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La forza dei lavoratori ha vinto: nessun licenziamento al Policlinico Tor Vergata

proteste ptv2Dopo quasi tre mesi dall’inizio del sit in di protesta, i dipendenti OSS e Ausiliari hanno ottenuto ciò che volevano. I tagli non saranno effettuati.

Un urlo liberatorio si è alzato prepotente: “I lavoratori hanno vinto”. I dipendenti l’avevano promesso: “Non ce ne andremo di qui finché non ci assicurerete che nessun lavoratore sarà licenziato”. E così è stato. L’11 dicembre gli striscioni provocatori e le tende, che hanno accompagnato tante notti al freddo e che erano diventate la loro seconda casa, sono stati sgomberati. Non per ordini dall’ “alto”, ma perché i lavoratori hanno vinto la loro lotta. Il piazzale dell’ospedale è tornato libero dopo essere stato il fulcro della protesta degli OSS e gli Ausiliari del Policlinico Tor Vergata.

proteste ptv00Lavoratori sul tetto

Dopo incontri rinviati e non risolutivi, istituzioni latitanti e un’indifferenza scandalosa i lavoratori hanno deciso per un atto di “forza”. Nella notte tra l’8 e il 9 dicembre sono passati all’azione. Armati di bisturi e tanto coraggio, cinque dipendenti sono saliti sul tetto del Policlinico con un unico obiettivo: ottenere delle risposte. Uno spettacolo che, nelle prime ore del giorno, ha incuriosito utenti e lavoratori. I cinque dalla cima del PTV hanno minacciato più volte di utilizzare i bisturi per tagliarsi le vene o di farsi precipitare giù se nessuna istituzione avesse avuto ancora il coraggio e la dignità di comunicare con loro. Dopo alcune ore, sono arrivati i Vigili del Fuoco e la Polizia che hanno tentato invano di convincerli a scendere e di trattare. La situazione, però, non riusciva a sbloccarsi. La Direttrice del polo ospedaliero romano, Tiziana Frittelli – ferma nella convinzione dell’efficacia dei tagli da lei stessa operati – si rifiutava di incontrare una delegazione dei lavoratori e di scendere a compromessi.

proteste ptv 2La vittoria dei dipendenti

Sono stati necessari tre giorni e due notti sul tetto prima di poter tirare un sospiro di sollievo. L’11 dicembre, infatti, qualcosa si è mosso a favore dei dipendenti OSS e Ausiliari del PTV. Dall’incontro con la Regione Lazio, la Direzione Generale del Policlinico  e la “Nuova Sair”, vincitrice dell’appalto in seconda battuta, sono arrivate le buone notizie: nessun licenziamento per i 330 lavoratori dell’ “Arcobaleno”. Nel comunicato stampa divulgato si legge: “La Nuova Sair, anche attraverso la mediazione della Regione, ha garantito la salvaguardia dei livelli occupazionali per tutti i lavoratori attualmente dipendenti della Soc. Arcobaleno”. La volontà di tutti sarebbe di impiegare, poi, gli eventuali esuberi – attraverso la mobilità volontaria presso altre aziende –  in nuovi posti di lavoro in vista della prossima apertura di alcuni reparti presso il PTV nel corso dell’anno 2015. Si parla di 70-80 nuovi posti letto per il servizio psichiatrico di diagnosi e cura, garantiti dallo stesso Zingaretti, un mese fa.

proteste ptvLa protesta e le cause

Dal 22 settembre tende e striscioni di protesta stazionavano h24 davanti l’ingresso del Policlinico di Tor Vergata. Per evitare il taglio di 70 lavoratori – rispetto ai 330 presenti- gli OSS e gli Ausiliari ospedalieri avevano deciso di stabilirsi sul piazzale finché non fossero stati annullati i tagli ingiusti imposti dalla Direzione. Il caso è scoppiato il 15 settembre – dopo un anno di proroghe- quando sono stati pubblicati gli esiti dell’appalto del 2013 per i servizi ospedalieri. Dopo 14 anni di gestione del personale sanitario, l’ “Arcobaleno Srl” è stato liquidato dall’appalto che, apparentemente, aveva vinto. Dopo la nuova gara sono spuntate delle anomalie poco chiare nella consegna dei documenti e l’appalto è stato vinto, in seconda battuta dalla “Nuova Sair”, un’azienda che riunisce le ATI (Nuova Sair e Coop Service), arrivata seconda. Per i lavoratori si apriva uno scenario di incertezze e preoccupazioni: cosa avrebbe fatto la nuova azienda? Li avrebbe riassunti o licenziati? Il problema si è complicato dopo l’insediamento del nuovo Direttore Generale del Policlinico Tor Vergata, Tiziana Frittelli, con il compito di monitorare i conti dell’Azienda Ospedaliera e tagliare dove necessario. Il motivo dei tagli da lei operati sarebbe stato un esubero del numero delle ore effettuate dai dipendenti, verificatosi per le richieste di più personale per vari servizi del PTV e che l’azienda “Arcobaleno srl” forniva.

