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L’estate di fuoco del ‘Mondo di Mezzo’

AULA_GIULIO_CESARE_d0Continuano le indagini e gli arresti nell’ambito dell’inchiesta di Mafia Capitale. Il Sindaco Marino non molla, nonostante le opposizioni che invocano le sue dimissioni e un Governo che potrebbe (e vorrebbe) farlo fuori. Nel frattempo si dimette il Vicesindaco Nieri.

Roma brucia. E le fiamme si portano via con sé numerosi documenti di rilievo per l’inchiesta su Mafia Capitale. Nell’incendio divampato il 27 giugno negli uffici del centro d’accoglienza “Il Ponte”, riconducibili alla Cooperativa “Atlante”, nel quartiere san Giovanni, calano molti sospetti. Anche perché un altro fatto simile era avvenuto poche settimane fa. Gli inquirenti lavorano sulla pista del dolo: risulta possibile, infatti, che il gesto sia collegato allo scandalo di “Mondo di Mezzo” e al tentativo di distruggere prove contro dirigenti di coop e rappresentanti di tutti i settori coinvolti. La cooperativa sociale “Atlante” – che si occupa di manutenzione di giardini e decoro urbano, pulizie, manutenzione edifici e guardianie – era presente nell’elenco dei soggetti perquisiti, ma non indagati, nella seconda tranche dell’inchiesta. “Mafia Capitale – il ritorno” non sembra ancora trovare una conclusione. Tra poltrone che vengono rimpiazzate, dimissionari dell’ultima ora e un Sindaco sfiduciato dallo stesso Renzi e dagli altri squali che vorrebbero sostituirlo, il destino della Capitale appare sempre più incerto e problematico.

Più la magistratura studia e più emergono dati sconcertanti che riguardano anche i Municipi. Nel 2010, per esempio, su centoventi appalti di manutenzione stradale indetti dai Minisindaci (spesso sfruttando le ‘somme urgenze’ immaginarie) soltanto sette sono stati affidati tramite una gara pubblica. E questi numeri – contenuti in una relazione dell’’Avcp (Autorità di vigilanza sui contratti pubblici) inviata in Campidoglio nell’agosto del 2011 – possono essere estesi anche verso gli appalti per la manutenzione di scuole, edifici ed uffici del Municipio, strade, verde pubblico. I soldi sparivano, ma di interventi nemmeno l’ombra. Una vera ‘pacchia’ per le stesse imprese di sempre che si sono spartite la propria fetta di torta su cui guadagnare sodo. Melissa Randò

Il Vicesindaco Nieri si dimette

“Il mio passo indietro, che nessuno mi ha chiesto di fare, ha alla base le stesse ragioni: l’amore per Roma e la convinzione che l’amministrazione Marino vada difesa a tutti i costi – scrive – Proprio per questo non posso più tollerare che la mia persona sia usata, in maniera volgare e oscena, come strumento per attaccare Roma e un’amministrazione che ha fatto battaglie di cui la sinistra italiana può andare fiera”. Le dimissioni avvengono in seguito alle numerose intercettazioni nell’inchiesta Mafia Capitale, per cui Nieri non è mai stato indagato, e nella relazione dei commissari prefettizi per i rapporti con il ras delle coop Savatore Buzzi. “Se avessi pensato soltanto a me avrei continuato senza farmi scalfire da nulla. Ho le spalle larghe. Ma ormai è evidente che certi poteri, certe realtà che hanno sempre avuto interessi sulla città, condizionandone le scelte, poteri che io ho incessantemente combattuto, sin da ragazzo, hanno fatto di me il bersaglio perenne di attacchi che non si sono limitati a colpire la mia persona ma si sono spinti oltre per tentare di inquinare l’immagine dell’intera amministrazione di Roma e anche quella del mio partito, Sel, mai coinvolto in alcuna inchiesta giudiziaria”. E ancora: “Il tritacarne mediatico vomita ogni giorno articoli, riportando intercettazioni riciclate da oltre 6 mesi, sbattute sulle prime pagine di quotidiani nazionali e caricate dalla superficialità di titoli che cercano di far passare per nuove cose vecchie di totale irrilevanza penale e giudiziaria.

