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“Container 158”, un documentario sul campo Rom di Salone

CONTAINER158 5 NOVIl documentario, presentato il 12 novembre al Festival del Cinema di Roma, racconta la vita all’interno del campo e si pone come mezzo di denuncia delle politiche sociali attutate fino ad oggi dal Comune di Roma.

Dieci giorni vissuti all’interno del campo a stretto contatto con gli abitanti: è così che nasce il progetto “Container 158” diretto da Stefano Liberti ed Enrico Parenti e prodotto da ZaLab. Come si legge nella descrizione della casa produttrice, “I laboratori di ZaLab si rivolgono a chi non ha possibilità di esprimersi con il video, ma che per questo sa offrire spesso uno sguardo completamente inedito sulla realtà, (…) raccontando vite ignorate e segnate dai conflitti di oggi, con il desiderio di farne storie per tutti.”: l’intento del documentario, infatti, è quello di denunciare l’incompetenza delle Istituzioni che, in tutti questi anni, hanno portato avanti una politica sociale fallimentare.

In che maniera si può parlare di integrazione se si rinchiudono centinaia di persone all’interno di un recinto, isolati dal resto del mondo? Per capire a pieno questa sensazione di isolamento, i due registi hanno deciso di vivere all’interno di un container, il numero 158, per dieci giorni: hanno vissuto con i Rom, li hanno conosciuti ed hanno potuto constatare personalmente cosa significhi vivere ai margini della società. Il documentario racconta come la maggior parte degli abitanti provengano da Casilino 900, il campo rom sgomberato dall’ex Sindaco Alemanno, e come vi sia una grande varietà di nazionalità (bosniaca, rumena, serba, bulgara) e culture differenti che convivono insieme. Senza scadere nel buonismo, vengono raccontati i sogni e le speranze di quei ragazzi che vorrebbero trovare un modo per studiare e lavorare, magari uscendo al di fuori di quel campo che li tiene intrappolati. Ma il lavoro, per i Rom, è difficile da ottenere: nonostante all’interno del campo vi sia una cooperativa che si occupa di fornire cure mediche ed assistenza sociale, la vita per gli abitanti del campo non è di certo facile. Per non parlare della difficoltà che si riscontra nell’ottenere i documenti, constatando che i Rom vengono considerati come dei “senza Patria”.

Purtroppo, a causa di queste difficoltà, comprese le discriminazioni di cui sono vittime, ci si avvicina a stili di vita sbagliati, proseguendo sulla via dell’illegalità e della criminalità. Il documentario, non a caso, vede il patrocinio dell’Associazione 21 Luglio, da sempre in prima linea per l’abbattimento delle barriere tra cultura Rom ed italiana. “Ciò che resta impresso dopo la visione di Container 158 è il senso di claustrofobia e frustrazione, la percezione dell’ipocrisia di un atteggiamento a metà fra il punitivo e il paternalista, e l’idea di spreco, non tanto del denaro pubblico quanto del potenziale umano. E resta indelebile l’espressione pulita di una bimba del campo Salone che nonostante tutto riesce a sorridere, e proprio per questo ti spezza il cuore.”, scrive l’attrice Paola Casella nella sua recensione.

Lucrezia La Gatta

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