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L’EDITORIALE. La dittatura del dissenso

Demagogia non populismo. “Populista è colui che intende migliorare la posizione del popolo permettendogli di sfuggire alle violenze della classe dominante, ai ricatti e allo sfruttamento”. “Demagogo è colui che con ipocrisia ben calcolata, cerca di sfruttare l’ingenuità di una popolazione per trarne vantaggi indegni”.

Ci troviamo di fronte ad un fenomeno che è impossibile sottovalutare. Il popolo di Grillo ha fatto man bassa alle urne, ma è bene non sottovalutare i rischi di tanto consenso. Ci troviamo di fronte ad un rischio enorme per l’Italia. Nessuno è in grado di garantire un governo e siamo bloccati da qualcuno che con la demagogia sta portando nel baratro il Paese. Un Movimento antisistema che però oggi siede  nel sistema.

Abbiamo un signore, Beppe Grillo, che solo al comando muove le sorti dell’Italia. I suoi seguaci non prendono posizioni o decisioni se non dopo aver ricevuto il suo benestare. Seguaci di cui in pochi conoscono nomi, cognomi e facce  perché loro con le televisioni e giornali, che rappresentano il sistema, non parlano. Seguaci che definiscono folkloristiche le sprangate e i toni razzisti di Casapound. Seguaci che non conoscono il diritto costituzionale, tanto da non sapere che per partire un governo deve ottenere la fiducia di Camera e Senato. Seguaci che si sono fatti intortare da frasi fatte, da un programma che protesta ma non propone. E quando propone lo fa senza conoscere le problematiche del caso. Il Movimento dei senza macchia e peccato, poi scopri che si abbassano gli stipendi, ma che tra gli eletti ci sono famiglie intere che sommando i compensi si sistemano per una vita intera. Un Movimento che perde nella sfida più dura: le regionali. Lì si vota la persona, che hai visto lottare con te e per te, di cui conosci il percorso politico, di cui conosci il colore degli occhi. Allora ti accorgi che sono in molti a scrivere Grillo. Gli altri chi sono? Pedine, manipolate da colui che vuole diventare il giostraio dell’Italia.

Poi c’è la rete, l’unico mezzo di informazione al quale questi seguaci fanno riferimento. La rete che non è accessibile a tutti, che tiene fuori anziani, meno abbienti  e analfabeti del linguaggio dei computer. E per finire c’è quello splendido logo a cinque stelle, che nel ‘Non Statuto’, come lo chiamano loro, è di sola proprietà di Grillo che ne decide l’utilizzo. Bersani ha dichiarato che se lui se ne va il Pd un sostituto lo trova, ma chi è il sostituto di Grillo? A questo servono i partiti: a garantire la democrazia, la continuità ed evitare l’uomo solo al comando.

Federica Graziani

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