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Giacomo Manzù: le donne e il fascino della figura in mostra a Ostia Antica

AnfiteatroCardo massimoTrenta opere del maestro bergamasco esposte tra gli scavi e all’interno del museo archeologico.

L’origine della cittadella romana viene fatta risalire, dal poeta Ennio, all’epoca del regno di Anco Marzio (640-616 a.C.). Durante il periodo repubblicano, Ostia Antica assume il ruolo di importante snodo commerciale e diviene altresì una base navale fondamentale per le operazioni militari: il suo contributo risulta infatti decisivo durante le guerre puniche contro i Cartaginesi. Ostia conosce il periodo di massimo splendore durante il II secolo d.C. prima del repentino declino in età tardo-imperiale.

DecumanoManz+¦ - Double face (bronzo 1970)Oggi le sue rovine sono ammirate da migliaia di turisti e non di rado i magazzini (horrea), le sedi delle associazioni professionali (scholae) e i grandi caseggiati romani (insulae) fanno da cornice a mostre temporanee. Inaugurata a marzo, la mostra dedicata a Giacomo Manzù (1908-1991) sarà visitabile fino al prossimo novembre. Si tratta di un percorso tra gli scavi e all’interno del polo museale di Ostia Antica che consente di ammirare trenta opere del maestro bergamasco, realizzate con i materiali a lui più cari: carboncino, acrilico, olio su tela e bronzo.

Manz+¦ - Il pittore e la modella (olio su tela 1958)Manz+¦ - Tebe in poltrona (bronzo 1984)Un fil rouge che ha per protagonista indiscussa la figura femminile in un connubio armonioso tra l’antichità romana che circonda le opere e la dirompente forza espressiva che caratterizza la poetica dell’artista. Manzù sembra quasi possedere un dono speciale: quello di restituire un’anima anche alle rovine a pochi passi dai suoi gruppi scultorei o dalle sue tele. “L’opera d’arte scaturisce unicamente e solo da un moto d’amore. La concezione plastica non deve essere ispirata da pregiudizi formali, ma soltanto dall’amore”, sosteneva Manzù fautore di un’arte che si posiziona agli antipodi del rigore accademico. Sensuali e naturali negli atteggiamenti, le sculture di Tebe rispecchiano una visione della figura femminile libera da stereotipi formali. Donne che non temono di essere sottoposte ad alcun giudizio per la sensualità che esprimono con disinvoltura. Pose e volti scevri da turbamenti o da particolari stati emotivi, che tuttavia riescono ad esprimere profonde emozioni. Fonte di ispirazione dell’artista è stata per anni la moglie Inge, ritratta in opere che hanno segnato la storia del percorso professionale del maestro. Il capolavoro ‘Il pittore e la modella’ è in tal senso una sorta di icona che racchiude non soltanto un’idea di arte, quanto una visione della vita. E’ l’idea di amore del Manzù che innalza il sipario del palcoscenico a una poesia visiva concepita vittoriosamente per se stessa, privata di ogni vanità terrena e mostrata nella sua essenza più pura e autentica. Simone Sperduto    

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