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Elettori 5 Stelle: le impressioni di chi ha votato il movimento

tbmPer le strade del VI Municipio: pentiti e decisi a confronto.

Il voto nel VI Municipio. Il Municipio VI è stato quello con la più alta percentuale di voti per il Movimento 5 Stelle. Al primo turno hanno votato il 56,04% degli elettori aventi diritto, il 48,86% al ballottaggio. Il 41,25 % dei votanti ha preferito la Raggi, il 25,50% la Meloni. A livello municipale la vittoria è ancora più schiacciante: alla fine del ballottaggio Romanella (attuale presidente del municipio del M5S) prende il 72,88% delle preferenze mentre il candidato del centro destra, Nicola Franco, solo il 27,12. Questo è un altro dato significativo: il VI è stato l’unico municipio di Roma dove la destra è arrivata al ballottaggio, da qui si può evincere che, nel nostro territorio, il maggior numero di votanti confluiti nel M5S proviene dalle forze di centro-sinistra. Gia alle elezioni politiche del 2013, in un’intervista al Fatto Quotidiano, l’ex segretario del PD aveva individuato il problema sia della fuga elettorale dal suo partito, sia del successivo ripensamento di alcuni: “Abbiamo incrociato il picco del grillismo e ci abbiamo perso 4/5 punti sul M5S. E 3/4 punti sono di gente arrabbiata, soprattutto per il nostro sostegno al governo Monti nell’ultima fase; l’1/2 % è di gente vicina a noi, ma che ha voluto dare un segnale. Io incontro questa gente all’aeroporto e alla stazione e mi dice: ‘Guarda, ho fatto una stupidaggine a votare Grillo’. E io rispondo: ‘Non ho abbastanza carisma per perdonarti. Devi rivolgerti più su’. Questo pezzettino di voti sta tornando” (Il Fatto Quotidiano 08/07/2013). Invece quel pezzettino non è più tornato, anzi è diventato un pezzettone di votanti che, specialmente a Roma, ha condotto il PD a una débâcle epocale. In giro per le strade disastrate dei quartieri di Roma Est, chiediamo agli abitanti che hanno votato 5 stelle se sono o meno pentiti.

Gli adulti. Il pensiero di persone comprese tra i 40 e i 60 anni che hanno votato M5S, può essere riassunto in quello che mi dice Roberto, un signore di quasi 60 anni proveniente dall’attivismo di sinistra: “abbiamo vissuto stagioni politiche di forte coinvolgimento ideologico, in molti casi creduto alle rivoluzioni socio-culturali degli anni ’70 che, oltre a qualche pallida fiamma di emancipazione concessa laddove dava meno fastidio, hanno generato solo una classe dirigente che ha fatto razzie del paese, come locuste col raccolto”. Il voto proveniente dalla sinistra è quindi scaturito dal principio dell’alternanza, dall’inerzia elettorale di persone stanche e politicamente disilluse, che hanno alle spalle 30 anni di voti a partiti che li hanno delusi e quindi sono ancora lontani dal pentirsi di un voto appena concesso a una forza politica giovanissima. Quando nel dicembre del 2014 è esploso il ciclone “Roma Capitale” con pesantissimi reati commessi da tutto l’establishment politico, orizzontalmente da destra a sinistra, sono crollate molte certezze sulla realtà partitica capitolina, soprattutto nella percezione dei partiti di centro-sinistra che, a differenza di quelli di centro-destra, raramente erano stati accostati a contesti criminosi di una così grave entità. Gli elettori di centro sinistra di una certa età hanno dunque seguito un iter politicamente estenuante e di forte disillusione: magari hanno discusso la “questione morale” nella sezione di partito del quartiere ai tempi di Berlinguer, sono poi finiti a tirare le monetine a Craxi per poi vedere incriminati per reati mafiosi ampie fette del partito a cui erano tesserati. Sono dunque vittime di un’insana abitudine all’imputridirsi istantaneo dei governi, se non di tutto il sistema politico: come quelle belle mele invitanti che si comprano nelle frutterie economiche sorte come funghi nel VI municipio e che durano il tempo di allontanarsi 5 metri dal banco. Poche di queste persone si dicono già pentite del voto dato alla Raggi, anche se fanno una distinzione netta tra l’azione di governo al campidoglio e quella intrapresa nel municipio. Altri ancora vorrebbero solamente che si riuscisse a portare a termine un mandato per poi giudicare. Il passo falso più contestato sembra essere la nomina di gente come Marra e Muraro e la gestione delle disavventure legali di alcuni membri del movimento, ma queste disavventure non hanno ancora generato un pentimento diffuso.

