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Emergenza Casa. La Giunta che dimentica i poveri al grido di “legalità”

22789112_1595503673839615_1500720154036137325_nLa giunta Raggi tace sulla drammatica emergenza abitativa romana, ma i movimenti intensificano le mobilitazioni e continuano a chiedere lo stop a sfratti e sgomberi.

Roma, da sempre considerata dai movimenti antagonisti come il laboratorio repressivo per eccellenza, luogo geografico dove le politiche di gestione e controllo del corpo sociale spesso vengono sperimentate e affinate, ha visto negli ultimi mesi una recrudescenza di sgomberi imponenti e spesso violenti. Lo scorso 10 agosto sono state sgomberate, dalla polizia in assetto antisommossa, 160 persone (tra cui 30 bambini) che occupavano uno stabile in via Quintavalle; queste persone sono accampate ormai da più di un mese sotto i portici della Chiesa dei Dodici Apostoli, di fronte alla Prefettura, nel tentativo di ottenere una soluzione dignitosa e duratura, che continua però a non arrivare.

Roma, scontri a Piazza Indipendenza: polizia sgombera i migrantiStesso copione il 19 agosto: centinaia di rifugiati eritrei sono stati sgomberati da un palazzo in Piazza Indipendenza a colpi di idranti e manganelli. Decine, poi, sono stati gli arresti diretti contro i militanti di strutture che conducono battaglie al fianco di chi non ha casa, e spesso ha difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena. Secondo i movimenti queste misure repressive sono parte di una dinamica generale di attacco contro i gruppi sociali meno abbienti, più deboli e precari, contro quella moltitudine quotidianamente espropriata della possibilità di condurre un’esistenza dignitosa. Snocciolare un paio di cifre relative all’emergenza casa a Roma, può forse aiutare a definire la dimensione del problema: nel solo 2016 sono stati sgomberati 3600 nuclei familiari , il 90% dei quali per morosità incolpevole; sono oltre 13 mila, invece, le persone in graduatoria che da anni aspettano l’assegnazione di una casa popolare che non arriva mai. Numeri che raccontano sinteticamente l’aggravarsi di una decennale crisi sociale, e dell’inutile e dannosa pretesa di risolverla con gli strumenti della repressione e dell’emarginazione.                                             I rapporti tra i movimenti per il Diritto all’Abitare e l’amministrazione Capitolina sono ormai ai minimi termini: gli attivisti lamentano la totale assenza di discontinuità nella gestione della crisi abitativa, quella discontinuità che il M5S prometteva nella scorsa campagna elettorale. Luciano Iallongo, rappresentante di Asia Usb e dei Blocchi Precari Metropolitani, ha riassunto in poche parole il dialogo (inesistente) con la giunta a 5stelle: “Hanno verso di noi un atteggiamento di chiusura totale: ci considerano “illegali”. Come mai, allora, non sbloccano le assegnazioni per le 13mila persone che invece figurano nelle liste, diciamo così “legali”, del Comune? Nelle casse della Regione ci sono 196 milioni destinati all’emergenza abitativa, che però non sono stati spesi”. Le perplessità del Comune nell’utilizzare questi fondi sembrano derivare dal vincolo di doverne utilizzare una parte per risolvere l’emergenza abitativa di chi vive in stabili occupati, ma i movimenti non ci stanno a farsi dipingere come la lobby di “quelli che non vogliono pagare l’affitto”: è innegabile, infatti, che nella stragrande maggioranza dei casi le occupazioni siano dirette verso stabili di proprietà dei grandi gruppi immobiliari che hanno saccheggiato la città, creando la bolla dell’emergenza abitativa e moltiplicando i propri profitti mentre una parte significativa della popolazione affondava nei meandri della crisi. Insomma, quei palazzinari che il M5S (un’era geologica fa) dichiarava come suoi “nemici”.                                                                                                                                                  Anche secondo Claudio 21743051_1410541235709537_5852077967532779286_nPetracci, del Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa, “ci sono le elezioni nazionali in vista, e il M5S sta facendo una chiara scelta di tipo elettorale: scimmiottare la destra nel tentativo di eroderle consenso e voti”. La giunta Raggi ha firmato recentemente una delibera che cambia nome ai famigerati residence: da CAAT (Assistenza Alloggiativa Temporanea), sono diventati ora SASSAT (Servizio di Assistenza e Sostegno Socio Alloggiativo). Il cambio di acronimo non ha però modificato l’inaccettabilità, e spesso la disumanità, delle condizioni che caratterizzano questi luoghi. “Forse, con la violenta stretta repressiva che stanno mettendo in atto, pensavano di disperderci. Centinaia di denunce, diverse misure cautelari contro i nostri attivisti, una incessante e infamante campagna di stampa volta a dipingere le occupazioni di stabili abbandonati come loschi covi di racket e criminalità: si, forse pensavano di disperderci, ma il risultato che otterranno sarà solo quello di ricompattarci e renderci più forti”: queste le parole con cui Claudio rivendica con orgoglio l’appartenenza alla comunità di chi continua a chiedere, oltre alle case, più giustizia sociale e più dignità per tutti. Italiani e non.

 Il 23 ottobre scorso Asia Usb ha occupato il Dipartimento Patrimonio del Comune di Roma, e molte saranno le iniziative che i movimenti porteranno avanti nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Almeno fino a quando non cominceranno ad arrivare risposte concrete.

Sebastiano Palamara 

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