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Fight/ Right! Una piazza meticcia che rivendica i diritti di tutti

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Abbiamo partecipato al presidio convocato in piazza SS Apostoli dalle reti sociali, sindacali e dai movimenti di lotta per la casa. Una manifestazione che vuole rappresentare le istanze degli sfruttati e per dire “no” alle politiche xenofobe minacciate dal governo Lega – 5 Stelle.

Si è svolta il 20 giugno, in Piazza Santi Apostoli a Roma, il presidio sotto la sede della Prefettura indetto dalla piattaforma di reti e associazioni antirazziste “Fight Right – Diritti Senza Confini” nella cornice della giornata mondiale del Rifugiato.

La manifestazione, in contemporanea con molte altre città in Italia, si inseriva in una mobilitazione transnazionale, iniziata il 9 giugno, che ha visto manifestazioni simili in numerose piazze europee.

35884857_1876427295740801_7618925619761381376_nAssociazioni, movimenti, attivisti e migranti hanno voluto contestualizzare la giornata di ieri in quella che è l’attuale crisi, sociale e politica, inserendola in un quadro più critico, in grado di superare la mera celebrazione mainstream e di rivendicare quei diritti che oggi vengono ancora negati..

La piazza accoglie le centinaia di persone che iniziano ad arrivare. Una composizione eterogenea e meticcia, scesa in strada per chiedere un trattamento più degno ed efficiente nelle pratiche per la regolarizzazione di migranti e profughi e per un diritto alla casa (elemento fondamentale anche per ciò che riguarda l’accoglienza) garantito a tutti. La mobilitazione vuole contestare anche gli accordi bilaterali in ambito internazionale, ossia quei trattati che coinvolgono l’U.E., i governi europei e i paesi africani di origine, che prevedono il finanziamento per la gestione e il controllo dei flussi migratori a paesi terzi (come la Libia, che giusto per dirne una non è firmataria della convenzione di Ginevra sui rifugiati, vale a dire in Libia sono tutti, solo dei clandestini).

Dal camion da dove vengono fatti gli interventi, i movimenti di lotta per la casa con Paolo Divetta sottolineano l’importanza di ottenere il riconoscimento del cosiddetto “domicilio di fatto”, utile a migliaia di stranieri nel nostro paese per il rinnovo del permesso di soggiorno e chiedono al contempo l’abrogazione dell’art.5 del “Piano casa Renzi-Lupi”, una disposizione giudicata punitiva nei confronti dell’emergenza abitativa.

jemma

Subito dopo dal megafono parla Jemma, una donna eritrea che ricorda lo sgombero di Piazza Indipendenza avvenuto nell’agosto 2017, quando vennero usati gli idranti contro centinaia di uomini, donne e bambini che da anni vivevano nello stabile. La commozione è condivisa da molti partecipanti.

marta-pacorMarta invece fa parte della piattaforma Fight/Right e da lei ci facciamo spiegare il senso di questa giornata: “Innanzitutto si tratta di una mobilitazione costruita a partire da un percorso internazionale, animato da gruppi attivi nell’ambito della libertà di movimento, sia europei che africani”.

Le proposte che arrivano dalla piazza sono l’esatto opposto delle politiche attuate fin ora dai governi che si sono succeduti :“Chiediamo una regolarizzazione per tutti, ossia la possibilità per chiunque di avere un permesso soggiorno. Questa non è solo la soluzione più giusta, ma è anche l’unica possibile, perché le persone continueranno a migrare, molti di loro vivono qui da anni, portano avanti l’economia di questo paese e  il permesso di soggiorno è il primo passo per un’esistenza libera”.

jonasJonas è eritreo, nato a Roma e fa parte del movimento di lotta per la casa. Si dice soddisfatto della giornata:” Perchè oggi sono presenti tante realtà differenti che hanno in comune la voglia di confrontarsi per trovare una via d’uscita e resistere insieme alle discriminazioni. Non chiediamo concessioni, vogliamo diritti”.

