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Corcolle-San Vittorino. La Regione Lazio blocca la discarica sotto Villa Adriana

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La proprietà della cava Salini aveva chiesto le autorizzazioni per depositare sui suoi terreni i detriti di Amatrice. Inizialmente c’era stato un sì, ma alla fine gli uffici hanno negato l’istruttoria.

La guerra che minacciavano di far scoppiare i residenti di Tivoli, Villa Adriana, Corcolle, San Vittorino, le associazioni, Legambiente e i vari comitati è stata soppressa sul nascere: la Regione Lazio blocca l’istruttoria che voleva una discarica a un chilometro dalla villa dell’imperatore romano.

Il 2018 è iniziato nel caos: i cittadini avevano visto dei teli su un terreno già nel 2013 autorizzato ad accogliere materiali di risulta, poi la conferma di un’autorizzazione e le prime mobilitazioni. Il principe Urbano Barberini, attuale Assessore alla Cultura del comune di Tivoli, aveva sentenziato con un lapidario “Come dire no ad Amatrice?” lasciando intendere che la causa superiore valeva pure un sacrificio.

Poi è uscito un documento, quello protocollato e segnalato con diffida ad ottemperare indirizzato al Sindaco e alle autorità locali da parte dell’Associazione Case Rosse 2014: l’autorizzazione a cui si faceva riferimento era una delibera di inizio anno che prevedeva il conferimento di rifiuti con medesimo codice CER per il quale la discarica era già stata predisposta. Avevamo già scritto che il codice CER segue la normativa europea e serve a catalogare i rifiuti: nella fattispecie in oggetto la delibera regionale autorizzava a conferire al terreno sotto Villa Adriana quelli con medesimo codice CER dei materiali di risulta dei lavori della linea Metro B. Non si parla di detriti. L’Associazione nella sua diffida parlava infatti di possibili rischi relativi alla salute e alle falde acquifere sottostanti il terreno. Negli anni è stata certificata l’alta permeabilità della terra, fuori norma, creando così un serio rischio idrogeologico.

Anche la Soprintendenza ha chiesto di visionare il progetto perché “gli interventi in corso non sono compatibili con la tutela archeologica e l’area non può essere toccata” e oggi la Regione Lazio ha fermato i lavori, ma con altra motivazione, del tutto risibile: “Una procedura del genere è permessa soltanto in regime di emergenza”. Ovvero si potrebbe fare ma non in questo caso, visto che l’emergenza sisma verrà considerata chiusa il prossimo 28 febbraio, e senza ulteriori proroghe non ci sarà ragione di procedere ulteriormente. Tiriamo dunque un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo, consapevoli comunque che se dovesse essere prorogata l’emergenza quella procedura potrà andare avanti. Flavio Quintilli

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