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Le scuole di Roma arrivano in Senato

SCUOLEaugello_andrea_adn-400x300Problemi di pulizia, manutenzione e aumento dell’orario di lavoro per le educatrici, che sono sul piede di guerra. La scuola di Roma Capitale è al collasso.

Topi, infiltrazioni d’acqua, strutture che cadono a pezzi: sono stati alcuni dei tormentoni dell’ autunno caldo delle scuole romane. Dopo mesi di battaglie e lamentele di genitori e insegnanti sembra che qualcuno si sia accorto degli enormi deficit e disagi in cui versa la Capitale. Come se non fossero palesi, da tempo, le carenze di una gestione dell’Istruzione che ha puntato al taglio trasversale e indiscriminato dei servizi. A puntare i riflettori sulla situazione vergognosa è il Senatore NCD Andrea Augello, che ha presentato un’interrogazione parlamentare al Sindaco di Roma, Ignazio Marino, affinché tutta la Giunta capitolina si attivi -magari durante l’approvazione del Bilancio- verso la soluzione del problema con uno stanziamento di fondi. Datata 29 gennaio, la mozione ha sensibilizzato da subito anche il Ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin, che ha intenzione di inviare una squadra che dovrà verificare la reale condizione degli istituti scolastici. Nel VI Municipio la situazione è grave, ed è dimostrato dalla comparsa dei nomi di alcune scuole, citate come esempi al negativo da Augello. Sono tantissime, infatti, le segnalazioni che ogni anno arrivano agli organi locali, che non riescono a far fronte alle problematiche per carenza di fondi.

Topi e manutenzione. La pulizia delle scuole è uno dei tasselli bollenti. La società appaltatrice attuale, la Roma Multiservizi, si occupa, tra l’altro, della manutenzione (anche del verde) e del trasporto scolastico. Il servizio offerto si è rivelato insufficiente per coprire i 500 plessi romani con le poche risorse disponibili. L’Amministrazione Marino, dopo aver tentato nell’estate scorsa di affidare la gestione dei servizi ausiliari al consorzio Cns -vicino alle cooperative dell’inchiesta “Mondo di mezzo”- e avendo fallito, ha deciso di promuovere un nuovo bando di gara. L’intento era anche quello di frenare le proteste dei lavoratori della Multiservizi che rivendicavano l’assenza di una norma a salvaguardia del loro impiego. I finanziamenti sono stati ridotti anche alle attività di disinfestazione e derattizzazione degli edifici scolastici – la cui gestione degli appalti è competenza municipale. Tutto ciò ha contribuito ad una condizione di degrado e abbandono, che ha provocato il delirio all’inizio dell’anno scolastico. L’esplosione del malcontento si è rivelato a pochi giorni dal suono delle campanelle. Alcune scuole sono state chiuse dalle autorità sanitarie, su insistenza dei genitori arrabbiati, causa topi, escrementi e deratizzazioni inefficaci. Gli episodi, al limite delle norme igienico- sanitarie, sono stati denunciati alle ASL e ai NAS. Le situazioni, però, non hanno mai trovato una reale soluzione. Dal Senatore Augello sono state citate due scuole del VI Municipio: l’asilo “Peter Pan” in via Panzera (Tor Bella Monaca), la scuola di via Gastinelli (a Ponte di Nona), particolarmente colpite dal problema topi nei mesi scorsi. Una spiegazione alla presenza dei ratti è la mancanza di una manutenzione delle aree verdi destinate alle attività ricreative dei bambini e la vicinanza con i cassonetti stracolmi dell’immondizia.

