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La morte dei servizi sociali: non pagano solo gli anziani

Viviana Ruggeri, Comitato Diritti per gli AnzianiLe conseguenze dei tagli all’assistenza domiciliare sono molte e gravi. La referente del neo costituito Comitato per il Diritto degli Anziani spiega quale futuro si prospetta (e andrà combattuto).
La delibera comunale n. 355/2012 – 204 pagine di prolissi tecnicismi adottata dal nostro Municipio – ridurrà da giugno le ore di assistenza domiciliare non tanto per disabili e minori quanto per gli anziani. Una scheda di valutazione ridisegnata da Alemanno e la Vicesindaco Belviso (responsabile Politiche Sociali) non reputa più gravi le condizioni di molti assistiti. A pagare saranno di conseguenza anche assistenti sociali e centri diurni notevolmente depotenziati. Viviana Ruggeri – Ricercatrice sociale pubblica e valutatrice di politiche sociali e No-Profit a livello nazionale – risponde alle nostre domande per il nuovo Comitato per il Diritto degli Anziani, operante esclusivamente nel nostro territorio.
In uno dei municipi col più alto numero di anziani di Roma (400 circa) come giudicate le politiche sociali attuate da Lorenzotti in questi 5 anni?
Gli anziani sono esistiti per questo municipio solo ed esclusivamente come bacino elettorale. Mi è capitato personalmente di segnalare al Presidente (Lorenzotti, ndr) come la riduzione dei servizi di assistenza avrebbe avuto un costo sociale ed economico assai più importante di quello che si voleva tagliare. Un anziano non assistito dai servizi sociali è un anziano che entra inevitabilmente a carico della Sanità a causa della sua ospedalizzazione. Ma Lorenzotti non ha questo tipo di visione: l’anziano ospedalizzato diviene un costo della Regione (data la ripartizione delle competenze tra Regione e Comune) e perciò un costo in meno per il Municipio! Peccato diventi un costo in più per la collettività e dunque per noi.
Cosa chiedete, oltre ad una ritrattazione sulla delibera n° 355/2012? Siete disposti a sedervi a un tavolo con l’ Amministrazione?
La deliberazione deve essere sospesa al fine di avviare un processo sia tecnico sia politico per la sua ridefinizione. Il nuovo Sindaco di Roma dovrà metter in agenda questa rivisitazione come prima priorità di questa città. Dovrà riavviare le sperimentazioni, una volta apportate le dovute correzioni, e rendere pubblici gli esiti delle stesse. Noi vogliamo essere a quel tavolo in qualità di interlocutori, come garanti di coloro che il bisogno lo vivono sulla propria pelle. I soldi li devono trovare ad esempio, tagliando sulle consulenze e costruendo convenzioni con Istituti pubblici che possono a titolo gratuito rendere disponibili i propri saperi tecnico-specialistici. Ma è importante ricordare che la Regione Lazio deve entrare in questo processo e così il Governo Centrale. Vorrei infatti ricordare che con la riforma del titolo V° della Costituzione, la delega delle politiche sociali alle Regioni e ai Comuni è avvenuta lasciando allo Stato la funzione di assicurare a tutti i cittadini uguaglianza nel diritto di accesso ai servizi sociali e alla qualità delle prestazioni.  I cosiddetti “liveals” (standard minimi dei livelli servizi socio-assistenziali, ndr) sono a cura dello Stato e non del Comune. Credo dunque che la lotta del nostro Comitato sarà lunga e toccherà anche i livelli nazionali di politica istituzionale.
Quali saranno le prossime azioni da attuare? Manifestazioni e occupazioni?
Stiamo aspettando gli esiti delle votazioni per sapere chi saranno i nostri interlocutori. Chiederemo subito un incontro e valuteremo gli strumenti di conflitto da mettere in atto. È già stata calendarizzata la prossima riunione del Comitato. L’urgenza è dettata dalla informativa che le assistenti sociali chiameranno gli anziani assistiti a “firmare” il nuovo piano di intervento individuale. Capiamo il senso dell’umiliazione?! Si chiederà loro di firmare ciò che  una sola parte contraente ha già deciso: tagliare il diritto di essere assistiti.
Manuel Manchi

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