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Finché la barca va, lasciamola andare

barcacciaDopo gli scontri in piazza di Spagna fra hooligans e Forze dell’Ordine è polemica e scambio di accuse fra Marino e il Questore D’Angelo.

Piazza di Spagna. 19 febbraio, ore 16. Un centinaio di hooligans olandesi del Feyenoord. accorsi per sostenere la loro squadra nel match di Europa League contro la Roma, occupano – sotto gli effetti dell’alcool –  la scalinata di Trinità dei Monti e successivamente l’intera piazza. Lanciano bottiglie, fumogeni e bombe carta, seminando il panico fra passanti, turisti e negozianti: è scontro con le forze dell’Ordine. Nelle operazioni di contenimento i lacrimogeni della Polizia alimentano il caos e gli hooligans, in un paradossale scenario di guerriglia urbana, si disperdono nei vicoli. I disordini si spostano nelle vie limitrofe e al Pincio: vetri di bottiglie coprono i sampietrini. Il bilancio della giornata è esauriente: 33 arresti fra i tifosi olandesi e altrettanti agenti feriti, sfregiata la Barcaccia del Bernini, “irreparabilmente danneggiata” come dichiarato dalla Sovrintendenza che ne aveva diretto recentemente i lavori per un costo di circa 200mila euro. Già nella serata precedente agli scontri però le Forze dell’Ordine erano state impegnate a presidiare Campo de’ Fiori per mantenere l’ordine pubblico a causa di alcune frange di ‘tifosi’ che sembravano doversi scontrare inevitabilmente con 600 supporter romanisti.

Il risultato: 19 persone condannate per direttissima; 3 condannati a 1 anno e mezzo di reclusione; 6 condannate a 8 mesi; 8 scese a patteggiamento con sei mesi di reclusione commutati in 45mila euro (pagati solo se i condannati saranno in possesso di beni utili a coprire tale cifra n.d.r.), col divieto di dimora a Roma e Daspo sportivo. Tuttavia per ciascuno di loro ci sarà la sospensione condizionale poiché le pene non superano i due anni e quindi – nonostante le autorità olandesi si siano dichiarate collaborative verso la questione – niente carcere. Alla faccia della severità sbandierata dal Premier Renzi.

Da Piazza di Spagna la guerriglia si è spostata velocemente nelle sedi delle Autorità competenti, con un botta e risposta al vetriolo tra il Sindaco, il Governo, la Prefettura e la Questura.

 “Qualcuno fra Alfano, il questore e il prefetto dovrebbe dimettersi”, dichiara a caldo il Sindaco Marino sulla vicenda. Marino versus Alfano/Prefetto/Questore, un match all’ultima accusa, all’ultima inettitudine. Nei giorni successivi Forza Italia e Fratelli d’Italia chiedono le dimissioni della Giunta, M5S e Sel addirittura di tutti: certamente c’è un sindaco sempre più solo. Il Ministro Lupi parla di “accuse ad Alfano ridicole”. “Abbiamo evitato una strage – risponde fiero il Questore D’Angelo – di morti non ne faccio, né io né i miei uomini. Meglio la devastazione che i morti”.

Tralasciando il fatto che la “devastazione” sia quantomeno anormale per una città che è Capitale d’Italia, una città che sogna le Olimpiadi e che deve tenersi pronta da eventuali attacchi terroristici, forse il Questore dimentica i fatti accaduti durante la finale di Coppa Italia fra Roma e Napoli, con la morte di Ciro Esposito. Il Questore dimentica anche di come ‘ogni maledetta domenica’ sia emergenza ultras. E, uscendo dal discorso calcio, il Questore si lascia sfuggire – sicuramente per non provocare ulteriori danni – le manganellata in faccia a operai, lavoratori e studenti durante le manifestazioni di categoria dello scorso autunno caldo.

E’ possibile definire  ‘fantastici” i risultati ottenuti giovedì 19 febbraio? Improbabile. Com’è altrettanto improbabile la validità del “piano operativo” nato dal vertice al Viminale tra Marino e Alfano. Il piano vedrà l’arrivo di 500 militari nelle zone della periferia romana che per Marino “non assume i caratteri di una militarizzazione”. Nel frattempo un blocco di marmo scolpito dal Bernini nel 1629, ispirato secondo la leggenda da una barca in secca portata in piazza dalla piena del Tevere del 1598, riposa in una delle piazze più belle del mondo, a testimonianza della barbarie Finché la barca va, lasciamola andare, almeno fino al prossimo stupro urbano che però potrebbe affondare sotto i colpi inferti dall’incapacità politica  e dalla violenza sociale. Luca Covino

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