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#IoStoConFabiola – Da Todi a “Collina della Pace”: la censura attacca, la cultura si difende

gruppo-2Abbiamo voluto conoscere da vicino il gruppo di ragazzi/e, frequentatori della biblioteca Collina della Pace che si sono attivati per esprimere la loro solidarietà alla responsabile della biblioteca di Todi, Dott.ssa Fabiola Bernardini e per difendere l’autonomia dell’istituzione bibliotecaria dalla censura politica.

Tutto ha inizio quando il comune di Todi, in un documento del 9 novembre 2017 a firma dell’assessore alla Famiglia Alessia Marta (Popolo della Famiglia) e l’assessore alla Cultura Claudio Ranchicchio (Fratelli d’Italia), invita la direttrice della “Biblioteca Lorenzo Leoni”, la dott.ssa Fabiola Bernardini, a rimuovere dalla sezione dedicata ai bambini alcuni libri con contenuti riguardanti – riportiamo letteralmente “tematiche sensibili, controverse sul piano scientifico e considerate divisive tra le famiglie, come l’omogenitorialità, la gestazione per altri, piuttosto che le unioni same-sex, e altri contenuti di carattere sessuale”.

Una richiesta giustificata dalla giunta di centrodestra con l’esigenza di rendere la biblioteca  “maggiormente fruibile a coloro che, forse più di tutti sono benvenuti, cioè i bambini con le loro Famiglie “.

Ora, fermo restando il fatto che la biblioteca dovrebbe invece essere un luogo aperto e fruibile “a tutti”, il problema sta anche nel fatto che i libri incriminati, sono dei testi pensati appositamente dagli autori e dalle case editrici per spiegare ai più piccoli queste differenze, anche di orientamento ed educazione sessuale, proprio per  imparare a conoscere e a prevenire le forme di intolleranza e discriminazione.

E così a seguito del rifiuto della Dott.ssa Bernardini, che per anni ha lavorato nella biblioteca raggiungendo ottimi risultati di gestione, (anche grazie ad un curriculum di tutto rispetto, con tanto di corso di biblioteconomia alla Biblioteca apostolica vaticana), l’amministrazione comunale di Todi ha deciso di rimuoverla dall’ incarico, declassandola dal punto di vista lavorativo e relegandola a mansioni minori.

Una ritorsione, secondo molti, dovuta anche alla partecipazione della Dott.ssa Bernardini alla Festa delle famiglie arcobaleno del 4 maggio e a quella della liberazione del 25 aprile, sempre a Todi. Qualcosa di imperdonabile per la giunta del sindaco Antonino Ruggiano.

A questo punto vi starete chiedendo quale sia la connessione tra questa vicenda, che riporta alle mente tempi bui, ed il nostro territorio, in particolar modo con la biblioteca “Collina della Pace” della borgata Finocchio.

C’entra perchè proprio un gruppo di ragazzi e ragazze, residenti nel nostro territorio, hanno voluto esprimere concretamente la loro solidarietà alla Dott.ssa Bernardini e al tempo stesso attivare uno spirito critico a difesa della cultura e dei luoghi dove viene insegnata e praticata, con una lettera di adesione e con l’appello #iostoconfabiola pubblicata da questi ragazzi, studenti e più in generale frequentatori della biblioteca “Collina della Pace”: “Come studenti e fruitori di una biblioteca siamo consci di quanto sia importante per la ricerca e per la divulgazione l’autonomia rispetto al potere politico, quanto sia importante poter operare senza subire ingerenze esterne. Quanto occorso alla biblioteca di Todi è una censura che condanniamo fermamente, particolarmente deprecabile in quanto si macchia di oscurantismo e lesione dei diritti di parte della popolazione. Siamo in una particolare fase della vita pubblica in cui crescono pregiudizi negativi e intolleranze nei confronti degli “altri”, che vengono man mano individuati da chi dirige vere e proprie campagne di odio. Quanto accaduto a Todi, in tal senso, crea un pericoloso precedente. Per tale ragione, vi inviamo questa lettera di solidarietà nei confronti della Dott. Fabiola Bernardini e il nostro sostegno per l’iniziativa. Noi vogliamo una biblioteca che sia un propulsore di cultura, conoscenza e diritti umani; e non di censura e oscurantismo”

Siamo andati ad incontrarli per farci raccontare quali siano state le motivazioni che li hanno spinti a raccogliere delle firme a sostegno della Dott.ssa Bernardini e per quale motivo sentano così loro la problematica legata a questo episodio.

