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Collatino. Un monumento per Nicole al Parco Grandi

2016-11-06-PHOTO-00000006La famiglia Lelli in attesa del processo all’assassino della loro giovane figlia.

Aveva 23 anni quando suo marito l’ha uccisa. Nicole è morta un anno fa in una macchina, colpita a morte da un proiettile perché aveva deciso di troncare una storia senza futuro.

Poche sintetiche parole per raccontare una vicenda che, purtroppo, ha tratti simili a quella di tante altre. “Il dramma del femminicidio in Italia ha numeri da guerra, perché quando si parla di una donna uccisa ogni due o tre giorni, si sta parlando di una guerra”. Sono le parole di Giovanni Lelli, il papà di Nicole. Con voce spezzata e occhi lucidi ha ripercorso per noi la storia di sua figlia: l’incontro con quello che sarebbe diventato il suo assassino, il trasferimento a Cuba per tentare una vita insieme, un matrimonio contratto sull’isola che Nicole non voleva regolarizzare in Italia, l’eclissamento del marito e la sua ricomparsa a Roma dopo il rientro di Nicole in Italia, le pratiche del divorzio.

“Era una ragazza giovane, piena di curiosità e amore per la vita” ricorda. E la ricordano così, nelle lettere commemorative raccolte in un libro, tutti quelli che si sono stretti intorno alla famiglia nei giorni successivi all’omicidio. Leggendolo, quella che viene fuori è la figura di una giovane donna presa dalla vita di cui apprezzava ogni aspetto, una persona con i piedi per terra ed uno sguardo sempre fisso sul futuro. Nessuna dipendenza affettiva, nessuna subalternità.

Un fulmine, uno sparo l’ha fermata. “Non ha percepito il pericolo, altrimenti ce lo avrebbe detto”.

Lui, 25 anni. A Regina Coeli aspetta l’inizio del processo con rito abbreviato.

“Io mi aspetto solo un po’ di pace. Io non so se esiste una pena che dia giustizia ad un padre, però può esistere una pena che può dare pace ad un padre”.

2016-11-06-PHOTO-00000016Un evento drammatico della loro storia familiare che i Lelli stanno ancora faticosamente affrontando, ma che non li ha fermati dall’impegnarsi a favore della comunità che li ha sostenuti nelle difficoltà: “Perdere una figlia in questo modo non è descrivibile – dice Giovanni – nel nostro piccolo abbiamo pensato di fare una cosa non solo in memoria di Nicole ma soprattutto contro il femminicidio, una testimonianza per la città di Roma”. Da qualche mese a questa parte l’impegno in questa lotta si è concentrato in incontri, interviste e nella promozione dell’installazione di un monumento a Parco Grandi al fine di lasciare un segno visibile nella memoria cittadina.

Nelle intenzioni, ci spiega Giovanni, c’è quella di coinvolgere le scuole della città per costruire una narrazione collettiva intorno al tema della violenza di genere e quella di accogliere sullo stesso monumento targhe commemorative delle altre vittime della guerra di genere che si consuma ogni giorno. “Deve essere uno spunto di riflessione”.

E poi un pensiero dedicato a tutte: “Vorrei dire alle donne di non accettare neanche una spinta dal proprio compagno e, se cominciano a comportarsi così, di parlarne il più possibile per isolarli ed allontanarli perchè l’amore non è possessione, ma è rispetto dell’uno per l’altro. Non devono sentirsi in colpa se ricevono minacce o botte poichè queste sono tutte avvisaglie del fatto che quell’uomo non ha un rapporto d’amore con voi, ma un rapporto di possessione”.

Emanuela Martelluzzi

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