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L’esercito con le mascherine al TMB di Rocca Cencia. Ma residenti e lavoratori?

senza-titolo-1La Raggi celebra la decisione tramite un post Facebook tra l’incredulità e la rabbia dei residenti

C’è chi avrebbe preferito un intervento risolutivo da parte delle forze dell’ordine, magari per chiudere definitivamente lo stabilimento di Rocca Cencia, ma evidentemente anche questa volta… “sarà per la prossima”. Un presidio dell’esercito è stato posto a controllo dell’ecomostro di Rocca Cencia per scongiurare ulteriori sabotaggi come quello che il 24 marzo ha provocato un incendio che ne ha determinato lo stop momentaneo.

I militari impiegati nell’operazione “Strade sicure”, attualmente a guida della “Brigata Sassari”, sono arrivati domenica mattina con tanto di mascherine protettive e subito in rete si è scatenato il tam-tam tra i residenti della zona che hanno iniziato a far circolare le foto. Poi è arrivato il post della sindaca a celebrare la scelta e a rivendicare il senso politico della decisione. “Garantire la sicurezza dello stabilimento (…) con questo obiettivo un presidio fisso dell’Esercito è attivo da questa mattina presso il Tmb di Rocca Cencia, l’impianto di trattamento e smaltimento rifiuti nella periferia Est di Roma di proprietà dell’Ama”

Sempre dal post della sindaca si evince che la decisione sarebbe stata presa “durante l’ultimo comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che il prefetto di Roma, Gerarda Pantalone, ha riunito il 6 giugno scorso a Palazzo Valentini”.  “Una sinergia- così l’ha definita la Raggi-  che prosegue e si consolida in modo virtuoso, a beneficio della città, garantendo presidio sul territorio e sicurezza in un luogo nevralgico per i servizi”

Tutto molto bello, se non fosse che, questo stabilimento è da anni al centro di una battaglia ambientale che coinvolge proprio “quel territorio” che la sindaca ha così serenamente chiamato in causa, una battaglia che vede impegnati cittadini e associazioni, tutti attivi nel denunciare i danni e le conseguenze derivanti dalle emissioni dell’impianto. Proprio per questo, per molti dei residenti costretti a respirare i miasmi prodotti dallo stabilimento, la vista di quei militari che (protetti delle mascherine) presidiavano e difendevano quello stesso ecomostro nel quale da anni sono invece costretti a lavorare decine di operatori (loro sì, senza utilizzare le mascherine), deve essere sembrato come l’ennesimo sfregio per il territorio. Figuriamoci poi quando la prima cittadina ha provato a vendere questo provvedimento come una decisione sana, responsabile e a difesa di un fantomatico interesse collettivo.

Il comitato dei “Quartieri riuniti in evoluzione” tramite una nota del suo presidente Andrea De Carolis non usa mezzi termini nell’attaccare la decisione della prima cittadina: “Colpisce che accada a Roma quanto successo nella terra dei fuochi campana. Un’istituzione come l’esercito messo a proteggere un sito che va contro tutte le regole previste dal principio precauzionale della UE, dalla vincolistica idrogeologica a quella paesaggistica e non ultima quella della vivibilità sottratta a cittadini considerati dalle istituzioni di serie C.  Le mascherine portate (giustamente) dai cittadini militari appaiono come l’ennesimo insopportabile sopruso di una parte dello Stato da cui ci si deve difendere, a cui i cittadini debbono impedire di violare la legge. Noi che cresciamo in 100.000 i nostri figli senza poter aprire le finestre, noi che seppelliamo i nostri morti per cancro come in nessuna altra parte del Lazio abbandonati anche dalla procura presa in altre faccende, non resta che rivolgerci, senza mascherine, al Presidente della Repubblica perché cancelli questo obbrobrio disperante permesso dalla nostra matrigna Patria”

Anche Marco Marra, del comitato delle Periferie di Roma Est, attacca la scelta della sindaca denunciando ancora una volta la situazione di inquinamento a cui sono costretti i residenti della zona: “Evito di commentare cosa ne penso visto il rispetto che provo verso i militari, la cosa che mi inquieta particolarmente è il dettaglio di questa immagine: le mascherine. Cosa lascia passare questa immagine? Cosa dovrebbero pensare i dipendenti AMA che ogni giorno sono lì ad avvelenarsi? Cosa dovrebbero pensare i residenti che da decenni vivono in questo inferno? Basta chiacchiere, non ne possiamo più”. Giacomo Capriotti

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