Tutto per tentare di destabilizzare l’amministrazione Marino, per metterla all’angolo. Perché questa amministrazione dà fastidio, ha rotto troppi equilibri e va resa ogni giorno più fragile per far sì che tutto cambi affinché nulla cambi”. “Io non ci sto – conclude  - Lascio per impraticabilità di campo, perché non intendo prestarmi neanche per un giorno di più a questo gioco al massacro. Con il mio passo indietro confermo la mia più grande fiducia e stima nei confronti del mio sindaco, di Ignazio Marino, che credo e spero possa continuare le battaglie politiche di sinistra che questa città merita e che io esigo per Roma”. Pochi giorni prima erano arrivate anche le dimissioni di Iudicello, segretario generale Roma Capitale, e Mattia Stella, responsabile dell’attuazione del programma e dei rapporti con le realtà economiche e sociali.

Sospensioni e ancora indagati

Il secondo terremoto capitolino, scoppiato alla fine di maggio, ha portato all’arresto e alla scoperta di un vaso di Pandora, contenente molti volti ‘buoni’ della politica romana e regionale che avevano fatto affari con Salvatore Buzzi e Massimo Carminati. Al momento rimane in carcere Luca Gramazio, l’ex Consigliere regionale e capogruppo Pdl, per decisione del Tribunale del riesame di Roma. Scarcerazione e arresti domiciliari sono stati concessi, invece, a Mirko Coratti, ex Presidente dell’assemblea capitolina in quota Pd, Claudio Bolla (collaboratore di Salvatore Buzzi), agli imprenditori Daniele Pulcini e Tiziano Zuccolo (Vicepresidente della cooperativa Domus Caritatis), all’ex Presidente del X Municipio, Andrea Tassone e Francesco Ferrara, Vicepresidente del CdA della cooperativa ‘La Cascina’.

Proprio la cooperativa ‘bianca’ è stata commissariata dal Prefetto, Franco Gabrielli, che ha nominato due amministratori provvisori per la sua gestione, Raffaele Ferrara e Antonino Ilacqua. “La Cascina” è stata indicata come un gruppo consapevole e partecipe alla corruzione nell’aggiudicarsi nuove gare pubbliche e, nel momento in cui è stato emanato il provvedimento contro la cooperative, tutte le società, facenti parte del Gruppo, hanno avuto grosse ripercussioni in negativo. Un caso? Lo stesso giorno del “Marino day” (26 giugno) il Consigliere Francesco D’Ausilio – che nei giorni scorsi si era autosospeso dal Partito Democratico in seguito alla comparsa del suo nome nelle carte dell’inchiesta su Mafia Capitale – ha annunciato le sue dimissioni, come il capogruppo della lista Marino di Luca Giansanti.

Arriva l’autosospensione anche per Alfredo Ferrari, Presidente della commissione Bilancio, in quota Pd, presente in alcune intercettazioni, ma non indagato. La posizione nell’inchiesta si aggrava anche per il deputato democratico Umberto Marroni – personaggio vicino al Presidente del VI Municipio, Marco Scipioni ndr – e per il padre Angiolo, ex Consigliere regionale, che al momento non sono imputati, ma “sorvegliati”. Secondo alcuni documenti in mano al Gip, infatti, Umberto Marroni avrebbe favorito l’ottenimento di appalti pubblici per le coop di Buzzi e Carlini, membro della Direzione regionale del Pd Lazio, e il Consigliere comunale Pedetti avrebbero raccolto soldi per la sua campagna elettorale. Il ruolo di Angiolo Marroni, oggi garante dei detenuti del Lazio e vicino alle attività alla ’29 giugno’ di Buzzi, invece, sarebbe stato quello di concludere un accordo per la costruzione di un centro per migranti, eliminando i concorrenti. Melissa Randò

Sequestrati beni a Buzzi per 16 milioni

Nuovo scacco al boss delle cooperative. Nelle prime ore di lunedì 15 giugno la Guardia di Finanzia ha eseguito un sequestro di beni riconducibili a Salvatore Buzzi per un ammontare di circa 16 milioni di euro. L’operazione delle Fiamme Gialle è “in diretta prosecuzione delle attività di accertamento svolte dal Ros dei carabinieri” sull’impero delle cooperative sociali guidato appunto da Buzzi e sui rapporti con la pubblica amministrazione, in particolare con il Campidoglio. Il provvedimento nei confronti di Buzzi è stato emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Roma e riguarda le quote societarie, il capitale sociale e l’intero patrimonio aziendale -comprese le disponibilità finanziarie – della Sarim Immobiliare s.r.l., con sede a Roma, in Viale Palmiro Togliatti 1639, operante nel settore della “locazione immobiliare di beni propri”.

