitori, in un miscuglio di lingue, paure e divise di diverso colore, un fuoco di ideali e passione ardeva nei cuori dei giovani rivoluzionari del passato. Nell’aprile del 1945 i partigiani riuscirono a liberare la maggior parte delle città italiane e a riscattare (in parte) l’immagine di un’Italia sconfitta e sciupata dal fascismo. Melissa Randò

01-00074537000018 - 25 APRILE 1945 LA LIBERAZIONE - MILANO - TRE RAGAZZE TRA CUI LU' LEONE AGGREGATE AI GRUPPI PARTIGIANI , IN PIAZZA BRERA MENTRE PERLUSTRANO LA CITTA' INSIEME AI "GAPPISTI" - 26 APRILE 1945 .I luoghi della memoria tra il V e il VI Municipio

Camminiamo sulla Storia. Le distese interminabili di campagne, immortalate negli scatti in bianco e nero dell’epoca, sono state sostituite dagli alti palazzoni dove ora viviamo. Eppure molti dei luoghi dove oggi passiamo indifferenti e in tutta fretta, durante la Resistenza hanno rappresentato un tassello importante dei combattimenti. I partigiani non hanno solo effettuato grandi azioni a via Rasella o a Porta San Paolo, ma anche nelle periferie romane. In quanti sanno che il Castello di Lunghezza era utilizzato come roccaforte occupata dalle forze naziste? O che la fabbrica Breda -che ha dato nome all’omonimo quartiere- era in realtà un campo di internati? Ripercorrendo all’indietro la storia è possibile individuare molti luoghi tra il VI e il V Municipio. Si passa da quella che oggi è la Collina della Pace a Finocchio alla località Due Torri (Torrenova- Tor Vergata), limitrofa all’odierna via dei Ruderi di Torrenova. Proprio qui l’ordine dei granadieri di Sardegna combattè contro i tedeschi, nel luogo dove oggi sorge solo una delle due torri presenti. Importanti, poi, furono i capisaldi n. 12, tra via Prenestina e via di Tor Tre Teste e il n. 13 tra via Collatina e Tor Sapienza. Ma è a Centocelle, Pigneto e al Quadraro che l’odore della polvere da sparo si mescolò al battere frenetico dei cuori dei giovani partigiani. Nell’ottobre del 1943 fu fondato un gruppo di partigiani, la Banda Rossi, che si distinse per l’assistenza (distribuzione di pane, farina, provenienti dai molini di Tor Pignattara e Quadraro) data alle famiglie dei rastrellati del Quadraro, dei carcerati politici e fuggiaschi. Ma non solo. Tra il 1943 e il 1944 la Banda operò delle azioni di sabotaggio di depositi di armi a discapito dell’esercito nazista, come nell’episodio del 1943 all’Aereoporto di Centocelle, o si dimostrò protagonista in lanci di bombe e combattimenti contro le retroguardie tedesche. Nel 1944 è rimasto famoso l’assalto di via Galeazzo Alessi, a Tor Pignattara, dove 22 tedeschi furono circondati, fatti prigionieri, rinchiusi nella scuola di via Casilina e consegnati agli Alleati. Anche il Pigneto fu protagonista di una serie di azioni che spesso finirono nel modo più drammatico: dopo gli interrogatori e le torture, alcuni partigiani (vengono ricordati Fernando Nuccitelli, Antonio Atzori, Ferdinando Persiani) furono deportati nel campo di concentramento di Mauthaussen. Sono state loro dedicate delle targhe, che si trovano sparse in giro per il popolare quartiere.

I luoghi della memoria non sono però solo i posti emblematici della lotta partigiana. Ne esistono altri, cari ai testimoni dell’epoca, anche solo per essere stati i loro rifugi durante i bombardamenti. Nel quartiere di Centocelle, per esempio, esisteva un pozzo vicino via dei Noci, utilizzato per abbeverare i residenti, o le grotte di via Tor de Schiavi, che, nonostante fossero a ‘pericolo crollo’, furono lo stesso utilizzate come roccaforti sicure. Purtroppo fino ad oggi sono pochi quelli che realmente conoscono almeno una parte di queste informazioni. L’obiettivo dovrebbe essere diffondere questo sapere soprattutto alle nuove generazioni, perché un popolo che non conosce il suo passato non riuscirà mai a vedere più chiaro il proprio futuro. Melissa Randò

Commemorazione del rastrellamento del Quadraro

Dopo 71 anni dal rastrellamento di 2000 civili e la deportazione di 900 da parte delle truppe naziste, il Quadraro non dimentica. Durante l’occupazione nazista della città di Roma, alcuni partigiani del Quadraro uccisero tre soldati tedeschi e la rappresaglia scattò con tutta la sua violenza. Il 17 Aprile si è svolta, infatti, una commemorazione alle vittime con la deposizione di fiori presso il monumento a largo dei Quintili e al Parco XVII Aprile nel quartiere, diviso tra V e VII Municipio. All’evento era presenti i due minisindaci, Palmieri e Fantino. La giornata è proseguita con una mostra fotografica, un tour ciclistico per le opere di street art. Mel.Ra.

Nuovo Anpi nel VI Municipio

Alle mancanze dell’Amministrazione risponde Nuova Umanità che il 13 aprile ha indetto un’assemblea pubblica per la formazione del nuovo comitato ANPI del territorio. Ai giovani organizzatori, che non hanno ancora una sede, è stato offerto il locale che oggi ospita la Spi Cgil a Tor Bella Monaca. All’evento hanno partecipato alcuni esponenti della sinistra radicale del territorio, ma grande delusione è arrivata dai rappresentanti politici della maggioranza del PD del VI Municipio che non hanno partecipato al dibattito cittadino (ad eccezione del Presidente Scipioni che ha preso la parola per pochi minuti). La sterilità di un territorio si capisce anche questo. Mel.Ra.

Dov’è il VI Municipio?

In occasione dei 70 anni dalla Liberazione d’Italia il VI Municipio festeggia a modo suo l’evento. Non organizzandone nessuno. Oltre all’inaugurazione di un parco dedicato alla Resistenza nel quartiere di Corcolle da parte dell’Associazione Mentelocale, è stato supportato un progetto scolastico:  quattro alunni degli istituti ‘Edoardo Amaldi’ e ‘Emilio Sereni’ hanno partecipato al ‘Viaggio della memoria’ ad Auschwitz nell’ambito di un’iniziativa della Regione Lazio. E poi il nulla. Pesantissima l’assenza dell’Amministrazione  che aveva il dovere morale di organizzare degli appuntamenti in onore e in ricordo della Resistenza, soprattutto a causa dei diversi episodi di intolleranza e violenza che si sono verificati negli ultimi mesi nel territorio.  Mel.Ra.

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