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‘Ghetto Economy’, altro che Expo!

cover_ghetto_economy_ipotesi2-mPresentato al Teatro Centrale Preneste ‘Ghetto Economy: dietro l’etichetta del supermercato’, il nuovo libro di Antonello Mangano che affronta il tema dello sfruttamento dei lavoratori e quello della violenza contro gli stranieri nei campi agricoli dell’Italia dell’imminente Expo.
La maggior parte dei cibi che mangiamo hanno il sapore del sangue. Metaforica immagine per una realtà tutt’altro che inesistente in cui, migliaia di lavoratori stranieri, vengono quotidianamente impiegati nei campi per pochi euro e in condizioni disumane: quello dei campi agricoli italiani. Questa la tematica affrontate da Antonello Mangano in ‘Ghetto Economy: dietro l’etichetta del supermercato’, nuovo libro presentato il 26 marzo nella serie di incontri organizzati dal movimento DaSud che porteranno a ‘Restart’, il festival per celebrare i dieci anni di attività dell’associazione contro le mafie. Edito da Terrelibere.org, il libro percorre l’atroce viaggio dei cibi che ogni giorno arrivano sulle nostre tavole, raccontando le condizioni lavorative dei ‘nuovi schiavi’ impiegati nel settore agricolo in nome del profitto. Dai banco-frigo dei supermercati al fango dei campi a coltura, donne e uomini vengono sfruttati anche corporalmente da imprenditori senza scrupoli e organizzazioni criminali che ne gestiscono la manodopera sottopagata e illecita. Si parte dal Sud dove migliaia di donne subiscono il doppio sfruttamentodei cosiddetti “festini agricoli”: lavorare i campi di giorno e prostituirsi la notte.
Antonello Mangano

Antonello Mangano

A Ragusa, cinquemila donne romene vivono e lavorano con i loro figli in un distretto agricolo dedito alla produzione di ortaggi da esportazione, per 10€ al giorno e respirano sostanze chimiche dei fitofarmaci nel consapevole silenzio delle autorità locali. Dalla Sicilia si passa a Foggia, patria dei pomodori pelati e del caporalato latifondista presente da secoli e radicato in molte imprese locali; fino a Rosarno, dove le arance da succo sono tagliate con sostanze chimiche pericolose per rispondere agli standard delle multinazionali. Infine, a considerazioni e analisi di ulteriori aspetti che caratterizzano la realtà di gran parte del settore agricolo nostrano, si arriva al profondo Nord, più specificatamente in Piemonte. Qui, in totale assenza del rispetto delle norme, durante le vendemmie di alcuni fra i vini più costosi al mondo, si consumano le medesime ingiustizie: contadini non pagati, accampamenti e sfruttamento. Così, nell’Italia del pre-Expo, quella dello slogan “Nutrire il pianeta, Energia per la vita”, l’agricoltura da tema principale si trasforma in vergogna, perlomeno in una vergogna esacerbata e resa palese. Il settore cibo, oltre che a vivere una crisi economica, non sembra essere quello decantato dal Governo, né tantomeno la realtà dietro ai migranti appare lontana dalla ‘visione’ leghista. Perché non cambiare lo slogan in “Pane – al sangue – ‘amore’ e – tanta – fantasia”? Luca Covino

Permalink link a questo articolo: http://www.fieradellest.it/ghetto-economy-altro-che-expo/

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