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Diluvio di cemento, c’è anche il Masterplan

Arriva il “pacchetto” natalizio per i costruttori romani: 64 delibere urbanistiche per 20 milioni di metri cubi di edilizia. Alemanno contestato al Campidoglio. In aula Giulio Cesare manca il numero legale: discussione rimandata a gennaio.

 

Masterplan di Tor Bella Monaca, Centralità Romanina, ex Velodromo, ex Fiera di Roma, Waterfront di Ostia. E ancora ambiti di riserva, compensazioni, deroghe ai piani di zona, edilizia privata per speculare su riserve Atac ed ex caserme. La legislatura è agli sgoccioli ma la maggioranza capitolina tenta il tutto per tutto. Almeno per ingraziarsi i costruttori, in vista delle nuove elezioni. Così in consiglio comunale, ormai passate al vaglio delle commissioni, arrivano 64 delibere urbanistiche che hanno tutta l’aria di profilarsi come vero e proprio nuovo Piano Regolatore, una città nella città. Dopo il precedente, da molti già considerato generoso e sovradimensionato ma anche sottoutilizzato, piuttosto che metterci una pezza Alemanno ha preferito aumentare la densificazione. Con la nuova manovra, si passerà dai 65,8 previsti dal piano votato nel 2008 ad oltre 100 milioni di metri cubi. “Un nuovo sacco di Roma” ha denunciato Legambiente che ha presentato un dossier sulle delibere. E ha calcolato che l’incremento totale dell’operazione si estenderà per un’area vasta quanto la città di Salerno. Di tutte le cubatura in programma, inoltre, la quota è riservata all’edilizia popolare è praticamente nulla mentre una parte maggiore è destinata all’housing sociale, case realizzate da privati e concesse a un affitto calmierato. Ma comunque inaccessibili ai ceti più deboli. Così, non solo si continuerà a consumare il suolo agricolo ma non verrà data alcuna risposta all’emergenza abitativa. Su Tor Bella Monaca, il piano demolizione e ricostruzione delle Torri per risarcire i Vaselli prevede un consumo di circa 600.000 metri cubi di suolo agricolo e 18.000 nuovi abitanti sull’ultimo polmone di Agro Romano dell’ VIII municipio. E, visto l’investimento mediatico che il Sindaco ha attuato su di esso fin dall’insediamento e considerati i tempi ristretti per discutere in aula tutte le delibere, potrebbe essere fra le prime opere ad essere votate. Alemanno, infatti, proprio non vuol rischiare di perdere quel Masterplan che può diventare il marchio della sua eredità ideologica. Intanto, però, lo scorso 20 dicembre in Aula Giulio Cesare è mancato il numero legale e gli attivisti del coordinamento “Carte in regola”, dell’associazione “Italia Nostra”, di “TerritorioRoma” e del Movimento 5 Stelle hanno contestato duramente il Sindaco, accusandolo di speculazione. Ma il sacco, purtroppo, pare solo rimandato a gennaio.

Silvio Galeano

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