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Il ruolo controverso della Consulta Cultura nel VI Municipio

teatroDopo due anni dalla fine del mandato di Benedetto Cesarini e di attesa nulla si muove per l’organo municipale che riunisce in seno tutte le associazioni territoriali. A quando le elezioni? Alcuni dubbi calano sul reale bisogno della Consulta in VI Municipio e, secondo alcuni, “ha fatto il suo tempo”.

Si discute spesso sul valore della cultura, pane quotidiano per la vita e strumento di libertà. E proprio dove c’è un degrado estremamente diffuso che la cultura interviene. Eppure tra fondi insufficienti e non pervenuti o mal spesi, eventi di scarso spessore realizzati per i pochi “addetti ai lavori” e tra i soliti battibecchi tra le associazioni che tendono a primeggiare e a mettersi i bastoni fra le ruote, la ricchezza culturale del territorio del VI Municipio non è espressa pienamente. Le tante realtà a confronto, invece di collaborare insieme, spesso si fanno la guerra per sciocchezze. Per questo l’istituzione nel 2011 della Consulta della Cultura del VI Municipio, scioltasi nel 2013, poteva rappresentare un’opportunità. Da allora la “poltrona” è vagante. Dopo l’addio di Benedetto Cesarini – che rivela di non volersi più ricandidare per quel ruolo, assegnatogli dal 2011 – un’ombra scura è calata sul nome da rimpiazzare e sul quando avverranno le elezioni, ormai attese da due anni. “Per ora non ci sono novità al riguardo. Quando arriverà il momento opportuno – afferma Massimo Sbardella, Presidente della Commissione municipale Scuola, Sport e Cultura – l’elezione del nuovo Presidente della Consulta della Cultura spetta al Presidente Scipioni o all’Assessore Scuola e Cultura, Di Maso”. Ormai ad un anno fa risale il ribattezzato e discusso provvedimento “Salva Cesarini” approvato in Municipio, secondo cui si prevedeva una proroga per un altro mandato al Presidente della Consulta, che avrebbe potuto, così, rimanere in carica per due consiliature consecutive. Ma da allora tutto tace. Chi ha interessi a far rimanere tutto così?

C’è un dato da valutare, però. Su 15 municipi romani solo due possiedono ancora la Consulta della Cultura. E da qui la domanda sorge spontanea: ma la Consulta è davvero utile? C’è bisogno di un direttore che diriga l’orchestra a volte stonata delle associazioni? L’organo della Consulta è nato nel 2011 ufficialmente per riunire tutte le realtà del territorio e coinvolgerle nell’attività culturale, attraverso la condivisione di proposte e di idee. Il suo scopo, però, non era solo sondare il terreno e valutare quali fossero le associazioni concretamente attive, ma anche di limitare lo strapotere culturale di quelle solite che si accaparravano i finanziamenti pubblici. Essendo una “consulta” non ha posseduto durante il suo percorso un potere decisionale, ma è innegabile il ruolo rivestito dal suo ex Presidente (effettivamente ad interim), Benedetto Cesarini, che continua ancora a rappresentare un punto di riferimento nel panorama culturale del Municipio. “Il ruolo della Consulta – spiega Benedetto Cesarini, dell’associazione “Ottavo Atto”- è stato indubbiamente di una certa utilità a delineare di un punto definito. Anche se l’organo non è stato rinnovato, continua la sua attività e le sue collaborazioni indipendente. Non esiste nella forma, ma nella sostanza, che conta molto di più che sulla carta. La Consulta è stata un valido percorso per riunire le realtà associative che, oggi, sono però pronte a proseguire insieme, senza un organo ufficiale che le indirizzi”.

La cultura del territorio si muove da sola attraverso il sostegno e le attività delle scuole, delle associazioni e del Municipio. Di eventi – anche se troppo pochi per un Municipio esteso e bisognoso di cultura come questo- ce ne sono stati in questi due anni. “Ho percepito un segnale da parte delle associazioni, alcune delle quali – continua Sbardella- sentono la mancanza di momenti di discussione, di confronto e di condivisione di idee, quali la Consulta offriva. C’è da ricordare, però, che l’organo, per quanto importante fosse nell’unire tutte le realtà territoriali, aveva solo valore consultivo. Se avessi dovuto aspettare l’elezione del Presidente per agire, non avrei lavorato sulla cultura fino ad ora”.  C’è chi, invece, vede ancora nella mancata elezione della Consulta un oltraggio alle associazioni più piccole, spesso penalizzate sul territorio e prive di finanziamenti. “La colpa di questa situazione è di chi gestisce il sistema – incalza Massimo Filipponi, Presidente Associazione Sirio87 di Tor Bella Monaca –  Manca ancora un Ufficio Cultura serio che gestisca al meglio il rapporto con le associazioni, sempre più stanche e sfiduciate dalla situazione di stallo”.

Quello che è necessario è riportare un po’ di chiarezza sul territorio e comprendere le linee direzionali giuste per risollevare la sorte della cultura. Non basta lavarsi la coscienza aggiungendo l’elemento “Teatro Tor Bella Monaca” in ogni discorso basato sul tema. I quartieri devono essere centrali nelle loro tipicità e non centralizzati in una realtà distaccata. Le associazioni devono trovare il coraggio di unirsi insieme se lo vogliono, confrontarsi e trovare dei momenti di condivisione. Perché il loro obiettivo non è scontrarsi, ma perseguire il fine comune: la cultura, in tutte le sue forme e in tutta la sua bellezza. Melissa Randò 

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