«

»

Stampa Articolo

Corcolle, le luci e le ombre della ribalta

OLYMPUS DIGITAL CAMERAL’apertura del centro d’accoglienza in via Novafeltria, gli assalti agli autobus, la domenica d’ordinaria follia, i picchetti in via Spinetoli e la raccolta firme: racconto e analisi degli eventi che hanno posto il quartiere all’attenzione di stampa e televisioni nazionali.

Per una settimana Corcolle l’hanno conosciuta tutti a Roma, ed anche qualcuno fuori. L’hanno conosciuta grazie alla voce di chi ne parlava o alla penna di chi ne scriveva. Gli eventi che hanno cosparso il quartiere di cotanta fama sono fatti di cronaca, cose che possono succedere in periferie come queste, che versano in uno stato di alienazione cittadina così profonda che a spezzarne i già precari equilibri non ci vuole troppo. E per chi non ci vive, per chi non conosce, è facile tirarne fuori un mostro mediatico. Noi a Corcolle siamo arrivati per primi, ce ne siamo andati per ultimi e conosciamo la zona e i suoi problemi. Questo è il nostro resoconto dei fatti con la relativa interpretazione, senza la pretesa ovviamente che sia quella giusta.

Il nuovo centro d’accoglienza

Sabato 13 settembre apre il centro d’accoglienza in via Novafeltria, il giorno stesso ospita i primi 10 rifugiati ma di questi solo 4 rimarranno in loco, gli altri vengono smistati altrove. Sorpresi gli abitanti della zona, che non sapevano nulla circa l’apertura di un nuovo centro nel loro quartiere. Sulla Polense viene affisso uno striscione a sfondo razzista, poi rimosso due giorni dopo. Il martedì successivo il centro accoglie altri 40 rifugiati: si tratta di ragazzi appena arrivati in Italia, per la maggior parte subsahariani, tra i 20 e i 26 anni. Arrivano in pullman nel pomeriggio ed effettuano le procedure di riconoscimento con i poliziotti presenti sul posto, la mattina seguente lo screen sanitario. I residenti di via Novafeltria sembrano piuttosto tranquilli e cordiali nei confronti dei nuovi vicini.

Gli assalti ai bus

Sabato 20 settembre viene assalito un autobus della linea 042 che transitava in zona San Vittorino verso le 19 e 35 : l’autista alla guida, Elisa D.B, 33 anni, racconterà di una quarantina di immigrati che hanno assaltato il suo autobus scagliando sassi e bottiglie di birra, rivolgendole offese e imprecazioni. La ragazza finirà anche in ospedale per l’accaduto. Secondo alcuni l’ira degli immigrati sarebbe scaturita dal rifiuto dell’autista di effettuare la regolare fermata. 24 ore dopo viene assaltato a Corcolle un altro autobus della linea 508, a farne le spese sempre un’ autista, Federica G., rimasta però illesa a differenza della sua collega. Intorno alle 21 il bus arriva alla fermata di Corcolle e secondo il racconto della ragazza, una volta aperte le porte, un gruppo di persone di nazionalità straniera, che attendeva in fermata, avrebbe scagliato contro il pullman diverse pietre, provocandone l’ammaccatura delle fiancate. I ragazzi in questione provenivano da Colle Cesarano, non da Corcolle.

Una notte di ordinaria follia

Dopo il secondo assalto al bus a Corcolle è guerriglia. Gli animi più agitati del quartiere si radunano in via Polense per manifestare, la colpa degli attacchi ricade sui rifugiati del nuovo centro d’accoglienza in via Novafeltria, ma di fatto quella che va in scena è una vera e propria ‘caccia al nero’. “Dopo il secondo assalto una frangia di ragazzi del quartiere, quelli che si professano “di destra”, decide di radunarsi sulla Polense per picchiare qualche nero – ci racconta un testimone corcollese – non avevano un’idea ben precisa di cosa stessero facendo e perchè, volevano solo sfogarsi. Da Castelverde è poi arrivato un 508 da cui sono scesi alcuni ragazzi di colore e così è iniziato il pestaggio.

