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Lettera di fine anno

stampa1Cari lettori,

si sta per chiudere il 2015, un anno che ricorderemo come uno dei più difficili per la storia del nostro giornale. Abbiamo davvero fatto fatica a restare in piedi tra un’economia locale sempre più sofferente, lo sforzo di svolgere un mestiere quasi mai gratificante, i continui attacchi politici, conditi spesso di querele e minacce, e la difficoltà di formare una redazione potendo contare su basi molto precarie. E’ la vita di un giornale indipendente, che ha scelto di non mettersi sotto la mano protettiva di nessuno. Difendere la propria libertà di pensiero, prima come giornalisti e poi come cittadini, non è semplice. E mai senza conseguenze. Siamo un giornale che si pone delle domande e che ha il coraggio di sottoporle alle istituzioni. Non abbiamo paura di rimanere antipatici al potere, perché se fossimo simpatici, molto probabilmente, staremmo lavorando male. Noi le domande ce le facciamo. E continuiamo a indagare per portare alla luce il marcio che spesso abita nelle periferie estreme come quelle che abbiamo scelto di raccontare.

Per noi raccontare la periferia estrema di Roma è stata una scelta di campo. Se la pensassimo in termini aziendali dovremmo sicuramente spostarci in zone più ricche, dove le persone non hanno il problema di avere l’acqua corrente in casa ma magari solo quello di vedere l’erba del proprio parco tagliata. Di parchi qui ne abbiamo pochi e  noi di periferia siamo abituati a vederli incolti, sporchi. Ci siamo abituati. Ed è contro quell’abitudine al degrado che La Fiera dell’Est da 8 anni combatte. La scelta di campo ci impone di lottare attraverso il nostro lavoro, e non solo, contro quella logica che ci vorrebbe cittadini silenziosi, senza pretese perché residenti ai margini estremi della Capitale. Eppure noi siamo romani e come romani vogliamo essere trattati.

Soli, senza alcuna copertura, abbiamo portato avanti battaglie difficilissime. Ci siamo avventurati con coraggio in inchieste che hanno portato alla luce casi di mafia e corruzione. Non ci siamo tirati indietro quando c’era da fare i nomi e i cognomi. Ci siamo addirittura recati personalmente dalle Forze dell’Ordine per sporgere denuncia quando in mano abbiamo avuto le prove di un reato. Abbiamo combattuto contro quei giornali che ci vogliono spesso rappresentare come “i mostri “da sbattere in copertina, come “rifiuti della società” solo perché abitanti di periferia.

Non abbiamo avuto paura di scontrarci con interi quadranti, con il risultato di avere difficoltà nel normale svolgimento del nostro lavoro, quando questi assumevano atteggiamenti settari. Il tutto con evidenti conseguenze economiche.

Continuamente riceviamo chiamate dalle grandi testate nazionali che vogliono informazioni sul territorio. Spesso ci siamo rifiutati perché non prestiamo mai il fianco alla costruzione mediatica del “mostro”. A noi quello che amano chiamare ‘mostro’ ci sembra invece uno splendido elfo della foresta.

Cerchiamo di formare i nostri ragazzi a diventare veri giornalisti, giornalisti che come diceva il grande Enzo Biagi devono diventare dei “vendicatori delle ingiustizie”. Ma fare davvero i giornalisti a chi importa oggi? I ragazzi delle nuove generazioni hanno sempre meno la voglia di imparare, conoscono poco il senso del sacrificio e sono poco avvezzi al duro lavoro. Meglio un sito web e tanti saluti alla professione!

Se a tutto questo aggiungete le difficoltà economiche, il pasticcio è presto fatto. Qui da noi restano quelli che vogliono davvero diventare giornalisti, perché da noi si impara davvero la professione.

Abbiamo la fortuna di raccontare territori che in molti definirebbero piccole Beirut, tanto sono gravi le mancanze dell’amministrazione. E abbiamo il grosso vantaggio di poter incidere con il nostro lavoro al miglioramento di questi territori.  Raccontiamo di senzatetto, di occupanti, di sfrattati, di emarginati, di rifugiati. Ma anche di case popolari, di scuole fatiscenti, di politici corrotti, di persone che ogni giorno si tirano su le maniche per il bene comune. Di insegnanti di periferia, di padri, di madri, di figli. Qui, tra il V e il VI municipio, abbiamo la fortuna di poter raccontare il mondo intero. Siamo il luogo antropologicamente più interessante della città di Roma e anche qualcosa in più.

Noi siamo un giornale che oggi c’è ancora, nonostante le tante ammaccature che negli anni ha subito. Ci siamo, nonostante quei piccoli mafiosi che cercano di colpirci minacciando i commercianti che di conseguenza non fanno la pubblicità sulle nostre pagine.

Nonostante tutto noi campiamo grazie a voi e grazie al nostro grande cuore e il nostro enorme coraggio. Non sappiamo cosa ci riserverà il 2016. Auguriamo però a tutti voi che sia l’anno della rinascita e della conquista di tutti quegli spazi sociali che in questi anni hanno cercato di togliere alla periferia.

Buon Natale e felice anno nuovo.

Federica Graziani

Direttore Responsabile de La Fiera dell’Est

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