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La lotta dei lavoratori per il rilancio di Cinecittà

CinecittàI dipendenti di Cinecittà Studios tornano in azione per tutelare i posti di lavoro e rivendicarne il ruolo culturale e industriale.

Un presidio e un incontro dei dipendenti con la Direzione per bloccare la cassa integrazione e chiedere investimenti. Questo chiedono i sindacati perché credono ancora nel ruolo che Cinecittà può avere nel settore cinematografico. Alcuni rami di produzione stanno tornando nelle mani di Cinecittà Studios, così i sindacati stanno chiedendo l’internalizzazione dei dipendenti scacciando in questo modo la cassa integrazione.

Ad inizio aprile ci sono stati un sit-in a Cinecittà World dove era presente Carlo Verdone e un presidio dei lavoratori a via Tuscolana 1055. A cui è seguito un incontro con la direzione per quanto riguarda il settore della post produzione. La società Deluxe, che aveva preso il settore due anni fa, è attualmente in liquidazione. I lavoratori, ora che si sta ritornando nelle mani di Cinecittà Studios, chiedono un piano industriale con investimenti certi e un impegno per la ricollocazione dei dipendenti, utilizzando i contratti di solidarietà.

“Da un anno non si investe più, così sul mercato si è più deboli – dichiara Massimo Corridori della Rappresentanza Sindacale Unitaria (Rsu) dei lavoratori – con la liquidazione tanti clienti non hanno più scelto Cinecittà”.

Eppure tra gli azionisti degli Studios abbiamo un produttore cinematografico come Aurelio De Laurentiis e ci sono grandi produzioni che stanno tornando, come il remake di Ben Hur. “Stanno modificando Cinecittà per trasformarla in un luogo di intrattenimento. Il cinema e l’audiovisivo non trovano interesse se non per cementificare altri sette ettari. Così si perderebbe qualsiasi grande scenografia, produzioni come Ben Hur non sarebbero più possibili”. Per questo motivo i sindacati chiedono sia la cancellazione del piano che prevede la costruzione di impianti come ristoranti e palestre, sia la tutela delle competenze di tecnici e artigiani, motivo di vanto per cui i registi scelgono ancora Cinecittà.

Il ruolo pubblico è comunque ancora forte in questo settore: il Ministero dei Beni Culturali possiede ancora il 20 per cento delle azioni nonché i terreni e gli immobili di Cinecittà. “Non basta la lotta sindacale, serve una lotta culturale: stiamo proponendo un’associazione nazionale aperta a tutti i cittadini” conclude Massimo Corridori, “per cominciare la battaglia per un Paese diverso, non prono ai poteri forti e capace di fare proposte per recuperare luoghi simbolo come Cinecittà, in modo da creare lavoro e sviluppo”. Emanuele Rigitano

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