Nel frattempo, gli interventi al megafono si susseguono, alternando rappresentanti delle varie comunità, maliana, senegalese, nigeriana, ognuno di loro raccontando la propria storia, la propria esperienza e la drammatica situazione nel loro paese d’origine.

aboubakar-soumahoroDal camion anche Aboubakar Soumahoro, sindacalista USB, denuncia la violenza dello sfruttamento del caporalato e accusa le politiche del governo, che hanno come unico obiettivo quello di fomentare l’odio ed alimentare lo scontro sociale. Ricorda Sumayla Sacko, ucciso il 2 giugno nella piana di San Ferdinando, in Calabria e invita tutti a continuare a resistere alla logica disumanizzante che vuole metterci l’uno contro l’altro.

luciano-governaliLuciano è un ricercatore universitario,  anche secondo lui garantire libero accesso a documenti e diritti è il solo modo per smontare le retoriche razziste che alimentano il disagio sociale. Si dice preoccupato, perché “ha percepito come una campagna d’odio ben orchestrata, abbia convinto in un mese milioni di persone che, nonostante anni di riforme “lacrime e sangue” volute da governi italianissimi, il problema in questo paese siano veramente venti mila persone sbarcate in un anno sulle nostre coste”.

lucia-gennariTra i partecipanti incontriamo Lucia Gennari avvocatessa, appartenente ad A.S.G.I. (Associazione degli Studi Giuridici sull’Immigrazione). Anche lei rileva un peggioramento della situazione per ciò che riguarda i migranti nel nostro paese: “colpa di una violenza verbale sdoganata dalle attuali convergenze politiche e di una serie di misure adottate negli anni, che si pongono al di fuori dello stato di diritto. Le nuove misure minacciate dal nuovo esecutivo si inseriscono nel solco della sostanziale continuità con le misure adottate del governo precedente, in particolar modo con la nomina di Minniti a ministro degli Interni, che ha aperto la strada alla propaganda delle destre”.

In piazza, ci sono anche molte famiglie, sia italiane che straniere. La musica diffusa dalle casse del camion attira numerosi  bambini che iniziano a ballare sorridenti sulle note di Bob Marley.

35807909_1876427335740797_2128023048102608896_nChiediamo a Giulia, mamma e insegnante come immagina si possa uscire da questa situazione preoccupante, risponde che :” Non dobbiamo avere paura, al contrario dobbiamo intensificare la solidarietà con i migranti, e soprattutto non dobbiamo dare adito alla guerra tra poveri e a distinzioni sociali che non hanno alcun senso, in un momento in cui siamo tutti sotto attacco da un punto di vista di negazione di diritti conquistati  in anni di battaglie civili sociali e politiche”.

La manifestazione si avvia verso la sua conclusione quando incontriamo Majid, attivista nigeriano, in Italia da 9 anni. “Sono in piazza perché credo che ognuno abbia il diritto di spostarsi, viaggiare e vivere dove vuole. Siamo prima di tutto esseri umani, non possiamo davvero aver dimenticato la nostra storia e tutto ciò che il razzismo e l’intolleranza ci ha fatto patire. Io non sono italiano, ma faccio parte di questo paese e voglio lottare insieme a tutti quelli che, come me, hanno un idea di società differente da quella che questo governo vuole imporre”.

Il presidio verso metà pomeriggio ha ottenuto un incontro con il responsabile del gabinetto della Prefettura, durato circa un’ora, che non ha avuto però alcun esito positivo né pratico. La delegazione presente al tavolo, una volta tornata in piazza, ha infatti riportato che gli interlocutori istituzionali non si sono dimostrati disponibili a discutere su tematiche che non riguardassero strettamente la tematica della Giornata Mondiale del Rifugiato.

Una sorta di confronto teorico, quasi platonico. Come se l’accoglienza, la casa, le procedure burocratiche per i documenti con cui cercare un lavoro, non siano dei bisogni reali,  attinenti a quella condizione che ogni giorno migliaia di uomini e donne stranieri nel nostro paese sono costretti a vivere. Giacomo Capriotti

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