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Fumi tossici Salone, i rom chiedono più controlli

CampoRomthumbAnche gli ospiti del campo attrezzato sono stufi dei fuochi inquinanti che vengono accesi in continuazione a ridosso dell’area. Perché non sono tutti uguali.
Poche decine di euro per portare via furgoni pieni di calcinacci, pneumatici e altri materiali che andrebbero smaltiti, a costi maggiori, nelle apposite aree. E’ quanto emerge dai racconti dei rom di via di Salone circa la provenienza dei materiali che, bruciando, sono la causa degli odiosi fumi tossici. Spesso a consegnarli ai rom che li bruciano,  sono proprio cittadini italiani.
“E’ un danno immane soprattutto per i bambini – racconta Eleonora, residente nel villaggio attrezzato – Già l’ aria è irrespirabile a causa dell’immondizia che c’è nel campo. Se ci chiudiamo nei container il fumo entra lo stesso”.
Secondo i racconti, i fuochi sono iniziati dopo il piano nomadi di Gianni Alemanno: ”Noi siamo qui da 4 anni, veniamo dal Casilino 900. Abbiamo sempre discusso con quelli che fanno i fumi ma è una lotta impossibile: litigate inutili e, nonostante la paura per le esalazioni tossiche, per le bombole del gas bruciate che spesso esplodono, per la possibilità che il campo prenda fuoco, da soli possiamo fare ben poco – racconta la signora Maria – dicono di appiccare i fuochi per necessità, per ricavare qualcosa da vendere, perché non hanno altro con cui sopravvivere. Intanto noi ci ammaliamo”.
“Se il Comune volesse in tre giorni sistemerebbe tutto – racconta Fabio, un giovane padre di famiglia che vive a Salone – Sappiamo chi fa i fumi, il Comune lo sa meglio di noi, perché qualsiasi campo ha i suoi informatori. In poco tempo si potrebbe tornare a come era prima”. Raccontano, infatti, che negli anni precedenti, tra il 2006 e il 2009, la vita nel villaggio attrezzato era tutta un’altra cosa.
“All’ingresso ti chiedevano i documenti e dove eri diretto. Così tutti quelli che entravano erano registrati. C’era un severo regolamento nel portare dentro le cose: compravi una lavatrice nuova? Dovevi dimostrare di aver portato fuori la vecchia – prosegue Fabio – Ovunque si decide di vivere, bisogna rispettare la legge e il controllo è necessario affinché tutti lo facciano: la gente prima non violava il regolamento per paura di essere sbattuta fuori”.
Maggiori controlli da parte della Polizia Municipale, dei Carabinieri, basta che ci sia qualcuno, investito dall’ Amministrazione, che tuteli coloro che vogliono rispettare le regole: ”Il fumo c’è in quei campi dove si fa riciclaggio: non capiamo se c’è una speculazione dietro, perché a qualcuno conviene, altrimenti il fenomeno sarebbe stato fermato da tempo – racconta Mirko, rom che lavora a Salone ma vive fuori – il Comune dovrebbe dialogare direttamente con gli abitanti del campo, spiegare le regole, farsi vedere e non avvisare solo tramite gli operatori. E poi potrebbero installare, come accade in Germania, dei contenitori per la raccolta dei rifiuti ingombranti”. Così, invece di fare i cumuli per strada, i rom potrebbero utilizzarli per gettare tutti quei materiali non utili al loro riciclaggio, come il legno, la plastica o i calcinacci.
C’è chi propone il sequestro dei furgoncini per arginare il fenomeno, chi il divieto di percorrere la strada laterale, quella senza uscita contigua al terreno dove spesso si sviluppano i fuochi: ”Quando c’era il comando dei vigili urbani c’erano fiori davanti a Salone. C’era disciplina grazie ai controlli a tappeto – racconta Enzo, rom un tempo coordinatore del campo – i cassonetti non bastano per tutti, la manutenzione non è facile con questo sovraffollamento”.
La Commissione Servizi Sociali si è recata giovedì 10 ottobre al campo attrezzato di Salone, ma gli ospiti sembrano non averli visti: ”Vorremo organizzare un incontro con i rappresentanti del Cdq Ponte di Nona e qualcuno delle istituzioni, per confrontarci e risolvere la faccenda”. Questo a sottolineare che  anche i rom di Salone soffrono la situazione dei fumi e vogliono una soluzione. Come le dita di una mano sono diverse tra di loro, così anche a Salone non sono tutti uguali: c’è chi fa i fumi e chi li subisce.
Jessica Santini e Lucrezia la Gatta

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