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Croce Rossa privatizzata: i lavoratori invadono il centro di Roma

crocerossaUna manifestazione pubblica per dire no al Decreto 178/2012, che mette in mobilità 4000 dipendenti che hanno ottenuto il lavoro tramite concorso pubblico. “Noi perdiamo il posto, ma gli italiani non sanno che perderanno un servizio prezioso quanto qualificato”.

Dopo 3 anni di silenzio sull’ennesima privatizzazione voluta dal Governo, i lavoratori della Croce Rossa Italiana hanno detto basta e hanno deciso di sfilare in corteo il 21 febbraio da Colosseo a Piazza SS Apostoli. Una manifestazione pubblica (partecipata sia dai sindacati di base sia dai confederali) per urlare al Paese la condizione a cui va incontro l’ente pubblico socio sanitario. Il decreto 178/2012 voluto dal Governo Monti – e sostenuto dagli vertici della Croce Rossa tra cui il Presidente Rocca –sancisce la perdita del lavoro per 150mila volontari e 4000 lavoratori civili e militari che ogni giorno assicurano assistenza ai disabili e ai terremotati nei laboratori di analisi e sulle ambulanze.

I Governi Letta e Renzi hanno avallato l’atto normativo, i dipendenti entreranno in mobilità per due anni, poi perderanno il posto. La frammentazione in centinaia di piccole aziende sembra inevitabile, come spiega il coordinatore nazionale USB, Massimiliano Gesmini: “La metà dell’Associazione è già stata privatizzata da due anni per via del Decreto, parliamo del personale locale e provinciale. Ora toccherà ai lavoratori regionali e nazionali”.

Il danno peggiore non lo pagano i dipendenti, ma i cittadini italiani stessi. Come spiega Gesmini e ribadisce il comunicato ufficiale redatto dai lavoratori: “La privatizzazione ha prodotto la frammentazione in una miriade di piccole realtà private che hanno perso la forza di un’Associazione con 150 anni di storia, e sono state obbligate dal mercato a tagliare costi e quindi qualità, assumendo con contratti privati personale che manca di esperienza pluriennale, ricattabile con la minaccia del licenziamento. Il tutto nel silenzio assordante dei ministeri competenti, nonostante le numerose richieste di modifica depositate in Parlamento!”.

Le conseguenze concrete dello smembramento sono spiegate da alcuni dipendenti della Croce Rossa, come Gennaro dalla Campania e Massimo da Palermo: “Presto arriverà un’ondata di volontari senza esperienza che verranno letteralmente buttati in strada dalle ditte private. Parliamo di persone che in molti casi saranno ricompensate con semplici buoni pasto. Non si possono sostituire dei volontari o nuovi dipendenti inesperti con chi ha vinto un concorso pubblico negli anni 80’ e ha più di trent’anni di esperienza. A quale servizio saranno condannati i cittadini di tutte le città italiane?”. Il Governo considera un costo mantenere pubblica l’azienda. Ma i lavoratori della Croce Rossa rispondono: “La qualità non è un costo, ma un valore”. Manuel Manchi

 

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