La società, legalmente rappresentata e partecipata con una quota del 6% da Emanuela Bugitti – già colpita da ordinanza di custodia cautelare in data 2 dicembre 2014 e 4 giugno 2015 – nonché dallo stesso Buzzi, sempre con il 6 %, e da Carlo Maria Guarany con l’1 % , risulta controllata dalle cooperative 29 giugno per il 48% e Formula Sociale per il 4%, entrambe sotto sequestro dallo scorso dicembre. Al patrimonio della Sarim Immobiliare S.r.l. corrispondevano disponibilità finanziarie, partecipazioni societarie e, soprattutto, lo stabile di 2.750 mq in via Santa Maria di Loreto 35, a Castelverde, che ospita i centri d’accoglienza ‘Castelverde’ e ‘La Casa di Elettra’. Di queste strutture, che offrono riparo ai senza fissa dimora e a madri con bambini, c’eravamo già occupati lo scorso gennaio, quando rischiarono la chiusura per il commissariamento della cooperativa di gestione, la ABC, strettamente legata alla 29 giugno. La chiusura è stata scongiurata tramite sistematiche proroghe mensili del Dipartimento Politiche Sociali e a gennaio le strutture hanno ricominciato ad ospitare nuove utenze. Il sequestro, comunque, non inciderà in alcun modo sull’attività dei centri, che rimangono aperti in attesa di un nuovo bando d’assegnazione. Matteo Muoio

‘Marino day’: fiducia di convenienza e attacchi dietro l’angolo

La Giunta del Sindaco, Ignazio Marino, assomiglia ad un porto: c’è chi arriva e chi lascia, quasi un gioco al rimpiattino in mezzo alla tempesta. Due grandi addii potrebbero presto liberare due pesanti poltrone in Campidoglio: mentre l’Assessore ai Trasporti, Guido Improta, si è ufficialmente dimesso, l’Assessore al Bilancio, Silvia Scozzese, starebbe ancora riflettendoci su. I continui terremoti capitolini potrebbero aver convinto il Primo Ministro a separare i nomi dei due Assessori (‘fedelissimi’ di Renzi) dall’inchiesta di Mafia Capitale, sfiduciando – nemmeno troppo indirettamente – l’operato del Primo Cittadino romano. Dimissioni: sì o no? Nelle scorse settimane l’aula Giulio Cesare e piazza del Campidoglio sono stati teatri di manifestazioni pro e contro la Giunta comunale, promosse da varie compagini politiche. Per smorzare il clima di tensione, il 26 giugno è stata organizzata una manifestazione ‘spontanea’ a cui hanno partecipato cittadini e soprattutto molti esponenti municipali e comunali. Ben conscio di una debacle colossale nel caso di elezioni anticipate, il Partito e i suoi componenti hanno scelto in massa di supportarlo.

Più per opportunità politica (“se cade Marino cadiamo tutti”) che per solidarietà. Forze opposte ostacolano, però, il tentativo di rinascita del Sindaco, che si fa promotore della lotta all’illegalità e fautore dell’onestà (come se fosse una qualità rara e non un tratto distintivo per ogni legislatore). Ignazio Marino afferma che non mollerà – se non lui chi altro potrebbe sostituirlo? – e prevede un suo Governo addirittura fino al 2023. Un azzardo di modestia che forse gli costerà caro, anche da parte dei suoi stessi compagni di Partito, che, bramosi del seggio capitolino, non vedeno l’ora di immolarlo definitivamente sull’altare mediatico in vista delle probabili elezioni anticipate.

Anche Matteo Renzi ha svestito i panni del difensore del Sindaco e ha svelato le sue carte, concedendo la regia dei lavori per il Giubileo al Prefetto di Roma, Franco Gabrielli. Lo stesso che a giorni si pronuncerà sul destino del Campidoglio. Se Marino dovesse cadere, sarebbe l’ex Capo della Protezione Civile a traghettare la cità fino alle prossime elezioni. Che Roma non sia pronta all’accoglienza dell’Anno Santo, che inizierà tra meno di sei mesi, è sotto gli occhi di tutti. E per evitare una figuraccia universale il Premier ha scelto il suo uomo di fiducia. La bozza del decreto del Consiglio dei Ministri – che è ancora in fase di approvazione – prevede l’affidamento e la gestione operativa delle amministrazioni coinvolte nella realizzazione del Giubileo straordinario della Misericordia. Ciò equivale a dire che la gestione dei fondi, dei lavori, – che nel 2000 fu affidata all’ex Sindaco Rutelli – è nelle mani del Prefetto di Roma. Marino ha le ore contate? Melissa Randò

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