I Giovani. Tra i più giovani, invece, fanno molto presa le parole “cambiamento e rivoluzione”, in molti dei comizi tenuti sul territorio si è sempre parlato di una “rivoluzione politica”, di un cambiamento di tendenza nella misura in cui il cittadino dovrebbe entrare direttamente nel processo decisionale attraverso la rete, il cittadino coincide con l’istituzione, varcherà la soglia del Palazzo. Questi elettori sono i più eterogenei, forse perché per “giovani” in Italia si intende una fascia di età vagamente definita che va dai 18 ai 40 anni, abbracciando 2 generazioni di individui che potrebbero essere uno il figlio dell’altro in pieno stile “Beautiful” e in questo meccanismo gli eterni giovani hanno imparato bene a sguazzare. Questa è la fetta di elettorato che sembra essere più convinta della scelta fatta ma anche più soggetta alle influenze della rete prime vittime nell’era della “post-verità”. Alcuni ammettono errori fatti dall’amministrazione neo-eletta, altri no, molti sono dell’idea che le parti stiano remando contro la Raggi, si parla dei soliti poteri forti, delle partecipate che mettono i bastoni tra le ruote del M5S perché hanno paura che il sistema di clientelismo su cui si basa il loro rapporto con la politica sia minato dalla legalità professata dalla nuova giunta. Questi ragazzi si dicono quasi tutti niente affatto pentiti dalla scelta fatta, “lasciamoli lavorare” rispondono Sara, Martina, Stefano, tutti elettori 5Stelle del VI municipio sotto i 35 anni di età e provenienti dagli ambienti del PD e di Rifondazione Comunista. Rispetto ai più navigati, urlano con veemenza ai complotti politici, amministrativi e comunicativi che vengono orditi ai danni del movimento. É curioso notare che oltre alle nomine sopra citate, in questa fascia di età, chi critica almeno in parte il movimento, pone l’accento in maniera forte sulle alleanze a livello europeo e su quella venatura “nera” che a volte sembra attraversare il movimento. Un’emorragia di consensi subita dal centro sinistra dovuta soprattutto all’aspetto lavorativo e culturale: “in tanti anni di governo non sono riusciti a migliorare la situazione lavorativa di noi giovani né a restituire all’Italia quella vitalità culturale che l’ha resa un paese unico in passato”. La maggior parte di questi elettori non sono pentiti, il tempo a disposizione del partito che hanno votato non è stato sufficiente a giudicarne l’operato. Aspettano e sperano.

