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Elezioni politiche, cosa cambia con la nuova legge?

elezioni_senato_voto-1350x900Esattamente tra un mese gli elettori saranno chiamati a votare per le elezioni politiche, ma non tutti hanno ben chiaro come esprimere il loro voto. Cerchiamo di capire meglio le differenze rispetto al passato.

La legge elettorale varata, Rosatellum, dal nome dell’ideatore Ettore Rosato, capogruppo del PD alla Camera,  è valida per entrambe i rami del Parlamento e prevede una divisione percentuale dei seggi: il 37% viene assegnato con sistema uninominale, cioè viene data all’elettore la possibilità di esprimere la preferenza e il candidato, mentre il 61% è assegnato con sistema proporzionale, così come il rimanente 2% è riservato al voto degli italiani all’estero. Il “Rosatellum” sostituisce l’Italicum,  la legge elettorale con sistema proporzionale e premio di maggioranza, ritenuta dalla consulta parzialmente incostituzionale.

Soglie di sbarramento. Sono cosi concepite: il 3% a livello nazionale per le singole liste, il 20% a livello regionale per le singole liste, il 20% o elezione di due candidati a livello uninominale per le minoranze linguistiche e il 10% a livello nazionale per le coalizioni purché almeno una lista di queste abbia soddisfatto i criteri elencati.

Come si vota. Nel sistema maggioritario, come abbiamo detto, è prevista l’espressione della preferenza anche per quanto riguarda il candidato. Tale preferenza si può esprimere tracciando un segno sulla lista, in questo caso il voto va anche al candidato del collegio uninominale collegato, allo stesso modo tracciando un segno sul simbolo e sul nome del candidato collegato alla lista. Se si traccia un segno sul candidato il voto si estende alla lista o alle liste che lo sostengono. Mentre nel sistema proporzionale sono presenti liste bloccate (collegi plurinominali) in cui e’ prevista alternanza di genere, per cui i candidati, messi in ordine numerico, vengono eletti in base alla percentuale di voti presi: in questo caso è sufficiente mettere un segno sul solo simbolo del partito.

A differenza di quanto accade per le elezioni amministrative non è previsto voto disgiunto, ovvero il segno sul candidato di una lista e un altro segno sul candidato di una lista opposta alla lista o alla coalizione del candidato.

Criticità. La legge elettorale così congegnata ha delle evidenti criticità in quanto non ha il “coraggio” di essere uninominale secca, cioè al 100%. La parte proporzionale ha una soglia di sbarramento come le precedenti leggi. Il sistema uninominale, se da una parte permette all’elettore di esprimere la preferenza sul nome del candidato,  dall’altra lega il candidato stesso al territorio su cui viene eletto. Quindi, a differenza della precedente legge che determinava l’elezione del deputato in un sistema proporzionale, in qualche modo l’uninominale porta il deputato eletto a “rendere conto” del suo operato. Ma solo il 37% dei deputati e dei senatori verranno eletti in questo modo, mentre i restanti senatori e deputati renderanno conto al “capo” che li ha messi in posizioni eleggibili nel listino bloccato.

Per quanto riguarda la soglia di sbarramento, dal 2006, anno in cui si è tentato di portare nel nostro paese il bipolarismo politico tipico delle democrazie anglosassoni, le identità politiche che non hanno raggiunto tale soglia sono rimaste fuori  ma, soprattutto, moltissimi cittadini non si sono più sentiti rappresentati da una forza parlamentare. La soglia di sbarramento avrebbe dovuto garantire governabilità ed è sotto gli occhi di tutti come le leggi che sono state varate, inclusa quest’ultima, non abbiano fatto altro che creare governi misti tra forze politiche programmaticamente incompatibili. A chi ha sempre affermato che in questo modo non si è soggetti ai ricatti delle piccole forze politiche, si può tranquillamente rispondere che era più dignitoso confrontarsi tra forze politiche che stare “sotto botta” delle varie correnti di partito o di potentati locali. Buon voto a tutti.

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