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Emergenza abitativa: la legalità e la giustizia sociale

edfContinuano gli sgomberi, e nel frattempo la gestione del patrimonio pubblico continua a non funzionare.

Emergenza abitativa. Un tema che a Roma era già caldo, caldissimo, molto prima dello sgombero da prima pagina del palazzo di via Curtatone il 24 agosto scorso.

Basti pensare che a Roma ci sono circa novemila persone in attesa di un alloggio.

Un numero più o meno simile è quello di chi ne occupa abusivamente uno. A questo, si aggiungono le condizioni pietose in cui versano migliaia di immobili, lasciati all’abbandono, senza manutenzione ordinaria e straordinaria.

Il I settembre, sull’onda dei fatti della settimana precedente, il Sindaco Raggi ha incontrato il Ministro Minniti, chiedendo di mettere a disposizione le caserme “che potrebbero essere riadattate per abbassare le liste d’attesa”. In più, la Prima Cittadina ha ricordato come a Roma ci siano oltre 200mila case sfitte o invendute: “riattivare il mercato immobiliare potrebbe essere d’aiuto per alleggerire le graduatorie e allo stesso tempo far ripartire un settore in sofferenza”.

Sulla carta, strade teoricamente percorribili, ma che si scontrano con una realtà del tutto diversa, e con un’applicazione della legge che alle spalle non ha una visione politica chiara e coordinata.

Lo scorso agosto ASIA USB (Associazione inquilini e abitanti) ha posto di nuovo all’attenzione del Municipio la problematica dell’emergenza abitativa: in un’escalation di sgomberi, si proceda almeno analizzando caso per caso la situazione socio-economica degli occupanti, evitando di colpire quelle più gravi.

In questi ultimi tempi si tende a far credere che l’applicazione della ‘legalità’ sia sinonimo di ‘giustizia sociale’. È pur vero allora che se sgomberare un alloggio occupato abusivamente rientra nella legalità (nel senso di applicazione della legge), molto spesso la prima conseguenza è che intere famiglie vengono buttate in strada dalla sera alla mattina.

Magari, prima di procedere a uno sgombero, per ‘ripristinare la legalità, ci si dovrebbe soffermare per cercare di prevedere cosa accadrà nell’immediato e quale potrebbe essere la ricaduta delle proprie decisioni nel brevissimo periodo.

Fermo restando che chi è chiamato a censire e gestire correttamente il patrimonio immobiliare deve fare il proprio lavoro. Sempre secondo una ricerca di ASIA USB, si liberano in modo ‘fisiologico’ circa 1300 immobili l’anno. Spesso il turn-over tra vecchio e nuovo assegnatario richiede però tempi lunghissimi. Di fatto, in questo modo, oltre a ritardare l’assegnazione di un diritto a chi ne ha fatto giustamente richiesta, ci si espone al rischio di un’occupazione abusiva.

E così non c’è né legalità, né giustizia sociale. Michele Liberati

 

 

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