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Diplomati magistrali fuori dalle graduatorie, si moltiplicano le mobilitazioni

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 “Dovevamo saperlo anni fa di non avere titoli per questo lavoro, andremo avanti finché non avremo risposte certe”.

“Nel corso degli incontri di gennaio col MIUR abbiamo incontrato il sottosegretario Vito De Filippo e il capo

dipartimento Rosa De Pasquale che hanno dichiarato di essere in attesa di un parere dell’Avvocatura,

ma la sensazione è che si stia prendendo tempo – spiega Elena De Meo, membro del Coordinamento

Diplomati Magistrali Abilitati – le elezioni politiche sono molto vicine e il governo sembra intenzionato a

scaricare la patata bollente a chi vincerà le votazioni del 4 marzo”.

Dopo lo sciopero dell’8 gennaio, convocato per contestare la decisione dell’Adunanza plenaria del

Consiglio di Stato che ha escluso più di 50mila diplomati magistrali dall’inserimento nelle GAE

(Graduatorie ad Esaurimento – ex Permanenti), continuano su tutto il territorio nazionale le iniziative dei

docenti precari italiani. La mobilitazione sarà articolata in due date: il 10 febbraio vedrà gli insegnanti

scendere in piazza in tutte le province italiane, mentre il 23 febbraio la protesta si riverserà a Roma, con

una giornata di sciopero che culminerà in una manifestazione unitaria.

“Chiediamo una presa di posizione politica – continua De Meo – anche prima che si insedi il nuovo governo”.

A sostegno della mobilitazione dei diplomati magistrali, si è schierata la maggior parte delle sigle

sindacali e delle associazioni di categoria. “Ma chiediamo ai sindacati – conclude De Meo – di non

accettare alcun tipo di soluzione al ribasso”.

Chiare le rivendicazioni del coordinamento dei diplomati: mantenimento in ruolo degli ammessi che

hanno superato l’anno di prova, permanenza in graduatoria di tutti i docenti in base al punteggio

acquisito, riapertura delle graduatorie per tutti i docenti (diplomati magistrali che hanno conseguito il

titolo entro l’anno 2001/2002 e per i laureati in Scienze della Formazione Primaria) e l’immissione in ruolo

di tutti i precari con almeno tre anni di servizio presso le scuole di ogni ordine e grado.

In un recente comunicato, il Coordinamento Diplomati Magistrali Abilitati ha ribadito: “Desideriamo

sottolineare i punti principali della profonda ingiustizia generata con detta sentenza, e la quasi completa

assenza di corretta informazione rispetto all’opinione pubblica, oltre ai suoi disastrosi effetti sociali.

In primis, si rileva che il Consiglio di Stato ha smentito se stesso. Infatti, in precedenza, aveva emesso

ben dieci sentenze di accoglimento dei ricorsi dei diplomati che chiedevano l’inserimento in GAE, ed

alcuni di essi sono stati in effetti assunti in ruolo. Ora, invece, il diploma ante 2001/02 non è più titolo

idoneo per l’inserimento in GAE. Ma se anche è articolata la sentenza di rifiuto di oggi, non si capiscono

le dieci articolate sentenze di accoglimento del passato. Se le sentenze di coloro che sono stati ammessi

in GAE sono passate in giudicato, allora l’adunanza plenaria ha palesemente violato l’art. 3 della

Costituzione: Tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge. [...] La giustizia amministrativa, con un

ritardo di molti anni, ha stravolto situazioni consolidate da diverse sentenze precedenti. L’impatto sociale

non è trascurabile, e non è meno importante delle conseguenze operative sulla scuola dell’infanzia e

primaria”.

Concludono i diplomati abilitati: “Con questa decisione il Consiglio di Stato ha contraddetto sé stesso e

dopo aver illuso migliaia di docenti che hanno mandato avanti la scuola italiana per anni e anni, ne mette

ora a repentaglio la vita lavorativa”.  Sebastiano Palamara

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