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Le vittime delle Complanari

Paolo Di Luzio e Paola Farroni

Paolo Di Luzio e Paola Farroni

Due famiglie residenti sopra le complanari della A24 sono state trasferite a Castelverde. Ormai fuori tempo massimo devono lasciare il residence, ma i lavori non sono ancora terminati.

“Pretendono che torniamo a casa nostra, ma in queste condizioni è impossibile” tuona il signor Paolo Di Luzio, cittadino di Lunghezza, trasferito da sei mesi a Castelverde perché la palazzina dove abitava è entrata a far parte dei cantieri destinati alla realizzazione delle complanari della A24.
La storia del signor Di Luzio e dei suoi familiari ha dell’inverosimile: la questione inizia circa otto anni fa quando Autostrade, pronta per la realizzazione delle Complanari, chiede l’esproprio dei terreni dove le strade dovranno passare. Parte la prima battaglia, soprattutto legato al prezzo, intorno ai 1.200 al metro quadrato la cifra disposti a sborsare per ottenere il terreno, rispetto ai 3000 euro, corrispondenti al valore di mercato.
Di lì in poi cambieranno molte scelte e molte nuove decisioni saranno prese, fino a quella della scorsa estate quando le famiglie residenti nelle case interessate dai cantieri, come quella del signore Di Luzio e di sua cognata, Paola Farroni, sono state trasferite in un residence in via Massa San Giuliano. Otto lunghi mesi per le due famiglie che hanno dovuto riadattare la propria vita alla nuova sistemazione. Fino al 30 gennaio quando una tragica notizia ha sconvolto tutti: ”Hanno iniziato a staccarci le utenze del residence per costringerci ad andare via – racconta la signora Farroni – mi hanno staccato il gas. Io ho una ragazza disabile dentro casa e non so come fare”.
In effetti le famiglie già da dicembre avevano ricevuto il preavviso che intimava loro di lasciare la casa di via Massa San Giuliano e tornare nelle loro abitazioni a Lunghezza, visto che la situazione era rientrata. C’è anche un accordo scritto che prevede il ritorno a dicembre. Allora perché restare con la forza, fino a farsi distaccare le utenze?
“Siamo stati raggirati; ci hanno invitato a firmare sostenendo che da lì a qualche giorno avrebbero sistemato il cantiere e saremmo potuti rientrare nelle nostre case. Invece una volta firmato hanno lasciato tutto così com’era”. In effetti le abitazioni delle due famiglie sorgono proprio sul cantiere: non solo quello che doveva un tempo essere un giardino è pieno di materiali, anche pericolosi, ma non è stato installato alcun parapetto o sistema di contenimento sulle balconate. Affacciandosi, infatti, si guarda dritti sull’autostrada, senza alcuna ringhiera di protezione.
Inoltre, al contrario di quanto garantito, non è stata ripristinata la situazione originale:”Intanto fuori il cortile era mattonato ed ora è solo un cumulo di sporcizia; ma poi durante i lavori hanno causato importanti crepe sui muri, e mi hanno garantito che avrebbero riparato” sostiene perplessa la signora Farrone. E’ dubbiosa perché dopo la lettera di dicembre è arrivato un nuovo sollecito, dove la chiave del messaggio era proprio la conclusione dei lavori e la possibilità di tornare a casa. Ma i presupposti oggettivamente non ci sono: ”Non possiamo tornare qui in queste condizioni. E’ pericoloso. Io ho un figlio piccolo, un cane, avrei paura a farli gironzolare da soli in giardino, con il rischio di finire di sotto” sostiene di signor Di Luzio. Così le famiglie sono rimaste in via Massa San Giuliano, intente a scongiurare il distacco delle utenze e impazienti di tornare a casa propria; quando tutto sarà davvero ultimato.
Jessica Santini

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