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Colle degli Abeti, maxioperazione di sgombero

Duecento agenti ma nessun assistente sociale per liberare le quattro palazzine occupate nelle scorse settimane in via Turoldo e via Liberti. Nessuna risposta dalle istituzioni e gli ex occupanti minacciano nuovi blitz.

 Sgomberati, Natale nella sala cinema

“All’inizio, ricordo solo il gran freddo con cui mi sono svegliata”. Poi sono arrivati il bussare violento alle porte e la cacciata brutale. Nessun preavviso, nessuna trattativa ma soprattutto nessuna assistenza adeguata. Nonostante la presenza elevata di donne incinta, bambini, e adulti con problemi di salute. È questo il ricordo di una degli occupanti buttati in strada lo scorso 16 dicembre dagli appartamenti occupati abusivamente nello stesso lotto del piano di zona Castelverde B4. Durante una maxioperazione di polizia che ha coinvolto più di quindici blindati, quattro pullman, diverse volanti per più di duecento agenti, assieme a lei sono state sgomberate 121 famiglie. Nelle settimane precedenti, in emergenza abitativa e per la maggior parte sotto sfratto, avevano occupato le quattro palazzine di via David Maria Turoldo e via Stefano Liberti per reclamare una casa. Ma una volta faccia a faccia con l’imponente schieramento antisommossa di forze dell’ordine, dopo un primo tentativo di resistenza andato avanti per qualche ora, hanno optato per una soluzione pacifica: arretrare e consentire che lo svolgimento dell’operazione, nonostante le premesse militari, avvenisse senza scontri violenti. La prima palazzina a cedere è stata quella occupata da Action, poi a seguire le altre, quella patrocinata dal Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa e le due autoorganizzate e da cui l’ondata di occupazioni a Colle degli Abeti aveva preso avvio da ormai due mesi e mezzo. Tutto è cominciato all’inizio di ottobre con il blitz in un primo edificio: 22 famiglie. A queste, dieci giorni dopo, si erano accodati altri 32 nuclei familiari nella palazzina di fronte. Le ultime due irruzioni, infine, patrocinate dai movimenti per il diritto all’abitare, Action e Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa e con grande apparato mediatico al seguito, il 6 dicembre. La giornata in cui più di 600 famiglie avevano occupato 9 stabili sparsi in tutta la geografia romana per denunciare le politiche urbanistiche e sociali dell’amministrazione Alemanno e le mani dei costruttori sulla città. L’operazione di sgombero si è prolungata per tutta la mattinata e, in alcuni casi – hanno denunciato gli occupanti – sarebbero stati distrutti dalle forze dell’ordine mobilio e suppellettili con cui gli occupanti avevano arredato casa. In compenso, nessuna assistenza sociale e medica è stata fornita nonostante la presenza di categorie a rischio: donne incinta, bambini e adulti con handicap. Alcuni occupanti, quelli autorganizzati, sono stati dirottati nella Sala Cinema del Municipio: per due famiglie si è profilato il trasferimento in un residence a Ostia mentre per le altre non è stata ancora fornita alcuna soluzione. È passato un mese e dormono ancora lì. Agli occupanti supportati dai movimenti, invece, non è rimasto che ripiegare momentaneamente sulle altre occupazioni patrocinate. Intanto, dai tavoli che nelle settimane successive, sono stati riuniti a Ponte di Nona per fornire nuove soluzioni all’emergenza abitativa, vista l’assenza di risposta da parte delle istituzioni, è uscita una linea d’azione dura: nuovi blitz. Torneranno ad occupare. Con la speranza che non si consumi l’ennesima guerra tra poveri. Alcune delle palazzine occupate, infatti, erano già destinate a legittimi acquirenti e prenotatari in attesa di poter entrare.

Silvio Galeano

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