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La Regione dice NO all’ecomostro di Rocca Cencia

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“E’ una notizia epocale, l’inizio della rinascita di tutta la nostra zona”. Vincono i cittadini, vincono i comitati, vincono tutti coloro che si sono uniti alla lotta contro l’ennesimo tentativo di stupro del territorio del VI Municipio.

Un no secco, netto, che non ammette obiezioni. Con la determinazione del 24 aprile 2018, n. G05369, la Regione Lazio si è pronunciata in merito alla valutazione di impatto ambientale del progetto per la realizzazione della sezione di trattamento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani all’interno del complesso impiantistico sito in via di Rocca Cencia 301.

Un progetto che prevedeva  un quantitativo di 50.000 tonnnellate l’anno, per 168 (+10%) tonnellate/giorno e lo stoccaggio istantaneo massimo pari a 1.200 tonnellate. Tutto nel Municipio VI, il territorio, secondo i dati della Regione Lazio, con il maggior numero di decessi e malati per tumore.

Il Municipio VI, quello in cui già insiste l’impianto AMA di Rocca Cencia. Quello ormai noto come la Terra dei Fuochi di Roma Est, con la discarica di Castelverde, le Colline di Bitume di Osa, con i terreni agricoli di Rocca Cencia dove sono stati ritrovati rifiuti tossici e materiali sanitari, quello dei fumi tossici, quello delle falde acquifere inquinate.

Stavolta i cittadini, uniti, hanno fatto muro e hanno dato battaglia e hanno sventato l’ennesima minaccia per la salute e l’ambiente.

“Il parere ambientale sull’ampliamento di Rocca Cencia – ha commentato Andrea De Carolis, membro del QRE che all’epoca presentò esposti e fece una durissima lotta –  è nettamente negativo. E’ una notizia epocale per la nostra zona Roma Est. E’ l’inizio della rinascita di tutta la nostra zona. Sono stati riconosciute le nostre osservazioni fatte dal QRE, insieme all’Università, a tutta la gente di buona volontà che si è opposta negli ultimi anni con una lotta strenua al continuo tentativo di degradare il nostro territorio. Ringraziamo la Regione Lazio che ha espresso con gli uffici tecnici, con una procedura prevista dalla legge, parere negativo. Siamo veramente felici di questo e per noi non è che l’inizio per continuare la lotta e per far chiudere tutti gli impianti e trasformarli nella cittadella del restauro e dell’archeologia con il rispetto dei vincoli ambientali fortissimi e insuperabili che ci sono con le falde acquifere, con il parco archeologico al confine, con le 100mila persone che vivono nel raggio di 3 Km e che vivono ogni giorno la tragedia del record di morti per cancro in tutto il Lazio e l’insopportabilità di odori nauseabondi e chissà cos’altro veicolato dai venti. Inizia quindi la rinascita da Est. Grazie a tutti quelli che si sono adoperati perché questo obiettivo fosse raggiunto”.

Tra i motivi che hanno spinto la Regione Lazio a dare parere negativo c’è il fatto che  “nel raggio di 4 Km dall’impianto risultano insediati circa 100.000 abitanti” e che “sono pervenute numerose osservazioni da parte di Comitati, Associazioni e cittadini che hanno rilevato le criticità presenti sul territorio di localizzazione dell’intervento proposto tra le quali ulteriori espansioni urbanistiche, quali il PRU di Tor Bella Monaca – Torre Angela, il Piano di Zona Grotte Celoni con una previsione insediativa di 11.000 nuovi residenti”.

Inoltre “la presenza di ricettori sensibili come scuole primarie e dell’infanzia e la presenza di nuclei residenziali”,  poco distanti dall’impianto di Rocca Cencia. Da non sottovalutare anche il peso che ha avuto la vincolistica paesaggistica per i beni d’interesse archeologico, come Gabii, sito di interesse mondiale ed acquisito in proprietà dalla Sovrintendenza Speciale di Roma, “ma mai valorizzato, per il quale vi è una proposta di Parco Nazionale dell’Agro Romano ed è stato avviato il riconoscimento del sito UNESCO”.