 Mirko Castaldi laureato in storia, 29 anni residente a Osa ci spiega le ragioni dell’iniziativa: “Quello che è accaduto a Todi colpisce tutti, studenti e cittadini, perché quando viene attaccata la cultura e viene delegittimata la sua libertà il problema varca i confini regionali e ci chiama in causa tutti. La censura imposta alla biblioteca e alla sua direttrice ci ha scosso perché oltre ad essere un atto in contrasto con l’idea stessa di cultura, è andata anche a ledere i diritti di molte persone, come i figli di genitori dello stesso sesso, o di un solo genitore o delle coppie inter-etniche. Queste sono delle realtà che anche noi a Roma e a Finocchio, conosciamo bene, perché le viviamo tutti i giorni e per evitare che si possa creare un pericoloso precedente, abbiamo deciso di esporci come ragazzi e come cittadini“.

I ragazzi auspicano che questo episodio venga presto ridiscusso dall’amministrazione di Todi, “perché anche in qualità di ricercatori e studiosi, non possiamo sperare in un futuro migliore se le idee politiche possono oscurare i diritti e la scienza”.

Un concetto ribadito anche da Elena Rufini, 25 anni laureata in fisica e studentessa di astronomia astrofisica: “Proprio per la tipologia dei miei studi, mi sono spesso confrontata con la storia dei governi che troppo spesso hanno tentato di distorcere la ricerca, instradandola verso specifici scopi politici e questo è qualcosa di inaccettabile. L’accessibilità di una biblioteca e la sua offerta culturale e formativa non può  piegarsi alle ideologie”.

Proprio sul diritto all’accessibilità della biblioteca i ragazzi hanno deciso di attivare un meccanismo di aggregazione che possa in qualche modo essere da stimolo per nuove progettualità comuni, riguardanti il mondo della cultura e ovviamente le biblioteche. Per questo hanno anche creato una pagina Facebook per riunire chi frequenta, a ogni titolo, la biblioteca “Collina della Pace”, per studiare, ma anche per confrontarsi, discutere e sviluppare percorsi di cittadinanza attiva.

Eleonora Masi, 22 anni, studentessa di geografia ci spiega come, proprio attraverso il supporto alla dottssa Bernardini, stiano cercando di sperimentare un modo per coinvolgere gli utenti della biblioteca, per lavorare sul territorio e sensibilizzare su problematiche quantomai attuali come la censura: “Non vogliamo che vengano percepite come tematiche lontane. La nostra lettera vuole essere un sostegno all’ex direttrice, ma anche un grido per creare vicinanza e informazione; ed in questo abbiamo trovato la piena disponibilità da parte dei dipendenti della biblioteca”.

Anche sulla centralità della biblioteca come luogo di aggregazione questi ragazzi hanno un’idea ben precisa:” Questo è uno dei pochi luoghi culturalmente attivi sul nostro territorio, che permette di creare uno scambio attraverso lo studio e la conoscenza. E proprio la disgregazione, l’assenza di luoghi di incontro e contaminazione sia sociale che culturale sono il vero problema ”-ci spiega Giulia 20 anni, studentessa di giurisprudenza- “Per questo motivo la biblioteca assume un valore strategico oltre che ideale e l’episodio di Todi è un pericoloso campanello d’allarme. L’oscurantismo e la censura si combattono con la cultura; l’indifferenza come l’ignoranza può esser pericolosa e noi vogliamo riuscire a sensibilizzare attraverso la partecipazione”.

I ragazzi sembrano avere le idee chiare anche nella relazione che esiste tra l’attacco alla cultura e il momento storico di tensione sociale che stiamo vivendo, come ci racconta Mirko: “Todi è un episodio chiave, parte di un fenomeno molto più ampio, che vede nella propaganda della paura e della sopraffazione, lo strumento adatto a creare un atteggiamento divisivo nei confronti della popolazione o di una parte di essa. Noi partiamo da Finocchio, anche qui ci sono molti stranieri, persone e famiglie di diversi orientamenti e religioni, e non possiamo permettere che si alimenti l’odio e la divisione sociale. Proprio come rifiutiamo l’idea che la cultura possa essere imbrigliata e piegata a fini politici particolari. Abbiamo bisogno di cultura, del dialogo e della tolleranza per poter vivere la  nostra diversità come una ricchezza”. Giacomo Capriotti

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