I lavoratori le hanno provate tutte per accelerare i tempi: il 29 settembre è stato occupato l’ufficio del Dirigente ospedaliero, azione di protesta per spingere Zingaretti a far visita ai dipendenti in rivolta, e il 6 novembre un piccolo gruppo aveva preso la parola in un convegno organizzato dal PTV, in cui era presente la “Nuova Sair”. Quando le lettere di licenziamento collettivo sono arrivate ai 330 lavoratori si è temuto il peggio. Era stato previsto che dal I dicembre i lavoratori non avrebbero più lavorato nel Policlinico. Si sarebbe scatenato il caos se poco dopo non fosse stata garantita una proroga fino al 31 gennaio, in attesa del ricorso al TAR (poi perso) dell’Arcobaleno. Della metà di novembre è un’altra azione di protesta. Uno striscione provocatorio e due fantocci impiccati sono stati appesi -e poi tolti dopo qualche ora- sull’entrata principale del Policlinico di Tor Vergata. A questa dimostrazione si è aggiunta, poi, quella del 9 dicembre che ha portato all’annullamento dei tagli previsti.

Vinti e vincitori

Da questa vicenda non tutti ne sono usciti vincitori. Dal 22 settembre i lavoratori hanno dimostrato un coraggio incredibile nell’affrontare la vita precaria nel presidio, di cui si conosceva solo l’inizio. Il freddo, la febbre e la disillusione dei tanti colleghi intorno non hanno scoraggiato il gruppo dei cinquanta OSS e Ausiliari che hanno continuato a lottare per tutti. Durante l’episodio del tetto erano pochi i lavoratori scesi nel piazzale che manifestavano a fianco degli altri. La maggioranza dei loro colleghi, per via dei turni o della paura (e forse del sentimento di sconfitta), li osservava dal vetro delle porte scorrevoli dell’ospedale. Nessuno si è unito alle grida di disperazione che animavano l’esiguo gruppo fuori, che ha lottato per il diritto al lavoro, non solo per sé, ma per 330 persone.

L’assenza della politica

Un ruolo marginale è stato rivestito dalle Istituzioni, statali e locali. La Regione Lazio, seppur informata, è stata spesso latitante e non ha mai fornito risposte concrete in merito alla questione. Non è andata certo meglio per l’Amministrazione locale del VI Municipio, quella che ne esce davvero sconfitta. Nonostante il suo ruolo risulti assai inutile in queste situazioni d’emergenza, è stata palese la sua assenza. L’unico accenno di interesse è stato manifestato durante due sedute del Consiglio Municipale, a causa dell’assalto di alcuni lavoratori nell’Aula Consiliare. La mozione per salvaguardare i 70 posti di lavoro, dove si chiedeva al Presidente Scipioni di sollecitare un tavolo di trattative con il Presidente Zingaretti, è stata carta straccia. Il Presidente del VI Municipio non si è mai mostrato disponibile ad accogliere le istanze e a parlare con i manifestanti. La stessa cosa è stata fatta dai consiglieri. Gli unici che hanno fornito, fin dal primo momento, un aiuto alla lotta sono stati i rappresentanti del M5S all’opposizione, Fabio Tranchina e Veronica Mammì, che si son attivati per coinvolgere personaggi del Movimento all’interno della Regione Lazio alla ricerca di risposte e sono stati vicini ai lavoratori anche nei momenti della vittoria.

La sconfitta dei sindacati

Una parziale sconfitta è anche quella dei sindacati di base. Nelle assemblee iniziali, promosse da CGIL, CISL e UIL, le sigle sindacali si erano mostrate in parte attive alla lotta dei lavoratori. Hanno ottenuto una serie di incontri e tavoli delle trattative con il Direttore Frittelli, a cui, però, non hanno fatto seguito delle lotte decise. Dalle parole degli stessi manifestanti era trapelato come “non si facessero più di tanto gli interessi dei lavoratori”, anche dopo aver proposto il contratto di solidarietà, rifiutata da OSS e Ausiliari. Ciò che è stato ottenuto è merito solo dei lavoratori. Un piccolo supporto, però, è stato dato dal sindacato ASIA USB -promotore di una serie di assemblee pubbliche e incontri con la dirigenza del PTV- e dall’associazione di cittadini Cinecittà Bene Comune, che in questi mesi ha lottato al loro fianco. Dal territorio del VI Municipio nessuna voce si è alzata per partecipare alla protesta, che è passata spesso nel silenzio e nell’ombra.

Quale futuro, ora?

Debellato il problema dei tagli e dei licenziamenti, rimangono ancora delle questioni irrisolte. Sotto accusa sono il numero elevato di primari per reparto e il contratto a tempo indeterminato, a cui sono sottoposti gli OSS e gli Ausiliari, che non permette un risparmio e che potrebbe essere sostituito dall’ internalizzazione dei dipendenti. Questa vittoria sarà l’inizio di un nuovo processo o una fase di stallo che non precluderà, nei prossimi mesi o anni, dei nuovi tagli?

I lavoratori hanno dimostrato di avere una forza tale da combattere i poteri “forti” e di voler mantenere, nonostante gli stipendi “da fame”, il loro posto di lavoro. “Se i cittadini si uniscono in delle azioni come queste, tutto è possibile”, spiega Barbare Blasi, una dei lavoratori. Un ospedale, considerato il fiore all’occhiello di questo territorio, non può permettersi di precludere due diritti fondamentali, come la salute e il lavoro, ma li deve difendere. Come hanno fatto questi lavoratori. Melissa Randò

 

 

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