Strutture “decadenti”. Non solo topi, però. Sulle scuole di Roma continua a gravare il peso di anni di politiche a sfavore dell’Istruzione. Tetti sfondati, acqua che scende dal soffitto, infissi non a norma, strutture datate e bisognose di una ristrutturazione: gli innumerevoli problemi strutturali si sommano all’inefficienza dei servizi igienici o dei riscaldamenti, come il nido Isola Peter Pan (VI Municipio), citato ancora una volta da Augello. “Lo stato di degrado investe complessivamente -spiega ancora il Senatore di NCD – ed a vari livelli un terzo degli immobili, mentre il 10% – ovvero 50 plessi – presenta inadempienze di legge che possono configurare sanzioni penali”. Una delle cause dello stato di degrado è il congelamento dell’operato dei funzionari del sistema di prevenzione, protezione e monitoraggio delle offerte, istituita nel 2009, che avrebbe coordinato i servizi di Roma Capitale. Questo organo avrebbe dovuto, poi, vigilare sulla stesura degli appalti per i servizi di manutenzione e per il monitoraggio del servizio reso dalla ditta appaltatrice, ma nel gennaio 2014 è confluito nel Dipartimento Servizi Educativi ed ora ha seri problemi a funzionare.

Educatrici in rivolta. Il 28 gennaio le educatrici del Comune hanno manifestato davanti il Campidoglio contro i continui provvedimenti che penalizzano il loro lavoro e l’apprendimento degli alunni delle scuole romane. “Dov’è la scuola a misura di bambino tanto voluta dalla Giunta Marino?”. Sotto accusa il nuovo contratto decentrato che prevede il taglio degli stipendi, l’incremento dell’orario di lavoro e un aumento del numero di bimbi per docente. La delibera 239/14 è nel mirino di insegnanti e genitori: secondo l’interpretazione forzata del Direttore del Dipartimento Politiche Educative e Scolastiche, la norma impone e non “propone” che dal 1 febbraio non verrà sostituito il personale assente nella Scuola dell’infanzia per tre giorni del turno pomeridiano. Così, le insegnanti di ruolo della Scuola d’Infanzia sarebbero obbligate a svolgere turni di 8 ore consecutive a contatto con i bambini e, in caso di inadempienze, rischiano sanzioni disciplinari. Uno sfruttamento inaccettabile per le educatrici, che lo scorso mese si sono viste decurtati 170 euro dalle loro buste paga. Il nuovo provvedimento -che gonfia le ore lavorative ma non i corrispettivi portafogli- è già considerato fallimentare e ancor più disastroso rispetto a quello attuale: il servizio non farà che peggiorare a spese dei piccoli alunni. “Attualmente è attivo -spiega in una nota Daniela Pitti, responsabile dell’ RSU USB Roma Capitale- un tavolo delle trattative tra le Parti Sociali e l’Amministrazione di Roma Capitale, il cui scopo è di trovare un accordo condiviso sulla riorganizzazione dei servizi educativi e scolastici, in particolare sulle modalità di sostituzione del personale assente, sul rapporto educatrice/bambino, sul tipo di modello organizzativo più consono alle esigenze dei territori, delle famiglie e dei conseguenti progetti educativi da attuare nei Nidi e nelle Scuole dell’Infanzia”. Queste norme hanno provocato, spesso, disagi e disservizi per il personale e situazioni di pericolo per i bambini tanto che alcuni genitori hanno ricorso alle Forze dell’ordine. Quello che chiedono le educatrici è di continuare ad applicare il modello elaborato dal Gruppo Educativo e dal Collegio docenti in relazione al proprio progetto educativo e più consono alla propria realtà e d sospendere l’applicazione della delibera 236/14. Se un’insegnante si assentasse, verrebbe sostituita con la nuova delibera? Che fine farebbero le moltissime e valide precarie della scuola materna? Da anni nelle liste e nelle graduatorie comunali, questa forza-lavoro femminile -al momento solo sfruttata per tamponare assenze medio- lunghe o giornaliere- aspetta una chiamata di assunzione che dal Comune, però, non arriva mai. Quale futuro si prospetta per i bambini? Se il Comune di Roma pensa di riuscire a risolvere e risparmiare così sul personale “in eccesso” – da anni in una condizione di incertezza crescente – sta sbagliando di grosso. Siamo di fronte ad un punto di non ritorno. Le educatrici sono sul piede di guerra e continueranno a lottare. Melissa Randò

 

 

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