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Dipendenti Sma Anagnina 2 e Mezzavia: ‘sotto l‘albero’ la cessione ad un’altra società.

simplyTor Bella Monaca. Il giorno 12 dicembre, intorno alle ore 13, un nutrito gruppo di dipendenti Sma si è riunito fuori del punto vendita sito in via Michele Buonori per manifestare il disappunto in merito all’attuale situazione lavorativa e alle politiche aziendali dei 2 punti vendita. Futuro incerto anche per gli altri.

Rabbia. Frustrazione. Rammarico. Preoccupazione. Speranza. Diverse sono le emozioni che si leggono sui tanti volti che si sono riuniti sotto il punto vendita Sma di Tor Bella Monaca nella giornata del 12 di dicembre. Alcuni di loro, invece del regalo di Natale, riceveranno la triste ufficializzazione della cessione ad un’altra società. Questo destino per ora riguarda solo due punti vendita Sma, quello definito Anagnina 2 e quello di Mezzavia, ma i dipendenti che si sono presentati al presidio sono anche di altri punti vendita, accorsi sia per manifestare solidarietà nei confronti dei colleghi, sia perché preoccupati di poter essere “i prossimi”.

A spiegarci meglio la situazione è Alessandro Rossoni, dipendente Sma Simpy Auchan Retail nonché dirigente sindacale: “La nostra azienda sta dismettendo parti di mercato in questo territorio, cedendo dei rami d’azienda a dei competitor nazionali, e quindi sta lasciando quote di mercato in merito ai supermercati”. Immediatamente, il pensiero va ai dipendenti, di cui non si capisce mai precisamente il destino in queste cessioni. Continua così Rossoni: “A livello occupazionale, per il momento la garanzia viene mantenuta, perché la cessione di ramo d’azienda implica l’assunzione di tutto il personale. Non sappiamo però quali garanzie successive ci potrebbero essere: siamo all’oscuro rispetto ai contratti che verranno applicati, e di chi siano queste persone”.

Le ambiguità già iniziano a manifestarsi, considerando che, come ci racconta Alessandro, un supermercato è stato ceduto con 15 dipendenti: da questo punto di vista, non c’è la garanzia dell’articolo 18, visto che i dipendenti Sma erano in realtà 19. “Sappiamo che ci sono delle leggi che consentirebbero ai nuovi proprietari di fare licenziamenti collettivi: il timore è che avremo sì dei posti di lavoro, ma senza saperne le condizioni future, e parlo per tutti. Questo infatti non è un ragionamento che stiamo facendo solo per i due punti vendita per cui sono state fatte le cessioni (ovvero Anagnina 2 e Mezzavia), perché si parla del fatto che nel 2019 ce ne saranno almeno altre dieci o dodici o chissà, visto che non ne abbiamo l’ufficialità se non per i due sopracitati”.

Sebbene non ci siano informazioni ufficiali, si tratta di tutt’altro che di voci  di corridoio, come ci tiene a specificare una dipendente Sma Torrino che interviene nel racconto di Alessandro: “L’azienda ci ha comunicato che ci saranno altri punti vendita a rischio. Sicuramente a qualcuno toccherà, e quindi stiamo lavorando in una situazione di alto stress“.

Prosegue poi Alessandro Rossoni: “L’azienda proviene da anni di deficit, parliamo di fatturati che nel 2011-2012 ammontavano a -30 milioni circa, per arrivare all’ultimo incontro a livello nazionale del 25 settembre 2018, durante il quale l’azienda ha dichiarato che nell’anno 2018 appunto, chiuderà con una perdita di 110 milioni. E’ una preoccupazione dunque, che si proietta su tutto il territorio nazionale, ma al momento viene colpita Roma perché più in crisi rispetto ad altre realtà. Abbiamo chiesto spiegazioni e incontri per saperne di più, ci rispondono che sono trattative segrete, ma di segreto c’è ben poco, quando nei punti vendita arrivano gli esterni con cartine e metri per fare sopralluoghi. Ecco perché sappiamo con certezza che nel 2019 altri punti vendita saranno messi a rischio di cessione di ramo d’azienda”.

Alessandro continua a raccontarci con una punta di rammarico, dal momento che, ripercorrendo i pregressi, si evince di come i dipendenti abbiano fatto tanto per risanare l’azienda, e di come ora invece si sentano abbandonati: “Abbiamo rinunciato a normative economiche migliorative rispetto al contratto nazionale: l’azienda, palesando le perdite economiche, chiese ai sindacati di modulare quanto c’era sul contratto integrativo aziendale. Dopo un anno circa di trattative, abbiamo firmato un nuovo contratto integrativo con cui i lavoratori rinunciavano a tante voci migliorative a livello economico e normativo, per far sì che, da quei famosi -30 milioni, si potesse risollevare la situazione. Speravamo che questo aiuto da parte dei lavoratori servisse a far risanare l’azienda; purtroppo, sono stati invece portati avanti dei piani industriali fallimentari, visto che siamo arrivati ai -110 milioni odierni. Noi comunque la nostra parte l’abbiamo messa, quindi chiediamo nient’altro che una garanzia, lavorativa, normativa ed economica, perché sappiamo che poi le leggi permettono tante situazioni a discapito dei lavoratori. Abbiamo, nella nostra azienda, un precedente risalente a circa 4-5 anni fa: è stato ceduto un supermercato ad un piccolo imprenditore romano con 9 lavoratori, di cui al momento non si ha più traccia. Erano stati riassorbiti all’inizio, ma dopo 6, 7, 8 mesi, mano mano sono stati licenziati.”

