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Ecomuseo Casilino: una moratoria per la realizzazione di una proposta alternativa al mattone

13087703_1734597410092335_5464737674817688340_nCon il bando delle periferie appena emanato, il progetto riscontra sempre più consensi senza che esista una legge di tutela al patrimonio storico-naturalistico del Comprensorio Casilino..

Una proposta condivisa di alternativa a una politica che non sia solo e unicamente quella del mattone: è quanto si propongono, in sinergia, l’Ecomuseo Casilino, il WWF e altre realtà impegnate nella tutela del patrimonio storico e paesaggistico del V Municipio di Roma. Una moratoria che sopperisca alla preponderanza edilizia in un’area di forte richiamo culturale, troppo spesso sottovalutata a fronte di un interesse privato.

Il richiamo all’attenzione proviene da una delle associazioni di maggior rilevanza all’interno del panorama romano, impegnata da anni nella costruzione di una rete di valorizzazione e tutela dell’immenso patrimonio del Comprensorio Casilino, pur senza una legislatura che agisca a sua volta come tutela di tali territori e, nondimeno, di un’attività che ha dalla sua competenza e forza di volontà, convogliate in un’opera che, man mano, sta valicando i confini nazionali, riscontrando sempre più consensi, per la bontà delle iniziative e per l’accurata pianificazione di un’importante rete di conoscenza.

Per questo rimane alquanto sorprendente scoprire come, a fronte di tale riconosciuto impegno, non esista ancora un degno supporto legislativo, condizione che, in un modo o nell’altro, favorisce l’interesse privato dei terreni in oggetto: “Per quanto riguarda questi territori – ha spiegato Stefania Favorito, archeologa e membro del progetto Ecomuseo –, finora non c’è stata nessuna visione che non fosse quella del mattone. In passato venne fatto uno studio, ma non è rimasto che un lavoro sospeso. La questione è che, ancora oggi, non esiste un piano vincolistico per la tutela e la preservazione di questi territori e dei loro beni archeologici. In passato, quando incontrammo il rappresentante dei costruttori di zona, fummo costretti a mettere in campo le nostre competenze per dimostrarne l’importanza”. A fronte di un atteggiamento, già allora, piuttosto superficiale.

12932638_1726408517577891_3902920501903032308_nL’importanza delle aree in questione, per la verità, risulta piuttosto evidente, e va peraltro a coinvolgere più chiavi di lettura aggiungendo, alle caratteristiche prettamente storico-naturalistiche, i punti di vista della diversità etnica e antropologica: “L’Ecomuseo ha messo assieme tutto questo, creando una rete di comunicazione con università e altre realtà culturali, realizzando applicazioni per cellulari e una mappatura esauriente. La moratoria che proponiamo ha lo scopo di ragionare su ciò che ancora non è stato approvato a livello regionale, poiché, al momento, non c’è una legge che ci difenda”.

Nonostante queste difficoltà, la vitalità del progetto non accenna a fermarsi, continuando ad allargare la sua rete di attività a livello territoriale e di pianificazione per la sua conseguente valorizzazione, estendendo le proprie maglie anche alla stipula di un aiuto reciproco con il settore ricettivo della zona.

In questi giorni, peraltro, cade a proposito il cosiddetto “bando delle periferie”, che prevederà lo stanziamento di 500 milioni di euro destinati a progetti di recupero, trasformazione virtuosa e contrasto alla marginalizzazione dei territori periferici urbani. Da quanto si legge in un comunicato emesso nei giorni scorsi, il bando sarà l’occasione “per avanzare una richiesta tanto semplice quanto necessaria: utilizzare parte di quei fondi per l’acquisizione a patrimonio pubblico delle aree private del Comprensorio Archeologico Casilino Ad Duas Lauros. Parliamo di decine e decine di ettari che costituiscono un polmone verde per l’area compresa fra Viale della Primavera, Via Casilina, Via Acqua Bullicante e Via Prenestina. In questi mesi, grazie al lavoro nostro e delle associazioni che ci stanno accompagnando, è finalmente venuta chiaramente alla luce la straordinaria densità di quest’area di Roma”.

Una richiesta tanto semplice quanto concreta per il ripensamento di una zona della città in ottica sostenibile, accompagnata da un preciso messaggio: “Il nostro progetto, le nostre competenze, la nostra passione è a disposizione. Purché si abbia la volontà seria di superare la logica delle emergenze, del baratto del suolo, del consenso pesato a cemento. Se c’è veramente voglia di realizzare l’Ecomuseo Casilino Ad Duas Lauros, di proporre un modello nuovo di riqualificazione delle periferie, di fare veramente gli interessi diffusi delle comunità, questo è il momento di dare un segnale. Forte e chiaro”.

Damiano Mattana

 

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