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Il Comitato Sopra e Sotto il Quadraro chiede una mappature del sottosuolo

Quadraro_Zona_30Uno studio dettagliato della rete caveale è alla base di qualsiasi piano d’intervento strutturale. Nel frattempo alcune soluzioni a costo zero possono aiutare a contenere il rischio crolli.

Abbiamo incontrato il Gruppo tecnico del Comitato Sopra e Sotto il Quadraro, che da due anni si impegna a porre all’attenzione del Municipio V e del Comune la situazione delicata del sottosuolo del Quadraro, opponendosi allo stesso tempo a un’ulteriore cementificazione del quartiere.

Il lavoro del Comitato e al suo interno del Gruppo Tecnico (di cui fanno parte l’architetto Mauro Coronelli, il geologo Francesco Aucone, la fotografa Iskra Coronelli) ha avuto inizio all’indomani del crollo di un’abitazione in via Ridolfi nel gennaio del 2014: era chiaro che qualcosa non andava, e da quel momento è partito un lavoro di studio che con non poche difficoltà  ha  raccolto materiali, documenti e relazioni restituendo, almeno parzialmente, un quadro di quanto sta accadendo nel sottosuolo.

Ora al Quadraro la situazione è nota e a più riprese i cittadini e il Comitato hanno fatto pressioni a Comune e Municipio perché affrontassero il problema una volta per tutte.

Mauro_Coronolli_Quadraro“Il Piano Regolatore obbliga il Comune a fare tutti i sondaggi e le verifiche, in modo tale da avere in superficie un comportamento adeguato alla situazione del sottosuolo” ci spiega Mauro Coronelli. Studi che devono condurre alla realizzazione di una mappa del rischio.

Sulla necessità di uno studio completo e aggiornato Francesco Aucone sottolinea: “Il processo del dissesto del sottosuolo è in continua evoluzione e aumenta con il passare del tempo perché non si fa nulla per mitigarlo. La prima cosa da fare è una mappatura in 3D della rete caveale, in modo da definire in maniera scientifica il rischio da crollo, attraverso le tre variabili principali: la pericolosità, la vulnerabilità e l’esposizione del territorio”.

Avere in mano una mappa precisa della situazione, è il punto di partenza necessario per ogni intervento successivo: senza di essa si andrebbe a operare praticamente alla cieca.

Nel frattempo, però, ci sono delle azioni che a costo zero aiuterebbero a contenere il rischio: l’abbassamento del limite di velocità a 30 km/h e il divieto di transito ai mezzi pesanti. Divieto estendibile anche ai camion dell’AMA, con l’istituzione della raccolta differenziata porta a porta.

Non ultimo, si dovrebbe obbligare l’ACEA, secondo quanto è scritto nel contratto di servizio, a un controllo serio e accurato delle condotte, onde evitare che perdite o peggio ancora rotture possano provocare crolli e smottamenti. E non si  tratta di eventi eccezionali: un caso del genere si è verificato non più tardi di Pasqua proprio nella vicina via di Centocelle. Michele Liberati

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