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Emergenza acqua a Roma nord

acqua_roma-2A seguito dell’ordinanza pubblicata da Marino a fine febbraio l’opposizione si scatena. Ma dal Campidoglio precisano: “Allarme assolutamente ingiustificato”.

A Roma nord ormai non si parla d’altro. Dopo la diffusione dell’ordinanza del Sindaco Marino datata 21 febbraio, l’emergenza acqua è diventata nel giro di qualche settimana un vero e proprio caso politico e mediatico. Un ginepraio di polemiche, un rincorrersi di aggiornamenti tra social network e pagine di quotidiani.

L’ordinanza del Sindaco

L’allarme è scattato venerdì 28 febbraio con la pubblicazione dell’ordinanza n. 36 sul sito del Comune di Roma. “Divieto di utilizzo dell’acqua per il consumo umano fino al 31 dicembre 2014” per tutti gli “utenti serviti dall’acquedotto Arsial residenti nel territorio del Municipio XIV e del Municipio XV”. Nel documento, protocollato lo scorso 27 febbraio e diffuso sul web il giorno successivo, si legge: “L’Azienda Usl Roma C, a seguito dell’effettuazione di apposite risultanze, ha evidenziato che tra gli acquedotti di cui trattasi quelli di seguito elencati presentano acqua con caratteristiche chimiche e batteriologiche ovvero solo batteriologiche non adatte al consumo umano a causa del superamento dei valori di parametro prescritti dal D.Lgs. n.31/2001”. In particolare il riferimento è alla percentuale di colibatteri, floruri e, soprattutto, al tasso di arsenico. Gli acquedotti incriminati sono quelli gestiti dall’Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione in Agricoltura (Arsial) tra cui Malborghetto, Brandosa, Casaccia, Casal di Galeria, Monte Oliviero, Piansaccoccia, Casaccia-S.Brigida e Camuccini. Secondo quanto accordato, gli interventi di risanamento verranno messi appunto da Acea Ato2 S.p.A. Arsial, invece, avrà il compito di garantire la fornitura di acqua potabile attraverso l’istallazione di punti di rifornimento dislocati sul territorio interessato, nonché di provvedere alla clorazione dell’acqua al fine di renderla utilizzabile almeno per i servizi igienici.

Fra polemiche e fraintendimenti

Neanche qualche ora e l’allarme si è trasformato in bagarre. Nei giorni successivi all’ordinanza, infatti, non si sono fatte attendere le critiche dell’opposizione per le tempistiche della comunicazione di Marino. “È passata quasi una settimana tra il momento in cui è stata notificata l’ordinanza di Marino e il giorno in cui è stata divulgata – dichiaravano in una nota Vincenzo Leli, Luca Gramazio e Giovanni Quarzo (FI) – C’è stata solo ‘acqua in bocca’ da parte di chi governa Roma e i Municipi XIV e XV, trattando un problema così grave per la salute pubblica dei cittadini con una leggerezza che ha dell’incredibile”. Ancora più dure le parole di Francesco Storace: “Cinquemila cittadini senza SalvaRoma. Vergogna sindaco, avete nascosto un’ordinanza che vieta dal 21 febbraio l’utilizzo dell’acqua inquinata dandone notizia solo sul sito del Comune una settimana dopo”. Parole che sono rimbalzate sui principali media capitolini per giorni, creando allarmismo e tanta confusione. Una confusione tale da spingere lo stesso Assessorato ai Lavori Pubblici a rettificare in merito a quanto riportato dagli organi di stampa. “Il divieto riguarda un numero molto limitato di utenti dei municipi – si legge sul comunicato – Si tratta di circa 500 utenti con allaccio agli acquedotti rurali dell’agenzia regionale Arsial. In particolare si fa presente che le zone Labaro, Primavalle e Giustiniana, a differenza di quanto riportato dalla stampa, non sono interessate dal provvedimento”. Numeri lievitati, zone erroneamente menzionate e allarmismo gratuito. “Il provvedimento – sottolinea infatti la nota – è stato adottato in base ad un principio di precauzione ed è volto ad intervenire su una situazione nota da molto tempo che riguarda la riqualificazione degli acquedotti rurali per adattare l’acqua erogata alla modifica dei parametri europei”

giovanni ceccaroniComitato XIV Municipio

Un allarme ingiustificato anche secondo i residenti stessi. “L’ordinanza è stata emessa il 21 febbraio – ha spiegato a La Fiera dell’Est Giovanni Ceccaroni, Comitato XIV Municipio – ed è stato fatto con le cinquecento utenze già avvisate per i disagi. Sul sito del Comune di Roma è uscito una settimana dopo, diventando di dominio pubblico ma, ripeto, a noi sembrava ininfluente visto che le 500 utenze interessate erano comunque state già avvisate. Da dieci anni le bollette di tali utenti dichiarano la non potabilità dell’acqua. Ci aspettiamo dunque un impatto minimo. Ci è stato già assicurata l’aggiunta nelle tubature di cloro per rendere le acque utilizzabili per igiene mentre, per cucinare, sono state predisposte autobotti nel territorio”.

David Ceccarelli

 

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