Gli anziani. Tra i veterani del voto dell’Italia che ancora hanno lo stomaco di recarsi alle urne, la differenza sta proprio nell’approccio al concetto di voto. Tantissime persone non vogliono rivelare la loro scelta elettorale, volontà inversamente proporzionale all’età dell’intervistato. Questo denota una concezione della cosa pubblica e del suffragio che è profondamente diversa da quella di un ventenne. C’è ancora vivo il rispetto per quella che è stata una conquista quasi sacra di gente che ha visto cose tremende per ottenerla anche se poi si è adagiata sulle speculazioni verticali dell’Italia post-bellica, magari sistemando figli e proprietà con sistemi di dubbia moralità civica. Per carità, ci sono anche gli anziani che campano con 400€ al mese in maniera disperatamente onesta. Ma parliamoci chiaro: gente di una certa età, esattamente come i loro figli “adulti”, è abituata a pensare alla politica come il veicolo per conoscere la persona giusta quindi affiora una duplice natura nei loro volti: fiera e rispettosa, ma anche maliziosa e per niente incline a uscire allo scoperto. Tra quelli che rendono manifesto il loro voto per il M5S ci si spacca quasi esattamente a metà tra i pentiti e i decisi; proprio per la stessa curiosa dicotomia che affligge il loro modo di vedere la politica egualmente concepita come sacra espressione di ideologie e diritti conquistati oltre che mezzo burocratico-clientelare per raggiungere la “tranquillità” per se e per la propria famiglia o il gruppo che si rappresenta. Così tra i tavoli di un centro anziani, tra una briscola e l’altra c’è chi ammette di essersi pentito di aver votato M5S (nello specifico si parla di Romanella, quindi una considerazione sul particolare del municipio) perché “tutta questa fissazione per la legalità rallenta anche le pratiche che prima si facevano in un batter d’occhio. La fobia del ‘fare per conoscenza’ può essere un’arma a doppio taglio”. Insorgono alcuni canuti avventori, con l’ardore che solo un uomo anziano può esprimere, battendo i pugni nodosi sul tavolo e accusando l’intervistato di essere, lui e tutti quelli come lui, la causa di tutti i problemi dell’Italia.

Le “Curve” dei votanti. A voler tirare le somme dopo aver chiacchierato nelle strade e nei bar del nostro municipio, si evince, senza troppa sorpresa, che l’elettorato del M5S ancora non si può definire “pentito”, questo per due motivi: l’attuale giunta ha avuto pochissimo tempo a disposizione per tradurre in fatti le linee politiche propugnate in campagna elettorale; il M5S non è ancora stato al governo, e pare che la prova del nove attesa da tutti sia proprio quella nazionale piuttosto che la gestione di una singola città. Chi si è pentito, non pochi ma in minoranza, non ha mandato giù le nomine di Marra e Muraro e la comunicazione costruita della Raggi, a volte ermetica, certe altre aperta e solare, anche se sempre in modo un po’ strano, come se Mercoledì della famiglia Adams si mettesse a regalare perline colorate in giro. Un altro dato, purtroppo incontrovertibile, è che l’elettorato si esprime con modalità da “ultras di curva”, utilizza slogan, attraverso i social ha a disposizione una platea alla quale esibire  in maniera maniacale delegittimazioni e insulti all’altrui ideologia e si prodiga, più che a accrescere le proprie possibilità di comprensione e critica, a cercare ogni modo di reputare idiota la scelta elettorale dell’altro e questo è un fenomeno che riguarda persone di tutte le estrazioni e di tutti i credi politici. Quella dell’epiteto e delle battaglie all’ultimo click non sono prerogative del movimento 5 stelle, gli elettori degli altri schieramenti ci si sono fiondati con tutte le scarpe e la bagarre infinita a cui si assiste sui mezzi di comunicazione risulta ripugnante, lontana da qualsiasi logica di crescita socio-culturale e politica, contraria al concetto stesso di dibattito. Il linguaggio, l’intelligenza nel discorrere, la dialettica di un qualsiasi dibattito sta sprofondando nel guano della comunicazione moderna: tanto potente nei mezzi di diffusione quanto debole nella capacità di ricezione di generazioni che si fanno una cultura su internet nell’epoca della post-verità. Sembra di  assistere, come scrive Enrico Mentana guarda caso in un post sulla sua pagina FB riguardante le proteste per l’elezione di Trump, a una “deriva elitaria che sta segnando le nostre democrazie di fronte alla crescita degli altri”.

 Marco Severa

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