Lo stesso Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale della Regione Lazio ha trasmesso una relazione in merito alle possibili implicazioni per la salute della popolazione residente in prossimità dell’impianto in oggetto, “evidenziando il fatto che ARPA Lazio rileva l’elevata complessità del contesto ambientale in cui si inserisce l’impianto AMA caratterizzato da aree che sono state oggetto nel passato recente di molteplici e articolate attività di gestione rifiuti che non sono state adeguatamente controllate e conosciute ai fini delle opportune verifiche in relazione al dettato normativo ed evidenzia”.

Grande peso ha avuto anche la componente suolo e ambiente idrico, “la zona di Rocca Cencia è servita da acquedotto pubblico che comporta il divieto di utilizzare pozzi privati a scopo potabile”.

 La Regione Lazio ha anche evidenziato che “nel medesimo contesto territoriale ed ambientale insistono sia la discarica dell’Inviolata (a circa 5 km di distanza) che il cementificio di Guidonia, e che il territorio è disseminato da discariche abusive, localizzate nei quartieri di Castelverde, Lunghezza e Rocca Cencia, che non risultano essere mai state bonificate”.

Osservazioni e valutazioni che hanno spinto la Regione Lazio a dare parere negativo alla richiesta dell’ampliamento dell’impianto di Rocca Cencia. Valutazioni oggi  utili per chiedere l’immediata chiusura dello stabilimento AMA presente sul territorio.

L’Assessore all’Ambiente del VI Municipio Katia Ziantoni invia un comunicato alla nostra redazione: “Si conclude, dopo circa 3 anni, un percorso cominciato fuori le istituzioni insieme alle tante realtà del Municipio che, in tutte le sedi, si sono opposte allampliamento di Rocca Cencia. Un progetto che si accaniva su un territorio già compromesso dal punto di vista ambientale (come dimostrano i documenti allattenzione dellEnte regionale) e su una comunità che ha rivendicato i proprio diritti fondamentali. La partecipazione del Municipio VI e del Dipartimento Ambiente del Comune di Roma alle ultime conferenze dei servizi è stata determinante per acquisire le osservazioni tecniche e i nuovi pareri, ostativi alla realizzazione del nuovo impianto. Un impianto che sarebbe costato circa 20 milioni di euro, vincolato al rilascio dellautorizzazione regionale e con un rischio, per danno erariale, che il PD ha lasciato in capo ai cittadini romani. Lo stesso PD che, oggi allopposizione, accusava lattuale Amministrazione di non aver considerato il valore economicodel progetto. Lo stesso PD, nella persona di Dario Nanni, ex consigliere del Comune di Roma e attuale consigliere del Municipio VI, che votoa favore dellecodistretto e non fu mai presente, insieme al suo partito e alle altre opposizioni, alle conferenze dei servizi indette dalla Regione Lazio. Questa Amministrazione ha tenuto fede agli impegni presi con i cittadini che ringrazia perché noi siamo solo cittadini dentro le istituzioniLo stop definitivo al biodigestore è possibile, infine grazie al nuovo piano rifiuti. La previsione dei due impianti di compostaggio, infatti per i quali è stata chiesta lautorizzazione regionale non mettono soltanto un punto con il passato, ma danno lalternativa alla grande impiantistica e pongono le basi per un nuovo modello di gestione che, unitamente alla tariffazione puntuale, alle gare pubbliche, alla fine del monopolio Cerroni ci consentono di guardare al futuro con visione nuova della città”.

La replica del capogruppo Pd VI Municipio Dario Nanni: “Provvederò a presentare querela contro la Ziantoni visto che sulla questione non c’è mai stata una votazione in Aula”.  Federica Graziani

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