Uno di quei ragazzi è finito in ospedale, un altro ha provato a fuggire gettandosi nel fosso che costeggia la carreggiata. Durante la notte poi hanno continuato a fare la ronda per il quartiere per trovarne degli altri”. Viene aggredito anche un altro uomo di colore, residente in zona da 20 anni, salvato dall’ intervento della Polizia e degli abitanti che lo hanno riconosciuto. Un clima surreale, una sorta di desueto e pericoloso squadrismo fascista che fa riflettere. Come fa riflettere la comparsata del Presidente Scipioni: arrivato sul posto promette lo sgombero del nuovo centro d’accoglienza entro una settimana. Fumo negli occhi. Il minisindaco non ha il potere per farlo e soprattutto non ha senso avallare una richiesta fondata su accuse inesistenti e basi fragili. I rifugiati del nuovo centro infatti non possono aver compiuto gli assalti, visto che per i primi giorni non era permesso loro di uscire e la loro fisionomia e una conoscenza della lingua pressoché nulla non coincidono con i racconti forniti dalle autiste. E non sarà certo lo sgombero di uno dei centri d’accoglienza più piccoli a risolvere il problema rifugiati nel territorio. Va sottolineato che in strada non si sono riversati soltanto facinorosi, piano piano ha manifestato gran parte della cittadinanza di Corcolle. Solo alcuni si sono dissociati da quanto accaduto.

Conseguenze

La situazione rimane caldissima. La Polizia staziona tutta la notte davanti l’ingresso di via Novafeltria, si decide di tenere un presidio di pattuglie per tutta la settimana. Il giorno dopo viene organizzato un’assemblea a via Spinetoli, che secondo alcuni abitanti del quartiere avrebbe dovuto ospitare un altro centro di accoglienza, mentre l’associazione di commercianti e artigiani Made in Corcolle promuove una raccolta firme per chiedere “l’allontanamento degli immigrati nei centri di raccolta del Municipio”. I rifugiati vivono barricati in via Novafeltria, non escono per paura di ritorsioni e organizzano pure dei turni di guardia al centro. Intanto i fatti di Corcolle fanno clamore: stampa e televisione invadono quotidianamente il quartiere, tutti alla ricerca del titolo, del facile stereotipo, tutti di colpo interessati alla periferia di cui solitamente si ignora l’esistenza. La zona è sottoposta ad un feroce bombardamento mediatico e Danilo Proietti, Presidente del Comitato di Quartiere, non ci sta: in una nota ufficiale rifiuta l’identificazione di Corcolle come quartiere razzista, dissociandosi dagli eventi della domenica precedente e dalle iniziative che ne sono seguite.

Ultimi fuochi

La settimana volge al termine, le richieste dei cittadini, nonostante la promessa di Scipioni, non sono state esaudite. I ragazzi del centro sono ancora lì, qualcuno è stato spostato altrove ma per ragioni interne. Arriva il sabato, termine massimo entro cui Scipioni aveva promesso lo spostamento dei profughi, c’è la festa patronale. La Polizia teme la presenza di infiltrati che, approfittando della confusione, possano tentare un’ altra azione punitiva contro il centro. C’è l’allerta ma tutto va per il meglio, nessuno scontro. Nei due giorni successivi le ultime visite “di lusso”: la D’Urso porta le sue telecamere a Corcolle e si gioca la carta Salvini, Segretario Lega Nord, per far scaldare gli animi, quindi le comparsate di Borghezio (Lega Nord) e della Meloni ( Fratelli d’Italia). Poi nulla più. Il centro rimane al suo posto, gli animi sembrano placarsi.

E ora?

Niente. Corcolle non ha più notizie da offrire, perchè qualcuno dovrebbe interessarsene ancora? A nessuno interessa parlare di mancanza di servizi, di abbandono totale da parte delle Istituzioni, di isolamento urbano. Questi sono quartieri che per molti non esistono e Corcolle tornerà nell’anonimato, abbandonata da stampa, televisione e istituzioni, come prima dei fatti di domenica 21 settembre.

Corcolle razzista?

Sì. No. Forse. Un po’ sì e un po’ no. Si dice che il vero stia sempre nel mezzo e alle volte ha così tante sfumature che a volerle analizzare ci si perde. A Corcolle ci sono state delle manifestazioni di puro razzismo, negarlo sarebbe prostituzione intellettuale. Quanto c’ha raccontato il nostro testimone e quanto abbiamo visto quella sera è inaccettabile, una manifestazione di pura violenza e inciviltà che non trova la minima giustificazione negli eventi antecedenti, gli assalti ai pullman. Durante la settimana considerazioni di stampo razzista se ne sono sentite nel quartiere, anche questo sarebbe inutile negarlo, e alcuni passaggi rimangono ancora oggi poco chiari, come la raccolta firme di cui non s’è capito il vero promotore e la vera finalità.

Altrettanto vero è che in molti nel quartiere hanno pronunciato parole di condanna verso gli eventi di domenica 21 e i loro protagonisti, il Comitato di Quartiere se ne è dissociato completamente, evidenziando anzi, nelle intenzioni iniziali, la volontà di coinvolgere i ragazzi del centro nelle iniziative di quartiere. Nei primi giorni successivi all’apertura del centro ricordiamo pure il vicinato di via Novefeltria attivo nell’aiutare gli ospiti appena arrivati con alimenti e altri beni di prima necessità. Allora? Possiamo solo dire che personaggi come i protagonisti dei pestaggi di domenica 21 sono un problema di tutte queste periferie, non un’ esclusiva di Corcolle. A Corcolle razzisti ce ne sono, ma non lo si può identificare come un quartiere razzista in toto. Così è, se vi pare.

