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Collatino. La lunga strada del monumento per Nicole e tutte le vittime di femminicidio

2016-11-06-PHOTO-00000006Dalla famiglia Lelli una lettera alle donne e agli uomini del Comune di Roma per installare al Parco Grandi un monumento in memoria di Nicole, la ragazza assassinata da suo marito all’età di 23 anni.

E’ più tortuosa del previsto la strada verso l’approvazione del progetto per il monumento contro la violenza di genere ispirato a Nicole Lelli, uccisa lo scorso novembre dall’ex marito. In una lettera, indirizzata alla Sindaca Raggi, agli Assessori e alle Assessore, a tutti i Consiglieri e le Consigliere e ai componenti della Commissione per le pari opportunità del Comune di Roma, la famiglia Lelli cerca di far comprendere i motivi profondi per cui un’iniziativa di tal genere deve essere sostenuta dalle istituzioni e dalla comunità.

“Quanto accaduto ci ha spinto, dopo un periodo di raccoglimento, ad impegnarci nella prevenzione e nella lotta contro il femminicidio – si legge nella lettera – Il modo migliore che abbiamo trovato è stato quello di onorare la vita di nostra figlia con un’opera da posizionare nel suo giardino d’infanzia quale monito e spunto di riflessione per tutta la cittadinanza sul dramma delle donne vittime di questo crimine”.

Nicole non c’è più, il suo assassino è in carcere con una pena che non rende giustizia alla gravità del gesto, ma la famiglia Lelli è lì in prima fila a lottare perchè il nome della ragazza diventi parte di una narrazione collettiva contro il femminicidio.

2016-11-06-PHOTO-00000016“Il nostro desiderio è che il monumento possa vivere all’interno nel nostro quartiere attraverso iniziative che coinvolgano le scuole di ogni ordine e grado con dibattiti e approfondimenti sul fenomeno della violenza di genere” prosegue la lettera che illustra i dati degli assassinii su scala nazionale definendo il concatenarsi di tali fatti delittuosi come una strage silenziosa.

“Il nostro desiderio è quello di creare qualcosa che superi la staticità e diventi qualcosa di vivo e palpitante soprattutto nelle memorie di tutti”.

Sono stralci toccanti che testimoniano la forza e la compostezza di un nucleo famigliare che non si arrende, neanche dopo la sentenza shock dello scorso primo dicembre contro l’assassino di Nicole.

“Io mi aspetto solo un po’ di pace. Io non so se esiste una pena che dia giustizia ad un padre, però può esistere una pena che può dare pace ad un padre” aveva detto al nostro giornale Giovanni, il papà di Nicole, prima dell’inizio del processo contro l’ex marito della figlia. Parole cariche del dolore e del coraggio della famiglia che alla giustizia chiedeva la saggia applicazione delle norme. Al marito di Nicole è stata comminata una pena di vent’anni, fra lo stupore e la rabbia della famiglia e degli amici, uccidendo Nicole per la seconda volta.

Emanuela Martelluzzi

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