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Giunta al completo, Raggi prova a recuperare terreno

AULA_GIULIO_CESARE_d0Mazzillo e Colomban completano la squadra di Virginia. Restano pesanti contraddizioni tra le scelte e il programma a 5 Stelle.

Le nomine. “Ringrazio i romani che ci hanno dato fiducia, che hanno avuto la pazienza di attendere fino ad oggi per tanti anni un’amministrazione che lavorasse al loro fianco. Ci impegneremo come ovviamente già ci stiamo impegnando per realizzare il nostro programma”. Queste le parole con le quali il 6 ottobre Virginia Raggi ha presentato alla stampa i suoi assessori Andrea Mazzillo e Massimo Colomban, che completano finalmente la giunta romana.

La stampa nazionale parla già di Raggi-bis, fatto sta che con le nomine di Andrea Mazzillo al Bilancio e Massimo Colomban alle Partecipate, la sindaca chiude (con difficoltà) il cerchio e prova a rilanciarsi. Sono stati tre mesi pieni di errori, litigi e polemiche: il posto di assessore al Bilancio era rimasto vacante dopo le dimissioni di Marcello Minenna e il siluramento lampo del sostituto De Dominicis, rimasto in sella solo poche ore. Da quel momento fino alla scorsa settimana, sono state molte le porte sbattute in faccia alla sindaca. Le difficoltà incontrate, infatti, sono state ammesse dalla Raggi nella conferenza stampa di presentazione dei nuovi assessori.La Raggi ha voluto sottolineare che in passato Mazzillo, ex capo del suo staff, ha dato “un contributo importante anche perché ha coordinato la stesura del programma per Roma del M5s elaborato con attivisti e cittadini ed è alla guida di una squadra di tecnici e professionisti che abbiamo costruito nel corso di queste settimane”.

mazzilloMazzillo è dirigente in aspettativa di Equitalia (nientedimeno) e fa il commercialista;è Inoltre Dottore di Ricerca in Economia e Gestione delle Aziende e delle Amministrazioni Pubbliche all’Università di Tor Vergata, dove dirige un Master di II livello. Nella scorsa legislatura, aveva ricoperto il ruolo di “esperto di valutazioni economiche” all’interno della commissione Spending Review presieduta dall’attuale vicesindaco Daniele Frongia. Secondo il Campidoglio questa commissione “ha prodotto risultati importanti come l’individuazione di sprechi e mancate entrate per oltre 1,2 miliardi di euro annui”. Il neo-assessore, da parte sua, si dice “a disposizione dell’amministrazione. Quanto prima presenterò un programma per il prossimo trimestre, condiviso con consiglieri comunali, Municipi e commissione capitolina competente. Si sta già provvedendo all’assestamento tecnico di bilancio”.

colombanAll’assessorato alle Partecipate va invece Massimo Colomban: a lui l’incarico di portare ordine nella “giungla delle municipalizzate” romane. Colomban, già sostenitore di Zaia, in passato è stato vicino alla Casaleggio associati. La Raggi ha detto che Colomban sarà utile “per realizzare il nostro programma sul tema delle società partecipate: l’obiettivo è razionalizzare le municipalizzate, ottimizzare i servizi per i cittadini ed eliminare gli sprechi”.  Colomban si dice pronto ad affrontare il ruolo“con la determinazione necessaria, sapendo che si tratta di una sfida complessa ma possibile. Metterò a disposizione le mie competenze acquisite grazie agli anni di lavoro sul territorio e con i lavoratori”. Ma le polemiche non si placano neanche con le nuove nomine:queste infatti, sebbene completino finalmente la giunta romana, lasciano dei dubbi riguardo al background dei prescelti, quantomeno sulla promessa di “rinnovamento totale” fatta dal M5S, quel rinnovamento che è elemento programmatico fondante e costitutivo della compagine oggi al governo della città.

Il passato politico dei neo-assessori.  Andrea Mazzillo, ex capo staff della Raggi,nel 2007 è stato candidato con una lista civica a sostegno di Veltroni e nel 2010 alle primarie del Pd per la segreteria regionale a sostegno di Nicola Zingaretti, mentre Colomban si ècandidato nel 2010 alle regionali in Veneto con “Alleanza di Centro-Democrazia cristiana”, lista che sosteneva Luca Zaia presidente.

