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Diplomati magistrali, arriva il parere dell’Avvocatura dello Stato: in 2000 perdono la cattedra fissa

dm-in-gaeDoccia fredda sui diplomati magistrali che avevano presentato ricorso alla sentenza del Consiglio di Stato dello scorso 20 dicembre: chi non ha la laurea è escluso dalle graduatorie e perde il diritto alla cattedra fissa.

È arrivato, dopo settimane di attesa, il pronunciamento dell’Avvocatura dello Stato sull’intricata vicenda dei diplomati magistrali, ed è in linea con la sentenza di dicembre del Consiglio di Stato, che aveva escluso i non laureati dalle Gae (Graduatorie ad Esaurimento). Per 2mila maestri e maestre sfuma così definitivamente la possibilità di accedere all’insegnamento fisso, mentre – secondo i sindacati – almeno altri 15 mila diplomati magistrali rischiano il posto nei prossimi mesi, quando sono attese altre sentenze da parte dei Tar e dei Giudici del lavoro.

Con la sentenza dello scorso dicembre, il Consiglio di Stato aveva ritenuto il diploma (conseguito prima del 2000/2001) titolo non sufficiente per accedere alle Graduatorie per l’insegnamento nella scuola dell’infanzia e primaria.

Oggi, nonostante le rassicurazioni del Miur che dichiara “acquisiti i diritti di coloro che sono già stati destinatari di una sentenza passata in giudicato”, si prospettano migliaia di licenziamenti per chi era già stato assunto,e dovrà ora tornare a fare supplenze.

Il sindacato di categoria Anief ha annunciato un ricorso al giudice del lavoro per opporsi alla decisione dell’Avvocatura: “Se un cittadino è in possesso di un titolo utile ad insegnare ha diritto a farne pieno uso, e ad essere assunto nei ruoli previsti dallo Stato. Non esiste che possa invece essere cacciato dalla scuola. In questo modo, oltre a mettere a rischio il prossimo anno scolastico, si mina alla base il nostro stato di diritto, calpestando anche la democrazia”.

diploma-magistrale8aLa vicenda. Come stabilito da una sentenza del 2012, il Diploma Magistrale (conseguito entro l’anno 2001/2002) era titolo abilitante all’insegnamento, per cui i diplomati avevano diritto all’inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento (ex Permanenti), quelle utilizzate per l’assunzione in ruolo nel limite del 50% dei posti annualmente autorizzati. Nel 2006 il ministro Fioroni (con la legge 296) privò il Diploma Magistrale del suo valore abilitante, declassandolo a semplice ‘idoneità’: in questo modo i Diplomati si videro relegati nella Terza Fascia d‘Istituto (quella riservata ai docenti non abilitati), pur continuando ad insegnare.

Nel 2014, a seguito di un ricorso portato avanti dalle associazioni di categoria, il Miur riconobbe che i Diplomati Magistrali, in possesso di un titolo abilitante all’insegnamento, erano stati irregolarmente relegati in Terza Fascia, restituendo il valore abilitante del titolo Magistrale, ma senza permetterne l’inserimento in Graduatoria.                                                                                                                                Una volta riottenuta l’abilitazione, e quindi il diritto a stare nelle Graduatorie ad Esaurimento (poiché l’unico requisito necessario era il possesso all’abilitazione dell’insegnamento) i diplomati magistrali iniziarono nel 2014 una lunga serie di contenziosi, inanellando ben sette sentenze a loro favorevoli a firma del Consiglio di Stato e di alcuni Giudici del Lavoro. Queste sentenze inserirono nelle Graduatorie ad Esaurimento circa 40 mila diplomati abilitati, 12mila dei quali firmarono un contratto a Tempo Indeterminato, superando l’anno di prova a giudizio di una commissione che ne certificò la competenza e la capacità a svolgere il ruolo di insegnante.

Alla luce di questi precedenti, il Coordinamento Diplomati Magistrali ha letto la recente sentenza del Consiglio di Stato come “un ingiusto rovesciamento dell’orientamento giuridico consolidato, che mette irresponsabilmente a rischio decine di migliaia di posti di lavoro”.

Il prossimo 28 aprile è stato programmato l’inizio di uno sciopero della fame dei docenti magistrali, e di un presidio permanente davanti al Miur. L’iniziativa culminerà il 3 maggio con uno sciopero e una manifestazione nazionale a Roma. Sebastiano Palamara

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