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L’EDITORIALE. La volpe e l’uva

La volpe diceva che l’uva era acerba solo perché non riusciva a prenderla. Si sminuisce qualcosa, o addirittura la si disprezza, solo perchè non si è in grado di raggiungerla.

A dare il via alla serie di messaggi diffamatori contro il nostro giornale un consigliere, guarda il caso strano, che si definiva “di sinistra”. A lui poi si sono accodate casalinghe annoiate, donne ferite. L’accusa: La Fiera dell’Est è in vendita. Persone che gettano fango, impedendo a noi di rispondere. In vendita perché, per esempio, in campagna elettorale offriamo spazi pubblicitari a pagamento a coloro che si candideranno per le regionali. Un servizio regolamentato dalla legge che ci obbliga a non fare discriminazioni tra partiti. L’ignoranza è una brutta bestia, la sciatteria politica lo è di più.

Il consigliere in questione si è spinto fino a scrivere pubblicamente che noi eravamo dei venduti perché avevamo stipulato un contratto con il suo capogruppo, nonostante non eravamo certo estimatori del suo partito. Lo so, già così fa ridere. Un consigliere che arriva a mettere alla mercè di tutti il contratto del suo candidato regionale, facendo con questo il male del suo partito e che arriva praticamente a dichiarare che un giornale per definirsi coerente dovrebbe vendere spazi solo ai partiti ad esso vicini. Messa così non li dovremmo vendere a nessuno! La conseguenza è stata la nostra richiesta di annullare il contratto in questione perché divenuto strumento politico per diffamare il nostro lavoro. La vista di una parte politica che siede all’opposizione viene spesso annebbiata da rancori personali e questo non fa certo il bene del partito.

Il gregge, intanto,che dormiva supino, si è svegliato. Iniziano così a circolare esternazioni schizofreniche di casalinghe annoiate, magari convinte del loro importante contributo nella difesa del bene comune, che scrivono pubblicamente che noi saremmo in vendita, e non di sinistra, perché sul nostro giornale appare la pubblicità di “ville per ricevimenti che vengono chiuse ogni tre mesi per illeciti e sale da giochi dove la gente si rovina la vita”. Perché lo sappiamo tutti che giocare al videopoker non è di sinistra, fornire un servizio ad una villa sequestrata in passato e poi di nuovo aperta non è di sinistra. Mentre è di sinistra diffamare il lavoro altrui. Lavoro che ci siamo sempre procurati da soli, forse, per certe persone il lavoro è un concetto molto lontano dalle loro corde. Ci preme quindi spiegare per l’ennesima volta un’ovvietà: il nostro è un giornale che campa sulla pubblicità e nonostante questo continuamente rifiutiamo di vendere a clienti che consideriamo in antitesi con i valori su cui La Fiera è fondata. Una volta ci è capitato, per esempio, di rifiutare la pubblicità di un negozio di pellicce. Una villa per ricevimenti, che offre lavoro a centinaia di persone, non è contro la nostra linea. Contro la nostra linea sarebbe se la villa in questione venisse considerata dalla legge in via definitiva colpevole. Così come una sala slot, se lavora nel rispetto delle regole non è una nostra nemica.  Non abbiamo mai voluto ledere il lavoro altrui. Lavoro che consideriamo il valore più importante per distinguere un uomo da un parassita. Lavoro che consideriamo un diritto e un dovere allo stesso tempo.

Per quanto riguarda le pubblicità politiche, offriamo un servizio a chiunque voglia avvalersene, perché riteniamo che tutti debbano avere la possibilità di poter esprimere la propria opinione. Per questo La Fiera ha sempre dato spazio a tutti, da destra a sinistra. Abbiamo, ci preme condividerlo, rifiutato, invece, la pubblicità di un politico del nostro territorio inquisito e condannato in passato, perché riteniamo che la politica debba ripartire da persone che possano vantare perlomeno un percorso senza macchie accertate.  Guadagniamo con la pubblicità? Certo, è ovvio! Questo significa mettere in vendita il proprio prodotto, non vendersi. Siamo meno di sinistra perché vendiamo pubblicità? La nostra indipendenza noi ce la sudiamo tutti i giorni ed è proprio a causa della scelta di vivere di sola pubblicità che ci troviamo a fare una vita in bilico. Siamo giornalisti, non giudici. Noi la nostra esistenza la viviamo a viso aperto, in prima linea e in modo trasparente.

Con coloro che la vivono nascondendosi dietro un computer, costruendosi una vita virtuale e utilizzando mezzucci di basso profilo per screditarci non abbiamo nulla da condividere. Costoro, se ne fregano di danneggiare il lavoro altrui, spinti da un odio e un disprezzo dovuto a motivi personali che li risucchierà nel vortice della solitudine. Sono coloro che così facendo calpestano il lavoro di ragazzi, che sul giornale impegnano tempo e fatica, e di commercianti che su di noi hanno investito. Questi parassiti, che predicano bene senza razzolare, per paura di sporcarsi le mani, sono quanto di più lontano da noi. Sono loro i veri servi, che per un tornaconto personale venderebbero l’anima al diavolo! Ma sono proprio loro a rappresentare la linfa vitale del nostro giornale, perché ci danno la certezza di aver scelto la parte giusta. Per voi, poveri, servi,  l’uva sarà sempre troppo acerba!

Federica Graziani e Alessio Carta

Permalink link a questo articolo: http://www.fieradellest.it/leditoriale-la-volpe-e-luva/

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