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Fontana Candida. Il mostro di cemento sulla Valle della Morte

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Un progetto di 20 anni fa che prevede un complesso residenziale di 24 palazzine in grado di accogliere complessivamente 3-4mila inquilini. Le associazioni di quartiere sono riunite in “Vivere nel VI” contro il progetto, anche il Municipio si muove contro il Campidoglio.

Associazioni e comitati di quartiere, 12 per l’esattezza, si sono riuniti nel coordinamento “Vivere nel VI” con l’obiettivo di salvaguardare il territorio e promuovere lo sviluppo. Ogni associazione riunita controlla il proprio territorio ed è solidale con gli altri, e al tempo stesso promuove progetti per la valorizzazione dei territori. Purtroppo, però, alla loro nascita si ritrovano questa notizia: ripreso il progetto di 20 anni fa voleva creare un complesso residenziale di 24 palazzine in grado di ospitare fino a 3mila inquilini.

Palazzine alte 4 e 5 piani sul terreno compreso tra via Ponte della Catena, l’Istituto Superiore Sandro Pertini e il comprensorio Fontana Candida. “Non è solo il nostro quartiere che è contrario al progetto – specifica Mario Paglia, presidente dell’Associazione di Quartiere – Ci sono 12 associazioni che hanno alzato perplessità: Villaggio Breda, 2 Leoni, Tor Bella Monaca. Un complesso del genere richiede infrastrutture, a partire dalla viabilità. Chi ha autorizzato è sicuro che esistano le stesse condizioni per cui il progetto era stato approvato 20 anni fa?”.

Su questo interrogativo dobbiamo soffermarci, effettivamente la prima difficoltà la incontrerebbe la viabilità locale: via del Ponte della Catena è una strada stretta, ancora più stretta se si considerano le radici dei pini che hanno invaso il mando stradale, che si immette nella Casilina in un incrocio altamente pericoloso. Nessuna segnaletica, traffico sempre scorrevole e a volte incessante. La seconda difficoltà è la Casilina stessa, che in prossimità del semaforo di Fontana Candida, e poi a quello di Grotte Celoni, si congestiona. Immettere altre 3-4mila persone qui significherebbe arricchire il tessuto urbano di ulteriori automobili, verosimilmente tante quante saranno i nuovi abitanti. Con il conseguente risultato di intasare definitivamente la strada, a meno che non si lavori all’allargamento della Casilina. “La soluzione non può essere – affermano all’Associazione Vivere nel VI – La Metro C, come qualcuno sostiene”.

Il progetto era nato tra fine anni ’90 e inizio 2000 dalle opere in compensazione per le mancate costruzioni di Tor Marancia. Nel frattempo la zona è esplosa urbanisticamente, lasciando intatta quell’area verde a cui manca soltanto l’ultima firma, quella del sindaco, per essere cementificata. L’intera area ha un suo valore storico. A testimonianza di ciò si possono ricordare le “Due torri” tra Fontana Candida e Villaverde, di cui rimangono le macerie di una sola torre, o la cisterna d’epoca romana imperiale, interrata e usata a mo’ di discarica abusiva. Ancora, nel cuore di Villaverde in via Gagliano del Capo, accanto all’ex Parco Archeologico oggi intitolato ad Aurora, vi sono delle catacombe chiuse dalla soprintendenza. E proprio di catacombe potrebbe essere piena l’intera zona che infatti era conosciuta, macabramente, con il nome di “Valle della Morte”.

La Valle della Morte non era un nome apotropaico, è semplicemente lo specchio di quella che in epoca romana era il costume: seppellire i morti lungo le strade fuori dalle città. Per due motivi: uno era quello igienico-sanitario, anche se i romani questo non lo sapevano; l’altro era più religioso, in quanto era uso far dialogare vivi e morti. Sulle lapidi erano infatti incise le massime attribuite ai defunti che avvisavano, lamentavano, consigliavano i viandanti. Ed era un costume tipico dei popoli antichi, per cui non può turbare l’idea che ci possano essere tombe e catacombe non ancora scoperte in questi settori del Municipio VI, anticamente non abitati e in secondo momento vissuti da tenute agricole. Questo è il pensiero di “Vivere nel VI”: al di là dei disagi alla mobilità, siamo sicuri che non ci siano altri reperti da scavare? E come potremmo esserlo, data la verginità degli scavi archeologici? La Valle della Morte, nella fattispecie, si trovava a ridosso dell’antica consolare Labicana, in prossimità del X miglio.

Più in generale l’associazione denuncia lo stato di salute in cui versa il territorio, già fortemente popolato, “Una delle più popolate e edificate di Roma – spiega il referente – E oggi è allo stremo per la mancanza di infrastrutture adeguate: fogne, trasporti, servizi pubblici, sicurezza. Come potrebbero accogliere altre migliaia di abitanti? La gente ha bisogno di spazi verdi e non di altro cemento che toglie il respiro”.

Per questo sono chiesti nuovi studi, prima di approvare definitivamente il progetto, in particolare: sui nuovi flussi e sulla mobilità; sulla capacità dell’impianto fognario principale; sulla presenza adeguata di scuole, strutture sanitarie, parcheggi; sulla capacità di smaltimento delle nuove tonnellate di rifiuti che verrebbero prodotte. E ancora altri studi più tecnici, tutti indirizzati alle autorità per chiedere di fare un passo indietro.

Le Istituzioni del Municipio VI si sono mosse favorevolmente verso le associazioni, schierandosi perciò contro la cementificazione di quest’area. Si profila quindi uno scontro con il Campidoglio, che sembrerebbe essere intenzionato a procedere e autorizzare i lavori. Sergio Nicastro, Assessore all’Urbanistica del parlamentino guidato da Romanella, ha dichiarato di aver chiesto di riverificare la procedura e di essere dalla parte dei cittadini. Siamo agli atti conclusivi di un progetto iniziato 20 anni nel quale sarà la Raggi, probabilmente, ad avere l’ultima parola. Flavio Quintilli

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