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Incendio al TMB di Rocca Cencia: ma quale paradiso? Inferno era, inferno è rimasto

aaLe fiamme hanno impegnato cinque squadre dei vigili del fuoco per circa tre ore. L’impianto, ora sotto sequestro, era ancora aperto nonostante le proteste del territorio e le promesse dei 5 stelle. Esasperati i cittadini, fischiata la Raggi.

L’incendio che ieri sera verso le 19.00 ha colpito l’impianto TMB di Rocca Cencia, non è altro che l’ennesimo sfregio per questo territorio e per i suoi cittadini. Decine di residenti sono usciti dalle loro abitazioni, spaventati dalle fiamme e dalla coltre di fumo che vedevano alzarsi dalla struttura, e sono accorsi direttamente sul posto per accertarsi di quanto grave fosse la situazione. Uno scenario dantesco, vissuto anche mediaticamente con la solita teatralità comunicativa: la Polizia, i vigili del fuoco, la sindaca che interrompe l’intervista televisiva da Giletti per dichiarare guerra ai possibili incendiari, i cittadini esasperati  e sullo sfondo la Procura della Repubblica ad indagare sul caso.

“Se questo è un attacco e non un incidente, chi lo ha provocato deve sapere che non ci fermeremo e non ci piegheremo”- Queste le prime dichiarazioni della Raggi una volta giunta sul luogo. Sono tutti presenti di fronte all’emergenza, il municipio, gli assessori, la sindaca, ma non basta. Non basta, perché nel 2016 quella che sarebbe poi diventata l’attuale Giunta, insieme ai vertici e ai rappresentanti nazionali del M5s, avevano promesso la chiusura di quello che, ad oggi, è l’ultimo impianto TMB di proprietà dell’AMA. Eppure dopo tre anni dall’insediamento dei grillini al Campidoglio, i cittadini del VI municipio sono ancora costretti a convivere con un sistema di smaltimento dei rifiuti che mette seriamente a rischio la loro salute.

Sarebbe dovuto diventare “un Paradiso” (di Gabii), come avevano annunciato nella loro kermesse elettorale a pochi giorni dal trionfo di Virginia Raggi. E invece tre anni dopo ci sono solo fiamme, fumo, un’aria irrespirabile e un municipio, il VI,  con il triste record del maggior numero di casi di cancro diagnosticati. L’incendio, grazie all’intervento dei vigili del fuoco, ha interessato solo un’area circoscritta e fortunatamente non ha provocato feriti. Andrea De Carolis, presidente del comitato di quartiere di Castel Verde è stato tra i primi a raggiungere il luogo dell’incendio: “È accaduto quello che un po’ tutti temevamo. Abbiamo visto le fiamme e siamo corsi a vedere quanto fosse grande l’incendio. Non abbiamo ricevuto ancora nessuna comunicazione sul potenziale pericolo per chi vive nelle zone qui vicino”

“Quello che è successo è qualcosa di una gravità estrema- afferma De Carolis- Questo posto andava chiuso molto tempo fa, come ci avevano promesso. Ci sono 100.00o abitanti nel raggio di 3 km da qui, centra poco la politica, qui si tratta di tutelare la salute dei cittadini”. Marco Marra è il presidente del Comitato delle Periferie di Roma Est, anche secondo lui l’incidente era ampiamente  prevedibile: ”Durante l’ ultimo consiglio straordinario avevamo chiesto di aumentare la sorveglianza, visti anche i dubbi avanzati su un possibile incendio doloso al TBM del Salario. Eravamo molto preoccupati per quello che poteva succedere, ed è successo quello che purtroppo ci aspettavamo. Questo impianto è controllato da un servizio di guardiania, ci sono sbarre e cancelli, quindi confidiamo nel fatto che almeno questa volta i responsabili della sicurezza abbiano acceso le videocamere”.

Il comunicato del QRE non lascia spazio ad altre interpretazioni: “Accesso negato ai cittadini al mostro che condiziona le vite delle famiglie di decine di migliaia di cittadini costretti a cercare di sopravvivere tra puzza nauseabonda e chemioterapie…(…) ma  non basta alla politica comunale, al ministro dell’ambiente, alla magistratura a mettere tutto sotto sequestro ed a chiudere un distretto dei rifiuti posto in zona di protezione delle falde acquifere, non basta alla stampa nazionale ad accendere il faro su quanto sta avvenendo a Roma est terra e gente dimenticata dallo Stato. Non può il guadagno di pochi prevalere sulla salute  di tutti”.

Sulla battaglia dei residenti per la chiusura del TMB, ancora il presidente del QRE De Carolis ci tiene a sottolineare: “Non abbiamo mai ricevuto lo stesso supporto mediatico che è stato riservato ai cittadini del Salario. L’unico strumento che ci rimane è la lotta dei cittadini, che già hanno bloccato l’ampliamento dell’impianto e che continueranno a lottare finché non si otterrà quanto dovuto per  la nostra salute e quella dei nostri figli. Ormai questa situazione è insostenibile, ma aspettiamo che gli enti preposti facciano i loro passi, in primis la Procura. La Giunta? Nessuna fiducia, hanno ormai esaurito il credito nei confronti della cittadinanza. Sono proprio loro i principali responsabili della mancata chiusura dell’impianto”. Giacomo Capriotti

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