Conclusioni

Non ce ne sono e quelle che saltano in mente fanno sorgere solo altre domande. Perchè chi viene da queste parti parla di quartieri “difficili” senza sapere o essersi documentati sulle condizioni in cui versano? Era necessario un evento del genere perchè il Sindaco Marino capisse che i rifugiati devono essere distribuiti su tutto il territorio della Capitale, “anche ai Parioli”, e non solo nel Municipio VI? Perchè per sollecitare l’interesse delle Istituzioni verso queste zone sono necessari eventi drammatici o straordinari? Corcolle è stata per diversi giorni teatro di una raccapricciante messa in scena dove ogni attore è venuto a recitare bene la sua parte, approfittando di una guerra fra poveri senza alcun vincitore. Il Presidente del Municipio Scipioni prometteva un intervento particolare sul territorio di Corcolle per ingraziarsi forse una cinquantina di sostenitori e sperando così di distogliere per un po’ l’attenzione dalle pecche della sua amministrazione.

Durante gli scontri del 21 è stata segnalata la presenza di esponenti di quei gruppi politici o pseudo tali di estrema destra che colgono sempre occasioni come queste per esporre il loro manifesto politico fatto di violenza e ignoranza. Esponenti della politica nazionale così “vicini” ai problemi della gente da spingersi fino ai confini estremi del territorio romano per qualche sorriso e delle parole rassicuranti. Programmi televisivi di qualità così scadente da non meritare menzione o commento pronti a portare nelle case degli italiani il monstrum di Corcolle, quel quartiere così lontano dalle più regolari forme di civiltà urbana che i neri proprio non li sopportano. Ora lo spettacolo è finito, le luci si spengono solo per voi, la gente di qua continuerà a lottare su un territorio dove non c’è nulla, dove i servizi principali sono un miraggio, dove non ci sono posti che possano stimolare i giovani e fargli sperare qualcosa di diverso, dove se vuoi avere un po’ d’attenzione devi fare per forza qualcosa di grosso. O sbagliato.

Matteo Muoio


corcolle Dirigente Commissariato Casilino Zerilli parla con i manifestantiUn copione che si ripete

Pochi mesi fa a Torre Angela si era scatenata una sommossa popolare in seguito alla diffusione della notizia di probabili arrivi di rifugiati nel quartiere. Una notizia che si è rivelata poi una bufala.

Più o meno lo stesso copione, salvo il fatto che a Torre Angela, a differenza di Corcolle, i rifugiati non sono mai arrivati. Eppure è bastato mettere su un teatrino fatto di comunicati stampa, assemblee in piazza, articoli di giornale taroccati, per fomentare la popolazione delle Torri. Una psicosi collettiva che ha portata i cittadini a scendere in strada in modo del tutto sconsiderato. Come a Corcolle, ad aizzare gli animi i soliti gruppi politici riconducibili tra gli altri a Casa Pound. Gruppi che si sono infiltrati nella folla e hanno diffuso notizie false, cavalcando la paura e la rabbia. E, come a Corcolle, il Presidente del Municipio si è reso protagonista di messaggi sulla linea del “cacciamoli via” e ultimatum al Sindaco che, ovviamente, visto il clima, gli hanno portato non pochi consensi. A Corcolle c’erano ragazzi provenienti da fuori e sono loro ad aver alzato il livello di tensione nella notte del 21 settembre. E questo per l’arrivo di 40 rifugiati che a Corcolle non si erano ancora né visti né sentiti. A pensare male va a finire che spesso ci si indovina…

Federica Graziani


corcolle not in my nameNot in my name

Per dimostrare che esiste una Corcolle antirazzista il quartiere organizza una campagna fotografica.

Si chiama Not in my name ed è un’iniziativa nata per “chi vuole presentare un’immagine di Corcolle diversa da quella di selvaggio West”. I cittadini stanno aderendo alla campagna fotografica inviando “foto di abitanti del quartiere ritratti nella loro quotidianità, a dimostrazione che non siamo soggetti socialmente pericolosi “. Esiste anche una Corcolle antirazzista, che rifiuta l’idea che coloro che si sono macchiati di gesti carichi di violenza e intolleranza possano rappresentare un’intera comunità. Not in my name!

Permalink link a questo articolo: http://www.fieradellest.it/corcolle-le-luci-e-le-ombre-della-ribalta/

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare i seguenti tag ed attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.