La paura è tanta per tutti, anche perché la maggior parte di questi lavoratori ha 20, 30 anni di esperienza alle spalle, e quindi almeno 40, 50, 60 anni di età: rimettersi a cercare occupazione appare come una missione impossibile.

“Noi oggi stiamo qui per solidarietà verso i due punti vendita, che raccolgono 29 persone a Mezzavia e 15 ad Anagnina 2. Vogliamo non solo manifestare la nostra presenza, ma anche non perdere la dignità, che va oltre a queste situazioni causate da politiche industriali fallimentari. Oggi ci sarà un incontro con i sindacati in merito alla situazione di questi due punti vendita, in cui verrà presentato chi e come subentra, e quali saranno le garanzie. Nel corso di questa tesa giornata, è stato indetto uno sciopero di otto ore per l’intero turno, in precedenza abbiamo già fatto delle mobilitazioni, non appena abbiamo saputo di queste cessioni… Siamo insomma in uno stato di agitazione e di lotta”.

La dipendente della Sma Torrino ci racconta che la società che sta acquisendo il punto vendita Anagnina 2, è una società che si sta ancora costituendo, quindi paradossalmente può avvenire, per legge, che pur non essendo ancora una società a tutti gli effetti, acquisisca, ma che dopo sei mesi  dichiari fallimento. “Quello che sta succedendo a Mezzavia, in poche parole”. Interviene quindi Paola Mercanti, dipendente di questo punto vendita, che ci racconta i fatti che sta vivendo in prima persona: “A Mezzavia sta succedendo che il nuovo proprietario ha istituito una nuova società per rilevare il nostro punto vendita, e non sappiamo perché. Speriamo che con l’incontro di oggi riusciremo a capirne di più. Abbiamo aderito allo sciopero indetto, valido sia per il turno pomeridiano che per il turno mattutino, per riuscire a venire a sentire come si svolgeranno questi incontri: avremmo dovuto essere di più, volevamo organizzare un vero e proprio presidio, che la questura però non ci ha autorizzato. Noi forse siamo i più imperterriti, quelli che stanno sentendo di più questa cosa, e siamo venuti lo stesso. Per quanto mi riguarda, sono anche molto ansiosa, essendo tra le prime ad andare via dall’azienda Sma”.

Oltre al destino lavorativo incerto, subentra anche una motivazione affettiva: “Noi abbiamo sempre dato tutto all’azienda, e l’azienda altrettanto a noi” racconta con tristezza Paola “Che si stava male alla Sma non lo posso dire assolutamente, altrimenti non stavo qui. Stavo bene, la chiamavo mamma Sma“.

Dice la sua anche Massimiliano, un dipendente della Sma di Spinaceto: “Siamo tutti attenzionati come rete vendita in base alle dichiarazioni ufficiali dell’azienda, quindi anche noi potremmo, un giorno, speriamo mai, trovarci nella stessa situazione dei colleghi di Anagnina 2 e Mezzavia. E’ una cosa che dà tanta amarezza, abbiamo tutte storie personali di tanta militanza all’interno dell’azienda, abbiamo contribuito alle fortune di questa azienda nel corso, personalmente, di quasi 36 anni di carriera. Trovarsi a passare da un’azienda floridissima nel suo settore, una dei leader europei, che era la vecchia Sma, facente parte del gruppo La Rinascente, che era gioiello di famiglia degli Agnelli, poi diventata una multinazionale S.p.A., a lavorare per una S.r.l. che ci affitta ad una S.r.l. costituenda, è abbastana avvilente. Quindi per quanto possiamo, cerchiamo di darci un po’ di visibilità, sperando di avere ascolto e fortuna. Nessun punto vendita è stato dichiarato al riparo, ecco perché l’adesione allo sciopero di oggi è stata massiccia e sentita. Ci auguriamo ripensamenti, e mandiamo tanta solidarietà ai colleghi che oggi verranno ufficializzati nella cessione”.

Questa la prima puntata della triste storia di una grande famiglia, smembrata per decisioni prese ai piani alti, ai quali si chiede, almeno, un po’ di riguardo per chi ha dato tanto a livello lavorativo e non solo. Giulia Sfregola

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