Colomban, che proviene dal mondo delle aziende, è un esponente di quel Veneto produttivo ex ”locomotiva d’Italia” che qualche anno fa strizzava l’occhio alla Lega e a Silvio Berlusconi.Insomma, non è che si tratti di reati, come ha commentato un po’ imbarazzato il povero Grillo (anche se il commento si riferiva a Mazzillo), ma di certo i trascorsi dei due assessori non sono proprio da Memorie di un rivoluzionario.Un indipendentista veneto amico di Zaia che voleva fare della Romania “la nona provincia del Veneto” e un ex candidato di Veltroninon sono esattamente il massimo in questo senso, ma tant’è. Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, che ha da poco abbandonato il M5S, nel quale era stato da tempo marginalizzato(tanto da non essere nemmeno invitato alla festa nazionale di Palermo), ha affermato che se nomine del genere le avesse fatte lui sarebbe venuto giù il mondo (a 5 stelle), ed è difficile dargli torto. A questo punto, però, erano in pochi a essere ancora disponibili per questi posti, e il cinismo romano sintetizzerebbe dicendo con sarcasmo“se lo so dovuti annà a pijà in Veneto”. Ma i dubbi, appunto, restano.

marraGli “uomini di sistema”.Negli ultimi mesi aveva tenuto banco il caso di Raffaele Marra, negli anni della destra chiamatoaffettuosamente (?) Don Raffaè,l’ex braccio destro di Alemanno poi passato in regione con Polverini, la raffinata ex governatrice laziale dal cuore “nero” che in un comizio ai Castelli Romani rispondeva ai suoi contestatori “a zecche de m…a nun me fate paura”.Marra è stato nominato prima vicecapo di gabinetto, poi è stato spostato al Dipartimento Risorse umane del Campidoglio. Al centro di enormi polemiche a causa dei suoi trascorsi di vicinanza alla destra, in passato Marra si è auto-definito“lo spermatozoo che ha fecondato il movimento”,rivelando così una vena poetica non indifferente.

La deputata romana Roberta Lombardi, membro del defunto e poco compianto mini-direttorio romano, gli ha risposto su Facebook con piglio da biologa che non si tratta di uno spermatozoo, semmai di un virus. Dibattiti sui microrganismi a parte,vale la pena ricordare che anni fa Marra, come rivelato da un’inchiesta dell’Espresso,ha ricevuto uno sconto di quasi mezzo milione di euro sull’acquisto di un attico da un palazzinaro come Sergio Scarpellini, uno che di certo in vita sua non si è dedicato alla beneficenza (tanto da esser già stato attaccato negli scorsi anni da Alessandro Di Battista e dallo stesso Beppe Grillo).

Altre polemiche e malumori li aveva suscitati la nomina di Salvatore Romeo, capo Segreteria della Raggi. Romeo faceva parte della Commissione che due anni fa diede un “premio di produzione” da 120mila euro all’allora ad di Ama Daniele Fortini (ex PCI-PDS-DS). Lo stesso Fortini in guerra con l’Assessora all’Ambiente Paola Muraro. Lo stipendio di Romeo da funzionario era di 40mila euro annui, adesso ne guadagna circa 120mila. Un ingaggio che ha creato molti malumori all’interno della base; il M5S risponde diffondendo numeri di spesa per lo staff inequivocabilmente più bassi dei predecessori di Raggi, che comunque non fugano tutte le perplessità sui super compensi di alcuni dirigenti e tecnici, né sulla loro provenienza politica e/o professionale.

“Il MoVimento 5 Stelle nasce per cacciare a calci in culo i tanti uomini di sistema, sempre buoni a riciclarsi, che la politica ha messo nelle posizioni di potere in questi anni”. A dirlo è stato Roberto Fico sulla sua pagina Facebook, e chissà che ne pensa lui delle nomine romane della Raggi. Il diffuso malessere verso le scelte della sindaca per il momento è stato messo a tacere da Beppe Grillo: la giunta Raggi non si tocca, e in un momento di assedio mediatico e politico senza precedenti, i panni sporchi si lavano in casa. Non come faceva Pizzarotti, per intenderci.

Le opposizioni invece, in particolare quella del Partito Democratico, “banchettano” con le polemiche:“Ma noi non eravamo compagni di partito? Ci ha messo poco a dimenticare i suoi trascorsi!”, ha osservato la capogruppo del Pd Michela De Biase (la moglie di Enrico Franceschini) nei confronti del neo-assessore Andrea Mazzillo. Strano a dirsi, ma per una volta è difficile darle torto. Sebastiano Palamara

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