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Ex cinema Preneste sgomberato, occupanti in rivolta: “Nascerà un centro commerciale”

cinema prenesteDopo 5 anni di attività termina l’occupazione del collettivo dei ragazzi precari. Lo sgombero alle prime ore dell’alba. All’interno circa 15 residenti fissi, torna l’emergenza abitativa. È l’ennesima vittoria del privato Longobardi, proprietario di altri 20 cinema a Roma. Proteste per le strade del Prenestino: “Dormiremo davanti al cinema, basta speculazione edilizia”.

Alle 6.30 del 23 giugno 6 blindati della Polizia arrivano in via Alberto da Giussano 59, quartiere Pigneto. Su direttiva della Questura e dell’Amministrazione Marino pongono fine all’occupazione dell’ex cinema Preneste, iniziata nell’ottobre del 2010 ad opera di un collettivo di ragazzi chiamato “Generazione P” (precaria). Studenti, giovani disoccupati e artisti avevano deciso di ridare vita a uno spazio privato abbandonato da 27 anni, lasciato al degrado e alla rabbia dei residenti. L’ex sala Preneste era divisa in due aree separate: una legata al teatro cinema, struttura anni ‘50 con una platea da 800 sedute; l’altra era la palazzina retrostante per l’uso abitativo, dove stazionavano dalle 5 alle 15 persone. Racconta una di essi, V., studentessa di 25 anni: “Abbiamo sentito il frullino che tagliava l’ingresso, erano più di 30 celerini, non ci sarebbe mai stato modo di opporre resistenza”. I ragazzi hanno avuto solo il tempo per prendere le proprie cose e uscire. Nella sala cinema c’erano meno di 10 persone: “I presenti non erano stati informati di questa incursione, in 5 anni non era mai successo nulla di simile” dice William, reduce recente sgombero (29 maggio) del palazzo a vetri dell’Acqua Marcia.

Il corteo di protesta contro lo sgomberoDa tre anni le attività culturali dei ragazzi del collettivo hanno animato la vita sociale e artistica del quartiere. Dopo un primo, breve periodo di incomprensioni, gli inquilini di via da Giussano hanno iniziato ad accettare e ad apprezzare la presenza degli artisti. Dice Guido Germano, uno dei volontari: “Da Ostia venivo qui per dare una mano. Non faccio parte del collettivo, ma da buon artigiano ho dato una mano con i lavoretti saltuari. Qui si facevano spettacoli, mostre di fotografia, anche aperitivi. Dal nulla è nato qualcosa di positivo”.
L’impero Longobardi. Da parte sua il privato Alessandro Longobardi, proprietario dell’ex cinema, non intende tornare sui suoi passi. Già nel 2010 esisteva un progetto di “riqualificazione” (termine abusato quando si parla di cementificazione) per adibire la struttura a uso commerciale. Aveva dichiarato il privato: “Esisteva un progetto pronto a partire, anche con l’aiuto di fondi privati. Ma chi investirebbe mai su una struttura occupata?”. Ora che lo sfratto è avvenuto il collettivo del “CineTeatro” Preneste attacca con un comunicato: “Nell’ultimo anno l’autonominatosi patron della cultura in salsa PD, Alessandro Longobardi, ha trovato i giusti appoggi nella Giunta capitolina. Le linee guida di un bando concepito dagli assessori Caudo e Marinelli (Urbanistica e Cultura, ndr) gli permetterebbero di ottenere i permessi per cambiare la destinazione d’uso della sala, trasformandola nell’ennesimo centro commerciale”. Lo stesso 23 giugno è andata in scena per le strade del Pigneto e di Torpignattara una marcia di protesta civile, accompagnata dalle camionette della Polizia nonostante la manifestazione non fosse autorizzata (operazione da molti definita “un contentino delle istituzioni”). Uno dei portavoce degli sgomberati, Marco, ha dichiarato: “In questo quadrante, tra Pigneto e Tor Pignattara, ci sono tantissime proprietà di proprietà della famiglia Longobardi. Cito solo alcune sale e cinema oggetto di speculazione: dal cinema Araldo sulla Serenissima trasformato in sala bingo, all’Arena Flora in via di Tor Pignattara che potrebbe essere trasformato in palazzina; dal cinema Diamante in via Prenestina (230, ndr) trasformato prima in sala bingo e poi in residence e sala prove, ai Due Allori, storica sala di via Casilina, convertita anche questa (quale sorpresa, ndr) in sala bingo!”. Intanto la resistenza continua, come afferma Roberto, uno degli occupanti sgomberati nella mattinata: “Abitavamo qui. Abbiamo provato a resistere rifugiandoci sulle terrazze, ma loro erano in troppi e in divisa antisommossa. Stavamo dormendo, ci hanno colti di sorpresa. Io non desisto, la nostra resistenza e la nostra attività sul territorio continuerà. Comincerò dormendo davanti all’ex cinema per qualche notte”. Dal Comune nessun commento istituzionale. Gli occupanti negli anni si sono mostrati disponibili a lasciare la struttura in vista di un progetto culturale condiviso che riqualificasse l’ex cinema. Ma se a prendere il posto del Preneste sarà un centro commerciale, a urlare la propria indignazione non saranno solo gli sgomberati, ma anche i residenti del Pigneto. Manuel Manchi

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